Santori e il troglodita: perché l’idea di Berlusconi Presidente è merito delle sardine


di Dalila di Dio

LA CORSA (FINITA) DI BERLUSCONI AL QUIRINALE E LA DIVERTENTISSIMA ESCALATION DI ATTACCHI ISTERICI

«Ho 34 anni, e la maggior parte della mia vita l’ho condivisa, mio malgrado, con il troglodita che vedete qui sotto»: con queste parole Mattia Santori, leader delle sardine o di quel che ne rimane, qualche ora fa ha consegnato a Facebook, la sua articolata e arguta riflessione sull’imminente elezione del Presidente della Repubblica.

Il troglodita in questione è, ovviamente, Silvio Berlusconi che da qualche mese ha ricominciato ad abitare negli incubi peggiori dei sinistri italici che, a distanza di trent’anni non si danno pace: proprio non riescono a toglierselo di torno. 

Ci hanno provato in tutti i modi: magistratura, colpi di stato finanziari, inciuci politici, ma niente, Silvio sopravvive al tempo che passa e continua a tormentarli.

Nei loro salotti eleganti, coi loro abiti inamidati e i loro discorsi da intellettuali, alla fine si ritrovano puntualmente a parlare di lui, di come abbatterlo, sconfiggerlo, fermarlo.

È vero, l’ipotesi di Berlusconi al Quirinale, come prevedibile, alla fine è tramontata, ma dobbiamo essergli comunque grati per averci fatto offrire, nelle ultime settimane, una divertentissima escalation di attacchi isterici di quelli che non si vedevano almeno dal 2011 da quando, cioè, certuni pensavano di essersene sbarazzati una volta per tutte.

È bastata l’apparizione del redivivo Silvio per scatenare attacchi di gastrite incontrollati in tre quarti dell’arco parlamentare e della sedicente società civile: dai grillini – quelli del “mai con” fino a prova contraria – ai piddini detentori della verità, passando per Travaglio e Cacciari – tornato di colpo autorevole e raziocinante – fino al popolo viola riesumato per l’occasione, tutti i nemici di un tempo si sono ricompattati nel manifestare il loro sdegno anche solo per l’idea che Berlusconi possa essere un candidato alla prima carica dello Stato.

Li abbiamo visti contorcersi, ridacchiare nervosamente, ritirare fuori dossier impolverati e dimenarsi, scomposti, latrando che no, non si può: quella di Berlusconi è una candidatura inaccettabile per alcuni, legittima ma divisiva per gli altri.

Per il Quirinale ci vuole una figura istituzionale, super partes, non divisiva: insomma, uno del PD, gradito al PD, designato dal PD, disposto a fare sempre e comunque gli interessi del PD. Ma questa è un’altra storia.

Quello che fa veramente sorridere è accorgersi del fatto che anche le pulci abbiano la tosse: premesso che Santori – per storia e curriculum – potrebbe occupare un capitolo nel nuovo best seller di Matteo Bassetti, dall’autocelebrativo titolo “Il mondo è dei microbi”, ciò che lascia senza parole è l’idea che costui pensi di dare a Silvio Berlusconi del troglodita senza coprirsi di ridicolo.

Il maestro di frisbee stipendiato dal Comune di Bologna per grazia ricevuta dal Partito Democratico, spiega agli italiani come Silvio Berlusconi – sui cui meriti e successi, piaccia o meno al PD, non occorre soffermarsi – sia stato una iattura per l’Italia, motivo di vergogna, di imbarazzo, qualcuno alla cui elezione opporsi, non perché «sia peggio di Pera, Cartabia, Casellati» -tutta gente a cui, per inciso, Santori può solamente pulire le scarpe – ma perché a Santori «fa schifo che la politica di oggi non abbia niente di meglio da offrire che un ritorno ad un passato che speravamo chiuso per sempre».

Caro Mattia, quel passato evidentemente non è chiuso per sempre e la ragione, tra un lancio di frisbee e l’altro, puoi facilmente rinvenirla al mattino, riflessa nello specchio del tuo bagno: se nell’anno del Signore 2022 Silvio Berlusconi è ancora un potenziale candidato alla Presidenza della Repubblica, la colpa è tua e di quelli come te.

Perché quando il presente o, peggio, il futuro, è fatto di sardine che fluttuano senza una meta, di gretine asservite al sistema, di ambiziosi intellettuali di sinistra impegnati ad inserire schwa ed asterischi, tra l’abbattimento di una statua e la censura di un film politicamente scorretto, il passato non sembra poi un posto così brutto in cui rifugiarsi.

Per questo, qualunque cosa accada, quello di Silvio Berlusconi sarà sempre un nome più autorevole di qualunque altro possa uscire dalle vostre acute testoline progressiste.

E poi, diciamocelo, vedervi in agitazione è sempre un bello spettacolo. E noi, intimamente, non smettiamo di sognare.


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