C’è uno strano concetto di “bontà” che oggi caratterizza la nostra società


di Maria Bigazzi

SEI BUONO SE…

C’è uno strano concetto di bontà che oggi caratterizza la nostra società, quello per cui sei buono se fai una serie di cose che ti facciano sentire in pace con la coscienza, con la preoccupazione di non apparire diverso dalla massa e soprattutto se non comporta lo sforzo di farsi domande e riflettere sugli eventi.

Per cui, sei buono se, parli di doveri civili, come vaccinarsi, ripetendo che non lo fai per te stesso ma per gli altri, quelli di cui la nostra società egoista si riempie solo la bocca ma per esaltare le azioni del singolo.

Ma sicuramente è molto più facile adeguarsi allo standard proposto, che porsi delle domande su un trattamento sanitario imposto da un governo e nemmeno dal proprio medico. Perché le scelte comportano dei sacrifici, e oggi questi non si sa nemmeno più cosa siano.

Sicuramente è più doloroso rinunciare a tutto e combattere contro un sistema che priva i cittadini dei propri diritti fondamentali, che accettare ogni cosa passivamente nascondendosi dietro futili scuse.

E’ sempre la stessa storia, quella che viviamo dai tempi della scuola e che si proietta nella società: se vuoi essere accettato, devi conformarti, non devi farti domande e andare avanti a slogan buonisti, senza riflettere in modo oggettivo sugli eventi.

Con tale principio si può benissimo supporre che se domani per andare al lavoro servirà una tessera che dichiara di essersi sottoposti a un TSO, lo si accetterà, come si è accettato un lasciapassare dannoso e ricattatorio. Per gli altri ovviamente.

Ed è sempre per gli altri che si organizzano giornate mondiali in cui viene fatta la morale su come accettare il prossimo, dove si discetta su fenomeni come immigrazione, diversità, solidarietà, etc, mentre non ci si accorge nemmeno del vicino di casa o del compagno di classe bisognoso d’aiuto.

Perché sei buono se ti riempi la bocca di ideali, ma poi nella pratica ti rendi complice di un sistema che scarta il malato e bisognoso, reprime la vita umana in nome della libertà di scelta, seleziona le nascite per eliminare chi presenta delle problematiche.

Indossare i calzini spaiati per farsi vedere portatore degli ideali di uguaglianza e rispetto, mentre se si ha accanto una persona con disabilità non si perde occasione di rendergli la vita difficile o ridicolizzarlo, dimostra come la mentalità moderna viva celata dietro false maschere.

Se non si insegna già ai bambini il vero rispetto delle persone che hanno un valore e dignità unica, perché creati a immagine e somiglianza di Dio, allora tutta l’educazione viene meno, poiché si vedrà il prossimo come il diverso da ostacolare.

Infatti, se a mancare è tale consapevolezza, tutto risulta inutile e frivolo, come andare in giro con le calze spaiate o appendere bandiere della pace.

La società stessa ha creato delle categorie di persone e si mostra ostile di fronte ai cosiddetti diversi; che no, non sono i pro lgbtq, ma coloro che vengono eliminati già alla nascita con l’aborto selettivo, i malati che necessitano di cure (bambini e adulti), chi vive situazioni di instabilità psicofisiche…

Insomma, viviamo in un’era di maschere, dove per apparire buoni, è necessario abbracciare ogni ideologia e lotta già decisa, anche se va contro la Vita e la dignità dell’uomo. L’importante è sentirsi dalla parte dei buoni e giusti, senza azzardarsi a levare dissensi, ma omologandosi con la massa attraverso rituali che uniscono il gruppo.

E forse si può proprio parlare di società dei riti, dove ogni situazione e avvenimento viene vissuto attraverso celebrazioni laiche con simboli e gesti che accomunano i membri, dove chi si dissocia viene visto come il nemico da combattere e il pericoloso attentatore del gruppo.

Lo abbiamo visto in questi due anni con il virus, con la vaccinazione e con il green pass, e ora con il conflitto che improvvisamente ha fatto sparire l’argomento Covid-19.

Rispetto, solidarietà, dovere, educazione… questi e molti altri termini sono diventati la base per sferrare l’attacco verso coloro che si dissociano dall’ appartenere a caste chiuse e ideologizzate della società, intrise da una falsa e stucchevole morale fine a se stessa.

In tutto questo per avere il certificato del buon cittadino, non può certamente mancare la lotta lgbt. Una lotta comoda, che soprattutto sfrutta molto a chi se ne fa promotore dai piani alti, mentre tra i giovani sta portando una grave e repentina rovina dei costumi, nonché una distorta considerazione della persona come uomo e donna con i suoi ruoli e diversità all’interno del naturale ciclo vitale.

Le nuove teorie come quella gender, hanno sviato completamente dalla realtà oggettiva, inculcando una falsa e distorta idea di genere differente da quella naturale, proponendo come soluzione a chi presenta dei disturbi, l’accettazione passiva e arrabbiata dei propri sentimenti, senza tenere conto dei gravi danni psicologici e, nei casi del cambio di genere attraverso la chirurgia, anche fisici.

Ma tali idee rappresentano oggi un traguardo e vanto per la società che si mostra in questo modo inclusiva (altra parola del dizionario del buon cittadino) e rispettosa.

Lo stesso vale per le situazioni di conflitto: se vuoi apparire buono, è necessario che ti schieri da una parte, combatti un solo cattivo scelto dal mainstream, scendi in piazza con tanto di bandiere, rivendicando confini e ideali di nazionalismo rigettati da anni, in nome di una pace che però si invoca solo per alcuni, dimenticando tante altre situazioni di sofferenza e guerra nel mondo.

Questo perché il buonismo misto a falso pacifismo vuole che per ogni situazione tutte le forze e pensieri siano impiegate in un unico evento, in modo da far dimenticare tutto il resto e lasciare spazio a nuove false credenze per spingere il cosiddetto cittadino buono a diventare cittadino modello, non più di una Nazione, ma del mondo, secondo l’agenda 2030, quella che prevede l’abbattimento di barriere, una distribuzione equa delle risorse e quindi della popolazione (Malthus non è morto…), con l’eliminazione della povertà e della fame, delle fonti definite inquinanti per raggiungere un pieno stile di vita green, una popolazione schedata e identificata grazie a tessere di cui il green pass è solo l’inizio, una liquidità economica, etc…

Ecco, questi sono a grandi linee i passi da percorrere per sentirsi tranquilli con gli altri e se stessi, e per progredire nell’ipocrisia, con la certezza di sentirsi buono e inclusivo, e per questo accettato dal gruppo.

È auspicabile che ci sia un risveglio che conduca alla verità, nonostante la situazione attuale dimostri quanto sia più facile abbracciare senza se e senza ma slogan, stili di vita, simboli e gesti da ripetere automaticamente, per esorcizzare la paura del dolore e del sacrificio.

E questo a tal punto che in molte situazioni, è la stessa persona ad autolimitarsi e a togliersi libertà, come nel caso del martellamento psicologico della malattia da Covid, dove gli stessi individui che oggi parlano di pace, si sono resi complici di un sistema corrotto e ingiusto, che vede tuttora migliaia di persone senza lavoro, diritti negati, persone rovinate da una cura sperimentale decisa da un organo politico, restrizioni inutili e dannose, ma accettate, prolungate e da alcuni pure volute.

Se ci si identifica nel “buon cittadino” modello 2022, l’invito è quello di fermarsi e riflettere. Il sonno della ragione, infatti, genera mostri.


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