Lorenzo, altro fiore reciso dalla negligenza e dall’incapacità con la quale non si tutelano né lavoratori né studenti


di Simona Trecca

UNA STRAGE INSOPPORTABILE”: COSÌ HA TITOLATO IN PRIMA PAGINA L’OSSERVATORE ROMANO DOPO LA MORTE A UDINE DI LORENZO PARELLI, IL 18ENNE COLPITO DA UNA PUTRELLA DI ACCIAIO E PER IL QUALE LA PROCURA HA APERTO UN FASCICOLO PER OMICIDIO COLPOSO

Lorenzo Parelli 18 anni, muore l’ultimo giorno di stage ad Udine presso una ditta di carpenteria metallica che realizza bilance stradali. Una “morte bianca” dovuta ad una distrazione di un destino fatale o ad una distrazione negligente da parte di adulti tutta da verificare. Al momento la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico del legale rappresentante dello stabilimento della Burimec Srl di Lauzzacco (UD) sottolineando «la necessità di svolgere attività di accertamento irripetibile» con lo scopo di ricostruire la dinamica dell’infortunio mortale.

Venerdì 21 gennaio, ultimo giorno di tirocinio, Lorenzo è stato colpito improvvisamente da una putrella di acciaio. I soccorsi sono stati immediati, tra i primi ad accorrere anche i genitori che abitano a Castions di Strada, in provincia di Udine. Il ragazzo frequentava il Centro di Formazione Professionale dell’Istituto superiore Bearzi di Udine. Lorenzo sognava un futuro proprio nel settore meccanico.

L’organizzazione politica di estrema sinistra Osa (Opposizione Studentesca d’alternativa) ha manifestato presso il Ministero dell’Istruzione appena resa nota la notizia della morte di Lorenzo e, successivamente, presso alcuni circoli del Pd di Roma, tra cui quello del quartiere Pigneto, “colpevole” di aver approvato con il “fu” Governo Renzi la legge 107/2015 conosciuta con il nome “Buona Scuola”. All’interno di quest’ultima riforma, infatti, per agevolare il passaggio tra ambiente scolastico e lavorativo, è introdotta la molto dibattuta “alternanza scuola lavoro” con la previsione di 400 ore di tirocinio negli Istituti tecnici e professionali, ma solo 200 ore nei licei, effettuabili anche nel periodo di vacanze estive o di Natale e Pasqua.

La morte di Lorenzo al netto della sua giovane età e del contesto “scuola-lavoro” in cui si è verificato, svela in realtà la drammaticità di un fenomeno i cui numeri dei “caduti” sono impressionanti e sottovalutati.

Nel 2021 i morti sul lavoro nel corso di soli 10 mesi hanno superato quota mille: 3 morti al giorno, uno ogni 8 ore: una tragedia silente fatta di persone e non di statistiche. Nell’anno precedente considerando lo stop del lockdown e le morti dovuti al Covid-19, le morti da lavoro sono state 1280.

È ancora nella nostra memoria la vicenda a Prato della giovane madre Luana D’Orazio, a maggio 2021, morta stritolata in un macchinario di una fabbrica tessile a Oste di Montemurlo. La ragazza stava lavorando ad un orditoio quando è stata agganciata nel rullo e letteralmente inghiottita dal macchinario. Luana lavorava in quella ditta da circa un anno.

È inconcepibile continuare a morire sul lavoro. È ancor più inaccettabile la morte di lavoratori giovanissimi.

Andrea Masi 18 anni, Mattia Battistetti 23 anni, Cristian Cuceu 23 anni, sono solo alcuni dei nomi di ragazzi che nel corso del 2021 sono usciti di casa la mattina per andare a lavorare e mai più ritornati.

Secondo l’osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, da gennaio a marzo 2021 sono stati 17 i morti tra i giovanissimi: 5 nella fascia d’età 15-24 anni e 12 dai 25 ai 34. Dietro ad ogni numero ci sono storie di vite stroncate, fiori recisi dalla negligenza, dalla superficialità, dall’incapacità di chi ha l’obbligo in primis e il dovere poi di creare tutte le condizioni che tutelino i lavoratori in ogni campo. E le responsabilità di chi invece deve verificare che quelle condizioni vengano rispettate. Perché non si può morire in nome di una maggiore produttività o perché non si applicano le leggi (tante e complesse) in materia di prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro.

Le parole di Papa Francesco nell’enciclica “Evangelii Gaudium” dovrebbero essere la base per la ricostituzione di una visione produttiva ed economica umana: «La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo».


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