Il frate-cantante Civitavecchia: “l’Europa istituzione perde o rinnega le sue origini cristiane”


di Bruno Volpe

“NESSUNO VUOLE IMPORRE IL CRISTIANESIMO AD ALTRE FEDI, MA NON PER QUESTO DOBBIAMO DIMENTICARE O SOTTACERE LA NOSTRA FEDE”

Canterà per la prima volta al teatro Traetta di Bitonto (Bari) il famoso francescano fratel Leonardo Civitavecchia, il frate cantante e parroco nella stessa cittadina pugliese.

Il 29 dicembre (è già tutto esaurito), fratel Leonardo terrà un concerto con canti della tradizione natalizia (a partire dalle ore 20,30). Il titolo è “Merry Christmas, note di Natale“, evento durante il quale riproporrà il suo album del 2018 che racchiude i brani della tradizione natalizia. Lo abbiamo già intervistato su inFormazione Cattolica ma, alla vigilia di questo suo ritorno finalmente dal vivo, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Fratel Leonardo, finalmente si ritorna in concerto…

“Dopo la fase acuta della pandemia, era ora di vederci tutti, di cantare il Natale in presenza. Ma la magia più bella non è la semplice canzone, quanto il Natale, in un momento storico dove sono tante le spinte ad annullarlo e cancellare i segni della cristianità”.

Persino in Europa si è arrivati al punto di suggerire: evitate di dire buon Natale per non offendere altre fedi..

“Una stupidata. Fa parte del tempo scristianizzato e di una Europa istituzione che poco alla volta perde o rinnega le sue origini cristiane. Il Natale non è una barzelletta o una fiaba, ma il ricordo di un mistero, l’Incarnazione del Figlio di Dio. Questo è il regalo più bello”.

Che cosa canterà?

“Il repertorio di un mio album del 2018, e lo farò al Traetta di Bitonto, una bomboniera nella quale mai mi sono esibito. Ci saranno melodie famose del Natale come Venite Fedeli, Tu scendi dalle stelle, Astro del Ciel”.

Torniamo al Natale e al tentativo di silenziarlo: perché accade questo?

“Fare questo è un abominio e un abuso. Nessuno vuole imporre il cristianesimo ad altre fedi, ma non per questo dobbiamo dimenticare o sottacere la nostra. La vera integrazione consiste nel mutuo accoglimento. Però chi entra in Italia ha il dovere, dico dovere, di rispettare usi, tradizioni e cultura del Paese che lo ospita”.

Dobbiamo mostrare in pubblico i segni della fede cristiana?

“Certo, ovviamente senza l’idea di imporre niente a nessuno. La vera integrazione, come dicevo, passa dal reciproco rispetto. Tuttavia non dobbiamo avere paura o vergogna di manifestare con segni esteriori la nostra fede. Dio detesta i tiepidi, dice la Scrittura”.


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