Se la politica si incarta tra beghe e particolarismi, la via d’uscita diventa il presidenzialismo


di Giuseppe Brienza

RIFORMA PRESIDENZIALISTA E NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA? LA PROPOSTA DELLA RIVISTA “IL BORGHESE”, NELL’EDITORIALE DEL DIRETTORE GIUSEPPE SANZOTTA

Un Mattarella ansimante con la “turrita” sul capo letteralmente in frantumi sulla copertina dell’ultimo numero de “Il Borghese”. Nella vignetta, disegnata da Alessio Di Mauro, campeggia la scritta: “Re Sergio II. Reincoronato Mattarella”, e si riferisce alla rielezione, il 29 gennaio scorso, di Sergio Mattarella a Capo dello Stato italiano.

A poco più di un mese dall’inizio del secondo mandato del Presidente della Repubblica, con tutte le conseguenze che ne sono derivate e stanno ancora pesando sulla politica nazionale, il direttore della rivista mensile di cultura e politica Giuseppe Sanzotta, apre il suo ultimo editoriale denunciando come i partiti di maggioranza abbiano fatto finta di risolvere l’impasse istituzionale che li ha visti per 6 giorni protagonisti di un non brillante operato in seno al Parlamento in seduta comune.

Dal Pd alla Lega, non abbiamo infatti ascoltato rimedi né proposte di modifica dell’attuale procedimento di elezione dell’inquilino del Quirinale, limitandosi a lanciare qualche accusa reciproca ed a ripetere posticci chiarimenti sull’accaduto. Ma in quale Paese occidentale si è mai assistito a una tale rappresentazione politica? Se i partiti nazionali si lasciano annullare a vicenda dalle sirene tecnocratiche e dai veti incrociati, allora la sola via d’uscita diventa la riforma presidenzialista, afferma Sanzotta.

Nell’editoriale di apertura del numero di marzo de Il Borghese, rivista mensile pubblicata dall’editore Pagine, il direttore obietta a chi frappone ostacoli alla riforma costituzionale che «sono decenni che si cerca di apportare delle modifiche ma, alla fine, salvo qualche piccolo particolare, c’è sempre qualcuno che blocca. Da decenni si parla di una Costituente. Se si vuole intervenire quella è la strada. Ma da questa rielezione sono emerse anche altre cose, la nostra classe dirigente politica è paralizzata da interessi di parte che non coincidono con quelli degli italiani. In quale Paese occidentale, nei momenti di crisi ci si deve rivolgere a un esterno, autorevole, per assumere la guida? Da noi è stato così con Ciampi, con Dini, con Monti e ora con Draghi: è mancato poco che accadesse la stessa cosa per il Capo dello Stato» (Giuseppe Sanzotta, Presidente e presidenzialismo, p. 3).

Segue l’articolo di Italo Inglese che rileva l’assuefazione di molti italiani all’attuale prassi politico-istituzionale fatta di trasformismo, opportunismo e manipolazione, «comportamenti unicamente finalizzati all’interesse particolare e contrari all’idea che coerenza e lealtà siano incompatibili con l’agire politico».

Le menzionate vicende dell’elezione del Capo dello Stato hanno del resto ulteriormente convinto molti cittadini della fondatezza di tale opinione. L’esito della votazione per il Quirinale, in effetti, «è stato il frutto di manovre volte non al progresso della nazione ma al mantenimento dello status quo e, soprattutto, della legislatura, in modo da consentire la maturazione del vitalizio a favore degli attuali parlamentari (molti dei quali non saranno rieletti anche per effetto del referendum costituzionale del 2020 che ha ridotto il numero di deputati e senatori)».

In questa situazione stagnante non c’è da stupirsi che i giovani più insofferenti e ambiziosi vadano a cercare occasioni di lavoro all’estero e, prosegue il giornalista e saggista, «qui rimangano solo coloro i quali confidano di poter essere in qualche modo cooptati nel sistema grazie ad appoggi politici o familiari, gli insipienti e pretenziosi che forse finiranno per trovare un impiego presso un datore di lavoro extracomunitario». Per fortuna, però, conclude Inglese, rimangono in patri «anche gli ostinati amanti, nonostante tutto, della propria terra e impegnati a emendarla, le forze sane su cui la buona politica – se esistesse – dovrebbe focalizzare la propria attenzione» (Politica e lealtà, p. 11).

Al tema della fine della cosiddetta Prima Repubblica (1994), che ha generato un nuovo sistema partitico in cui è dominante il ruolo dei leader e la connessione del linguaggio politico con i mezzi di comunicazione, è dedicato l’articolo del filosofo Hervé Cavallera, ordinario di Storia della pedagogia all’Università del Salento, intitolato “I movimenti civici, ossia il rischio della disgregazione” (pp. 32-33). Tali stravolgimenti, unitamente alla crisi definitiva delle grandi ideologie, al diffondersi della globalizzazione senza regole ed allo sviluppo incontrollato e incontrollabile della comunicazione digitale, «possono essere in apparenza collegati ad un grande sviluppo democratico ove per democrazia si intenda che ognuno possa essere esente da concezioni generali della vita, possa considerarsi svincolato da ogni patria e possa esprimere liberamente il proprio punto di vista. E tuttavia è facile rilevare l’ambiguità di tale presunto sviluppo della democrazia, poiché in questo caso si va incontro ad un mondo senza regole e quindi sostanzialmente verso un mondo anarchico».

Marcello Veneziani dedica la sua rubrica mensile Ultimatum al «recente giro di valzer tra Mattarella e Draghi, col Parlamento succube che esulta per il suo stesso fallimento». Nel pezzo, intitolato “Voglia di dimettersi da cittadini”, il giornalista e scrittore giudica tale passaggio come «la conferma che la Casta, per non dire la Cupola, ha trionfato. Ma se il regime si è manifestato anche in queste ultime vicende, pure l’inadeguatezza di chi avrebbe dovuto opporsi è emersa con pari evidenza: c’è chi non è in grado, c’è chi fa il doppio gioco, e c’è chi continua con onore a opporsi ma non produce altro che opposizione, cioè testimonianza del dissenso. Gran cosa sul piano ideale o simbolico, poca sul piano degli effetti pratici».

Di qui l’esigenza «di governare lo sconforto personale, e il desiderio annesso di andarsene, di ritirarsi, di dimettersi da cittadini (da italiani no, non è possibile, è nel nostro sangue). Leggere, scrivere, denunciare, comportarsi a livello personale o di gruppo in modo coerente, essere d’esempio, sono le uniche risposte plausibili alla situazione. La spada dell’intelligenza è l’unica arma per bucare la cappa e non sottomettersi al suo oppressivo e uniforme grigiore» (p. 80).

Per ulteriori informazioni sul numero della rivista ci si può collegare al sito della casa editrice www.pagine.net oppure chiedere direttamente una copia-saggio alla mail: segreteriaredazione.ilborghese@pagine.net.


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