Armi all’Ucraina dal governo Draghi, il vescovo Ricchiuti: “significa entrare in guerra e violare la Costituzione”


di Bruno Volpe

L’ARCIVESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI E PRESIDENTE NAZIONALE DI PAX CHRISTI: “QUESTA GUERRA NON È ARRIVATA PER CASO, MA BOLLIVA IN PENTOLA DA ANNI E QUANDO DEFLAGRA UN EVENTO BELLICO LE RESPONSABILITÀ NON SONO DA UNA SOLA PARTE”

Non siamo né per la Russia, né per l’Ucraina, ma per il dialogo e la pace“. Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato Monsignor Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e Presidente nazionale di Pax Christi.

Eccellenza qual è la sua posizione sull’attuale guerra?

“L’ho detto con chiarezza. Non siamo né con la Russia, né con l’Ucraina, ma per la pace. Chiediamo che tacciano le armi, invochiamo che i due contendenti si mettano seriamente attorno ad un tavolo e, con buona volontà, trovino un’intesa che è possibile, o per lo meno arrivino ad una tregua”.

Però il governo italiano presieduto da Mario Draghi, come altri Paesi, ha deciso di fornire armi all’Ucraina…

“Pax Christi lo ha detto con chiarezza. Siamo contrari a questo invio di armamenti ad una delle parti del conflitto. Di fatto significa entrare in guerra e violare la nostra Costituzione. Chi si oppone a questo viene definito anche dai mass media come codardo, invece è saggezza. Il ministro della difesa italiano ha fatto una dichiarazione che mi lascia basito. Ha detto che con il commercio delle armi cresce il Pil. È assurdo. Ricordo che egli è il Ministro della difesa, non dell’attacco. Chi invoca visioni muscolari fa ragionamenti indegni di uomini di pace. Papa Francesco è stato chiaro definendo la guerra “pazzia”, la guerra “è immorale”. Giovanni XXIII la definiva “roba da matti”. Davanti a tanta retorica presente nei mezzi di comunicazione resto sconcertato.

In che senso?

Questa guerra non è arrivata per caso, ma bolliva in pentola da anni e quando deflagra un evento bellico le responsabilità non sono da una sola parte. Non sono un politico e dunque non tocca a me proporre soluzioni, ma da credente e vescovo dico: cessino le armi e si arrivi alla mediazione. E soprattutto basta con la retorica che porta ambedue le parti ad esaltare la guerra. In un Tg ho sentito un pallavolista ucraino, che gioca qui in Italia, che elogiava la resistenza del suo Paese. Mi domando: bravo, ma perché stai qui comodamente seduto nel tuo salotto e non vai al fronte?

 


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