L’Alternanza scuola lavoro: una esperienza positiva solo a certe condizioni


di Vincenzo Silvestrelli

LA RECENTE MORTE SUL LAVORO A UDINE DI LORENZO PERELLI, LO STUDENTE DI 18 ANNI CHE STAVA EFFETTUANDO UNO STAGE IN AZIENDA, SOLLEVA INTERROGATIVI SUI PERCORSI DI “ALTERNANZA SCUOLA LAVORO”, OBBLIGATORI A PARTIRE DALLA RIFORMA DELLA C.D. BUONA SCUOLA VOLUTA NEL 2015 DALL’ALLORA CAPO DEL GOVERNO MATTEO RENZI. ALCUNE POSITIVE ESPERIENZE ITALIANE POSSONO PERÒ COSTITUIRE UNA RISPOSTA A QUESTI DRAMMI

La morte di uno studente impegnato in un percorso di Alternanza Scuola Lavoro ha suscitato dubbi su questa iniziativa introdotta nel 2003 e resa obbligatoria con la legge n. 107 del 2015. La necessità di avvicinare la scuola al mondo del lavoro è tutto sommato positiva e l’Alternanza può costituire una ottima modalità, soprattutto se realizzata in maniera da realizzare solo finalità educative.

La legge e la normativa di attuazione prevedono alcuni punti che, se osservati, consentono di orientare il percorso di alternanza verso obiettivi utili e formativi. Ne segnaliamo i due principali:

  1. raccordo con la comunità territoriale di appartenenza per evidenziare le necessità di adeguare i percorsi formativi alle necessità delle aziende e di segnalare alle stesse le possibilità innovative in sviluppo nei settori di interesse attraverso un proficuo rapporto fra scuola e territorio;
  2. presenza di tutor sia scolastico che aziendale responsabile del valore formativo della esperienza di Alternanza scuola lavoro.

Per quanto riguarda la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro, la responsabilità in questo settore è dell’ente in cui si svolge l’alternanza, che deve curare anche la formazione preventiva degli studenti che effettuano i vari percorsi, sebbene quest’ultima dovrebbe essere anche controllata dalla scuola attraverso il proprio tutor.

Può accadere che, se la scuola non controlla bene i percorsi, alcune aziende intendano questa collaborazione in maniera errata utilizzando gli studenti per far svolgere attività lavorative sottopagate che possono diventare pericolose com’è probabilmente avvenuto nella tragedia di Udine o inutili dal punto di vista della formazione.

Il vantaggio della Alternanza per gli studenti, specialmente nel caso delle scuole tecniche, è di favorire l’inserimento permanente in azienda una volta che essi abbiano conseguito il diploma. La conoscenza preventiva aiuta infatti a facilitare l’occupazione successiva. Si tratta non solo di conoscenza delle abilità tecniche operative acquisite ma anche della persona, del suo carattere e del suo buon inserimento, anche umano, con i colleghi.

Il centro ELIS di Roma, opera promossa dall’Opus Dei per facilitare la formazione professionale dei giovani ed il loro inserimento lavorativo, ha sviluppato progetti di Alternanza scuola lavoro su tutto il territorio nazionale a partire dal 2008.

I percorsi di Alternanza dell’ELIS hanno previsto la formazione dei tutor aziendali (Maestri di mestiere) e dei docenti che approfondiscono sia le materie tecniche che manageriali riguardanti la gestione del personale e la sua selezione. In questo modo il progetto garantisce un proficuo scambio di competenze fra scuole e aziende.

Gli studenti hanno invece la possibilità di applicare le conoscenze acquisite nel loro percorso formativo e di acquisirne di nuove in azienda. Hanno partecipato all’iniziativa aziende italiane primarie come Telecom, Enel, Terna e altre come si desume dal sito ELIS e oltre 400 scuole italiane.

Modelli come questo aiutano a dare all’Alternanza scuola lavoro una valenza positiva e rendono più difficile l’abuso di alcune aziende che strumentalizzano le situazioni per fini impropri. Un aspetto che manca per ottenere questo scopo è la presenza di competenze adeguate fra i docenti delle scuole e nelle aziende. Le scuole non conoscono abbastanza le aziende e le aziende non conoscono bene le modalità operative delle scuole. È però estremamente utile che questi due mondi possano dialogare per favorire la collocazione dei giovani e diminuire i costi di formazione aziendali che spesso non riescono a trovare figure professionali adeguate. Non si tratta di trasformare la formazione scolastica in “addestramento” professionale, bensì di formare persone che sappiano capire anche i valori del lavoro, attraverso l’esempio.

Per far ciò è necessario che i giovani abbiano non solo “docenti” ma anche “Maestri di mestiere”. È questo il termine utilizzato dall’ELIS per il suo progetto che ricorda la trasmissione di conoscenze nelle botteghe artigiane, che non riguardava la solo tecnica ma anche i valori umani necessari per un approccio integrale al lavoro.


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