Green pass, Lgbt e Sanremo: trionfo di mistificazione e negazione della realtà


di Dalila di Dio

UN QR CODE ADESSO SI CHIAMA LIBERTÀ

Travisare: far apparire diverso dal vero, narrare, esporre, interpretare in modo contrario o diverso da quello giusto. 

Questa, secondo Treccani, la definizione di quella che pare essere divenuta l’attività preminente della stampa italica, e non solo, da qualche anno a questa parte.

Esporre in modo contrario o diverso da quello giusto.

Ora, può accadere di incorrere in travisamento per errore o perché tutte le circostanze fanno deporre per una certa interpretazione dei fatti, come, ad esempio, nel caso in cui si sostenga che Emma Marrone sia una cantante: risulta nella lista dei partecipanti al Festival di Sanremo, qualcuno la paga per farle pubblicare dischi che qualcun altro acquista, latra davanti a un microfono, si autodefinisce artista.

È possibile che ad un occhio poco attento – e a un orecchio bisognoso della pagina 777 del televideo – possa sembrare che ella appartenga alla stessa categoria di Aretha Franklin. Travisamento colposo, potremmo dire. Dovuto a negligenza ed imperizia.

Molto più spesso, tuttavia, il travisamento è intenzionale: «Iva Zanicchi: “Quanto sei alta!” Drusilla Foer: “Più di te!”. Iva Zanicchi : “Hai anche altre cose più di me!”. Drusilla: “Sono colta”. Sipario. #Sanremo2022»

Tradotto: “Drusilla blasta la Zanicchi”.

Peccato che il presunto battibecco che ha tenuto banco per una intera giornata sui social e sulla stampa grazie ai soliti Lucarelli, Tosa & Co., non abbia mai avuto luogo ma sia stato artatamente offerto alle masse rimaneggiato – per omissione – quel tanto che bastava per creare il caso.

Perché? Perché vale sempre la pena di far passare un’attempata signora non di sinistra (Berlusconiana, diciamolo pure), madre, moglie ed emblema di tutto ciò che è tradizione per una becera omofoba volgarotta che fa battute inopportune sulla superba Drusilla, icona LGBT e, in quanto tale, superiore culturalmente, intellettualmente, moralmente.

“Sipario”, scrive Lucarelli a chiusura del proprio capolavoro di travisamento. Velo pietoso, suggeriamo noi.

Lo stesso velo pietoso che vorremmo stendere sul giornale unico che va in stampa ogni sera e che in questi mesi è andato oltre il travisamento spingendosi al raggiro, alla frode: sì perché ormai vale tutto, tutto può essere interpretato e immolato sull’altare della narrazione imposta.

I dati, i numeri, le parole. 

Persino le parole hanno perso il loro significato: serve il greenpass pure per comprare un paio di scarpe ma “Il Governo riapre”, migliaia di ristoranti, hotel e locali sono a un passo dalla chiusura ma “Grazie a Draghi la ripresa è straordinaria”, continua a morire lo stesso numero di persone di un anno fa ma “il green pass ha salvato la vita a migliaia di persone”, i bivaccinati che rifiutano il booster sono no vax anche se hanno fatto il vaccino, le cure non esistono, esiste solo il siero salvifico.

Un trionfo di mistificazione e negazione della realtà in cui il lockdown di fatto che ciascuno può osservare passeggiando per le strade della propria città dopo le sette di sera diventa riapertura, cavalcata verso la ripresa, libertà ritrovata.

Già, la libertà. Che dire della libertà? 

Dover esibire un QR code per prendere un caffè al bar, lavorare o ricevere le cure in ospedale, adesso si chiama libertà.

Libertà di mostrare un’autorizzazione per fare cose che prima avevamo il pieno e incontestato diritto di fare.

E il guaio è che secondo lor signori dovremmo dire grazie al vaccino perché è grazie al vaccino che il Governo ci ha concesso la libertà di esibire un’autorizzazione per esercitare – nei modi consentiti – le nostre libertà

«Il vaccino rende liberi»: ricorda qualcosa? 

Esiste niente di più distopico?

 


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