In un liceo arriva la “CARRIERA ALIAS”, un pericolo per gli adolescenti


di Filippo Bianchi*

LA CARRIERA ALIAS PERMETTE AGLI STUDENTI DI RICHIEDERE, ALL’INTERNO DELLA LORO SCUOLA, DI ESSERE CHIAMATI CON I PRONOMI PERSONALI CHE PREFERISCONO A SECONDA DELLA PERCEZIONE CHE HANNO DI SE STESSI

Anche il Liceo delle Scienze umane “Secco Suardo” di Bergamo si aggiunge alla lista degli istituti che vogliono attuare la proposta “Carriera Alias”: si tratta del primo caso per le scuole superiori nella provincia di Bergamo. La carriera alias permette agli studenti di richiedere, all’interno della loro scuola, di essere chiamati con i pronomi personali che preferiscono a seconda della percezione che hanno di se stessi.

Per prima cosa questo procedimento contrasta con le norme giuridiche, che non prevedono di poter utilizzare ufficialmente pronomi e nomi diversi da quelli certificati. Già questo dovrebbe bastare per chiedere al liceo di ripensarci. Aggiungiamo poi che tutto questo potrebbe forzare la mano agli adolescenti e condurli a prendere una decisione che poi condizionerà il loro futuro senza la dovuta tranquillità.

Ricordiamoci che stiamo parlando di ragazzi in fase di crescita molto delicata, non di adulti, che dovrebbero dunque vivere questo momento non amplificato dalla risonanza che si può avere all’interno di una scuola, non preparata tra l’altro ad affrontare un percorso così complesso con idonee strutture, organizzazione e processi educativi, assimilati per tempo da docenti e genitori.

Purtroppo la proposta “Carriera Alias” non è stata preventivamente esposta con tempi congrui a genitori e docenti per un’adeguata riflessione; il progetto è giunto ai soli docenti il 4 marzo e portato all’approvazione del Consiglio di Istituto l’8 marzo in tempi strettissimi, evitando accuratamente un dibattito aperto e franco al fine di maturare una decisione ponderata, consapevole e partecipata di tutta la comunità educativa.

“Il timore è anche che il Liceo Secco Suardo di Bergamo faccia da apripista ad altri istituti lombardi. Gli studenti delle scuole superiori sono in un’età delicatissima e una proposta del genere non giova alle loro scelte e alla loro tranquillità. Ancora una volta i genitori, primi responsabili dell’educazione dei loro figli, non sono stati coinvolti ma espropriati del loro diritto di conoscere e valutare il progetto con i tempi e i modi necessari. Purtroppo Regione Lombardia non ha voce in capitolo, ma mi auguro che a Roma si prendano provvedimenti per la tutela degli adolescenti minorenni”, ha commentato Barbara Mazzali, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.

 

* Consigliere comunale di Bergamo – Gruppo consiliare Fratelli d’Italia


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