Un nuovo messaggio cristiano dal Colosseo


di Angelica La Rosa

NEL CORRIDOIO DI SERVIZIO CHE IMMETTE AL TERZO LIVELLO È STATO INDIVIDUATO UN LACERTO DI MURO CON IMMAGINI, SCRITTE, DATE, E IL DISEGNO DI UNA CROCE

Il Colosseo, più esattamente l’anfiteatro Flavio, è stato oggetto di studi in più periodi. Si conosce ormai con esattezza l’impianto complessivo, e sono stati ritrovati molteplici reperti archeologici che attestano anche l’organizzazione interna dell’impianto, e la stessa vita quotidiana degli antichi romani.

In tempi recenti, grazie anche a degli sponsor privati, è stato possibile ripulire la facciata esterna dell’edificio. Si è poi passati a ripulire e a restaurare gli ambienti interni. In tale contesto, nel corridoio di servizio che immette al terzo livello, è stato individuato un lacerto di muro con immagini, scritte, date, e il disegno di una croce. Si tratta di una parete non facile da “leggere” perché nei diversi periodi storici più persone hanno lasciato il segno del proprio passaggio fugace (ci sono anche i nomi di alcune coppie).

Unitamente a ciò, chi aveva osservato le scritte e i disegni posti sul muro aveva ritenuto di non poter formulare delle tesi precise in presenza di difficoltà che sembravano non superabili. Si deve allora alla tenacia di uno storico della Chiesa, il prof. Pier Luigi Guiducci, il merito di aver presentato una possibile interpretazione del disegno di una croce, posto tra la lettera “T” e la lettera “S”. Oggi i risultati della ricerca di Guiducci sono stati pubblicati dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Un nuovo messaggio cristiano dal Colosseo. Studio del disegno di una croce, EDUCatt, Milano 2021, pp. 53). Il testo si può scaricare gratuitamente QUI.

Il lacerto di muro con il segno della croce si trova al terzo livello. Nei piani superiori non sono mai state individuate croci. Al contrario, sono state trovate croci in ambienti prossimi all’arena. Per taluni studiosi le croci individuate in punti vicini all’arena sono opera di persone vissute in epoca medievale. Forse erano gli operai che lavoravano alla cava. Forse erano soggetti che dormivano in alcuni luoghi del Colosseo adibiti a ricoveri. Al contrario, la croce disegnata al terzo livello dell’anfiteatro è posizionata in un modo che pare indicare una precisa intenzionalità, sembra esprimere la volontà di trasmettere un messaggio“, dice ad Informazione Cattolica il professor Guiducci.

La croce del corridoio che immetteva al terzo livello non è un disegno isolato, come nel caso delle croci individuate a un livello inferiore. È un disegno molto semplice ma usa lo stesso colore di due grandi lettere (una ‘T’ e una ‘S’). Chi ha disegnato la croce ha voluto inserire il segno vicino alla prima delle due lettere citate (all’inizio, cioè, dell’esclamazione sintetizzata dalla ‘T’ e dalla ‘S’). Il disegno della croce si trova a sinistra, tra due grandi lettere: una ‘T’ e una ‘S’. Ha lo stesso colore delle due lettere in questione. Ed è collocato sopra una linea rossa che collega la ‘T’ con la ‘S’, probabilmente una esclamazione che segnavano la vita dei ‘giochi’ dell’anfiteatro Flavio. ‘T’ ed ‘S’ dovevano essere delle lettere legate a un qualcosa, tipo un grido, che il popolo scandiva dal terzo livello“.

Secondo il professor Guiducci una possibile chiave di lettura è la parola “TAURUS”, toro. “Questo animale venne utilizzato in molteplici ‘giochi’ organizzati nel Colosseo. In alcuni casi si organizzarono scontri tra animali (toro contro elefante), o tra tori contro individui armati in modo essenziale. In altre situazioni il toro venne impiegato per ‘caricare’ delle persone inermi che erano state condannate a morte. La folla gridava ‘taurus’ perché in alcuni casi il toro (o i tori) tardava a uscire dai sotterranei ove era rinchiuso. Oppure perché, in talune situazioni, l’animale non si mostrava immediatamente combattivo. A questo punto, per non rovinare la rappresentazione, esistevano degli schiavi che aizzavano i tori con fiaccole o con lance. Lo spazio per scrivere era esiguo e probabilmente per questo si trovano nel muro solo due lettere: la ‘T’ e la ‘S’, e non il termine TAURUS. In presenza di due lettere che esaltavano la forza, la dominanza, la morte, qualche cristiano del tempo ha voluto disegnare una piccola croce per esprimere un messaggio molto semplice ma essenziale: Cristo salva. Da qui l’affidamento a Lui“.

Sia le lettere ‘T’ ed ‘S’ che la croce hanno il colore “rosso pompeiano”. Secondo lo storico chi ha dipinto la croce ha trovato il rosso pompeiano nello stesso cantiere del Colosseo. “L’anfiteatro all’interno era dipinto. Non era quindi difficile trovare del colore e usarlo. Esisteva poi un alto numero di inservienti che lavoravano nell’anfiteatro: da quelli che stavano agli ingressi, a quelli che regolavano il flusso degli spettatori, a quelli che si occupavano di vendere del cibo, a quelli che erano incaricati di dipingere (o ridipingere) qualche ambiente“.

Secondo il prof. Guiducci nel Colosseo venne ucciso un altissimo numero di persone. Si trattava di prigionieri di guerra, di schiavi e di condannati a morte. Tra queste persone ci furono anche dei cristiani. Essi erano mischiati nei gruppi anonimi dei condannati. Non mancarono anche schiavi cristiani. “Tale tesi è basata su più riscontri: 1) i moti persecutori anticristiani sono attestati da documenti pubblici, da quanto è stato ritrovato nelle catacombe, dalle Passiones, da alcune Lettere, e da talune opere letterarie (es. Tertulliano); 2) i documenti che attestano un accentuato flusso di condannati da vari territori dell’impero verso Roma, in occasioni di ‘giochi’ nel Colosseo; 3) la conoscenza di alcuni nomi di martiri cristiani condannati ‘ad bestias’ nell’anfiteatro dell’Urbe“.

A giudizio dello storico della Chiesa Guiducci la tonalità del rosso “la si trova nel periodo antico. In seguito mutano le forme di pittura, le tecniche, il modo di dipingere”. Inoltre l’uso dei tori “lo si trova fino alla fine del III secolo, massimo inizio del IV”.

A distanza di secoli il Colosseo continua ancora oggi a “parlare”!


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