Con un’opinione pubblica distratta (o imbambolata) approda alla Camera il suicidio assistito


di Giuseppe Brienza

LA CASSAZIONE CONVALIDA LE FIRME SUL REFERENDUM SULL’EUTANASIA LEGALE E PD E M5S APPROFITTANO PER INCARDINARE ALLA CAMERA IL TESTO UNICO SUL SUICIDIO ASSISTITO. IL CENTRODESTRA SI OPPONE, MA CI SI ATTENDEREBBE UN’AZIONE IN FAVORE DELLA LEGGE N. 38/2010 SULLE CURE PALLIATIVE

Domani inizia alla Camera dei deputati l’iter del testo unico sul suicidio assistito che ha come primi firmatari i deputati Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia, e Nicola Provenza, del Movimento 5 stelle. La discussione generale sul provvedimento dovrebbe concludersi entro la settimana e, quindi, probabilmente venerdì prossimo sarà fissato il termine per gli emendamenti.

La votazione sul provvedimento arriverà però quasi sicuramente dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato e, quindi, già a febbraio se il nuovo inquilino del Quirinale sarà favorevole a questa normativa, a nostro avviso anticostituzionale. La nostra Carta fondamentale, infatti, riconosce come noto fin dall’art. 2 «i diritti inviolabili dell’uomo», fra i quali quello indisponibile alla vita e, nel contempo, richiede alle istituzioni ed ai singoli «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Quindi capovolge completamente il fondamento solidaristico della Costituzione italiana quanto sostenuto da “Mario”, nome di finzione dato dai media al tetraplegico di 43 anni protagonista di una recente vicenda di richiesta di suicidio assistito, che ha scritto il 9 dicembre al presidente della Regione Marche e al Capo del Governo Mario Draghi intimando loro di «interrompere la tortura» nei suoi confronti e invocando addirittura, con la consulenza dell’Associazione Luca Coscioni, l’attivazione della potestà dell’esecutivo, prevista per tutt’altri casi all’art. 120 Cost., di «sostituirsi a organi delle Regioni» quando lo richieda, fra l’altro, «la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali».

Quello che potrebbe essere «il primo suicidio assistito in Italia», come l’hanno presentato i grandi media (Fabiano Antoniani – meglio conosciuto come Dj Fabo -, è stato “suicidato” in Svizzera), sta “deflagrando” non a caso negli stessi giorni in cui la Cassazione ha annunciato la convalida delle firme per il referendum sull’eutanasia legale, promosso dall’Associazione Luca Coscioni e in concomitanza con la conclusione, il 9 dicembre, del primo esame del testo unico sul suicidio assistito in seduta congiunta da parte delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera. Quest’ultimo esame si è concluso con la soddisfazione del principale promotore del provvedimento, l’on. Bazoli, che ha fatto sapere di essere “cattolico” e che ha ringraziato tutti i componenti della commissione per «lo spirito costruttivo» manifestato. In realtà, i componenti del centrodestra in commissione hanno dimostrato di non volere il suicidio assistito e, durante l’esame del testo unico, pur imponendo degli emendamenti, alla fine non lo hanno votato.

Secondo il deputato radicale Riccardo Magi, presidente di +Europa e fra i promotori del referendum sull’eutanasia legale, la proposta Bazoli/Provenza costituirebbe un “indietreggiamento” rispetto alla sentenza della Consulta: «Si richiede per il malato che voglia scegliere il suicidio assistito la presenza di sostegni sanitari vitali, e con questo si escludono alcune tipologie di malati oncologici; si prevede che i malati debbano essere coinvolti in percorsi di cure palliative, una norma assai fumosa, peraltro non si capisce il concreto significato del concetto di “coinvolgimento”; e infine l’obiezione di coscienza rischia di svuotare la legge, almeno in alcune regioni in cui aderirà la totalità dei medici, come già avviene per la legge 194 sull’interruzione di gravidanza». Tarantelle già viste in occasione delle precedenti leggi su divorzio, aborto, fecondazione artificiale, unioni civili omosessuali, Dat etc.: si alza l’asticella delle richieste, così da consentire ai “moderati” di convincere l’opinione pubblica distratta o imbambolata che grazie a loro la legge anti-umana è il “male minore”.

Quella poi sulle cure palliative, poi, non è una “norma fumosa”, ma non applicata, la differenza è notevole. Oltre a confermare che molti radicali italiani sono a favore dello “Stato di diritto” solo per quello che fa comodo a loro, occorre comunque approfittare di questi passaggi per chiedere l’applicazione delle cure palliative, introdotte con la legge n. 38/2010 e la terapia del dolore.

Le cure palliative, come ribadito nella Nota pubblicata dalla Pontificia Accademia per la vita (PAV) in occasione della “decisione” del Comitato etico delle Marche sul caso di “Mario”, costituiscono «un accompagnamento che assuma l’insieme delle molteplici esigenze personali in queste circostanze così difficili», comprendendo anche la possibilità di «sospendere i trattamenti considerati sproporzionati dal paziente», quando si verificano le condizioni dell’accanimento terapeutico (PAV, Italia. Assistenza al suicidio per un uomo tetraplegico, Città del Vaticano, 23 novembre 2021).


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