Cuori spezzati: un cammino per guarire dalle ferite dell’aborto


Di Sara Deodati

COME AIUTARE LE DONNE CHE SOFFRONO DOPO AVER ABORTITO VOLONTARIAMENTE INDICANDO LORO UN CAMMINO PER GUARIRE DALLE LORO FERITE

Se si pensa all’importanza della vita nascente e quanto questa sia da custodire e da difendere sin dal primo momento della sua esistenza, vale a dire dal concepimento, ci dovremmo trovare tutti d’accordo nel condannare la pratica dell’aborto. Se in linea teorica questa verità ci appare in tutta la sua evidenza, in pratica si scontra con una realtà fatta di solitudine, di mancanza d’informazione, di paura e di debolezza che possono portare la donna a rinunciare al bambino che porta in grembo.

La rinuncia al proprio figlio non è mai indolore e, anzi, porta con sé profonde ferite e sofferenze che segnano inevitabilmente il cuore e la mente di chi ricorre all’aborto. Se incontriamo queste donne non possiamo quindi essere così intransigenti nella condanna ma dobbiamo comprendere come il compito di accoglienza e di vicinanza sia tra i più delicati: se da un lato l’aborto va condannato senza se e senza ma, dall’altro si deve comprendere che per guarire le ferite di così tanti “cuori spezzati” si deve imparare ad applicare il balsamo della grazia divina.

Molto spesso le donne che hanno abortito devono ricorrere a dei professionisti e/o a dei percorsi specifici e profondi. Questo perché, in realtà, la c.d. scelta abortiva coinvolge anche una soggettività ed un corpo che non è quello della donna e questo ha inevitabilmente dei drammatici effetti sulla sua psiche e sulla sua anima.

È stato recentemente tradotto in italiano dalla versione spagnola il libro di don Jorge María Randle, Cuori spezzati. Un cammino per guarire dalle ferite dell’aborto (con Prefazione di Costanza Miriano, Edizioni Ares, Milano 2021, pp. 184, € 15), che si occupa proprio delle ferite derivanti dalla drammatica scelta di non accogliere il proprio bambino. L’Autore, un sacerdote argentino che si è dedicato per anni all’accompagnamento di persone ferite dall’aborto, ha compreso come in questa situazione ci siano almeno due vittime: il bambino non nato e la donna stessa. Egli manifesta un grande coraggio: quello di guardare “dentro” queste donne che molto spesso nascondono agli altri, ma anche a loro stesse, l’aborto che hanno procurato vivendo così un grande disagio che spesso sfocia nella cosiddetta sindrome post-abortiva.

Don Jorge María Randle, laureato in Teologia morale presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma ed ora parroco di Manziana, piccola cittadina nella diocesi di Civita Castellana (Viterbo), con il suo libro riempie sicuramente un vuoto.

Cuori spezzati, infatti, offre un preciso itinerario di pastorale post-aborto, tematica sulla quale in lingua italiana non esiste praticamente nulla. Da questa mancanza di letteratura nasce il suo contributo rivolto principalmente a tutti quei sacerdoti che si trovano a confrontarsi con le ferite delle donne derivanti dal proprio aborto. L’Autore mette in evidenza l’esigenza per il sacerdote di conoscere a fondo gli strumenti antropologici e teologici per cercare di guarire, con la grazia di Dio, le ferite prodotte dalla decisione d’uccidere il proprio figlio in grembo.

Monsignor José Ignacio Munilla Aguirre, vescovo di San Sebastián in Spagna (nella foto qui di seguito con Papa Francesco), nella prefazione all’edizione originale in spagnolo, sottolinea proprio come un sacerdote non può ignorare come sia statisticamente molto alta la possibilità di trovarsi oggi faccia a faccia con una donna che ha abortito o con un uomo coinvolto nel dramma (non bisogna dimenticare che le conseguenze psichiche post-aborto riguardano anche i papà e in misura diversa anche i nonni o altri fratelli). Molto spesso il confronto avviene in confessionale e, quindi, è sempre più necessario che ogni sacerdote sia preparato a dare la giusta risposta: cosa dire, quando e come parlare, come reagire, come accogliere, per poter svolgere quel ruolo decisivo che è l’azione pastorale della Chiesa al fine di illuminare i cuori con la grazia di Dio.

Il libro, in definitiva, offre spunti per un percorso di guarigione che non può non iniziare che dal riconoscimento dell’aborto in sé, per poi passare attraverso diverse fasi di riconciliazione: dapprima con il figlio non nato, poi con sé stessi e infine con Dio.

Don Randle sottolinea come per aiutare la donna sicuramente si deve adottare uno sguardo non giudicante, orientato all’ascolto ed “incoraggiante”, avviarla in un cammino di riconciliazione che l’aiuti a perdonare, a perdonarsi e a giungere così alla speranza di un nuovo inizio, con uno sguardo rinnovato alla vita.

L’Autore rileva come spesso si senta parlare della c.d. interruzione volontaria di gravidanza (IVG) come un “sollievo”, se non addirittura un “guadagno” (di tempo, di libertà, di soldi…), anche quando si tratta di aborto spontaneo o terapeutico. Il messaggio che passa è quindi quello di un’azione che elimina un problema, o comunque di un evento non così importante. Questo deriva anche dal fatto che le conseguenze psichiche post-aborto non sono ancora un fenomeno psicologico valorizzato, tanto che chi ne soffre è privato di un’assistenza adeguata. A volte si notano anche diverse realtà associative e di volontariato che, nate con l’intento di riempire questo vuoto, per mancanza di formazione, errori di prospettiva o altro, non solo non riescono ad offrire un supporto strutturato a chi ne ha bisogno, ma finiscono spesso per alimentare vane speranze o aumentare la confusione.

In Appendice al libro l’Autore propone una sintesi di studi sui criteri diagnostici della sindrome post-aborto, l’afflizione traumatica e il processo di perdono. Nella Bibliografia sono inoltre indicati vari documenti del Magistero della Chiesa e molti libri sull’aborto e la guarigione post-aborto oltre che teologici e di spiritualità, tutti utili per i sacerdoti cui è principalmente rivolto e pensato il libro, ma anche per chi desidera approfondire questa tematica.

Cuori spezzati riesce nell’intento di essere estremamente chiaro nello spiegare e chiarire l’argomento fornendo i necessari strumenti culturali e/o pastorali. Come scrive Costanza Miriano nella Prefazione, quello di Don Randle è «un libro davvero necessario, quello che mancava, una piccola chiave preziosa per cercare di aprire il cuore, di sfondare quella barriera che sembra inesorabilmente dividere quando si parla di aborto, di comunicare nel modo giusto con le donne che sono tentate dal dire no alla vita, ma soprattutto con quelle che hanno già fatto quel passo».


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