Ecco chi è il beato Torello da Poppi


di Mariella Lentini*

I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

 

È proprio un bullo questo ragazzo scapestrato che, da un giorno all’altro, cambia vita per farsi perdonare da Dio i tanti peccati commessi. Nato a Poppi (Arezzo) nel 1202, Torello (nome che deriva da Salvatore) rimane orfano dei genitori a diciotto anni. Si ritrova tutto solo, senza nessuno che lo ammonisca e che gli dia delle regole. Così il giovane Torello non lavora, dorme fino a tardi e, assieme a una combriccola di giovani sbandati come lui, ne combina di tutti i colori. È attratto, soprattutto, dal vizio del gioco. Mentre sta giocando a zara – un gioco di dadi del Medioevo – all’improvviso appare un gallo che si posa sulla sua spalla e canta per tre volte, tanto forte da assordarlo: «Chicchirichì! Chicchirichì! Chicchirichì!». Nello stesso istante una voce interiore urla a Torello che deve smettere di oziare e di perdere il suo tempo senza costruire nulla di buono. Il giovane rimane sconvolto, si guarda intorno smarrito, interrompe bruscamente il gioco, abbandona i compagni di scorribande e si rifugia nel vicino Monastero di San Fedele, a Vallombrosa. Si confessa con l’abate e, consapevole di aver condotto fino ad allora una vita spericolata, non vuole più far ritorno a casa e neppure fermarsi nel monastero. Si rifugia nella foresta, ad Avellaneto, dove si costruisce una capanna e, con indosso un ruvido saio, lì vive da solo per sessant’anni.

I capelli e la barba crescono e si ciba di erba. L’aspetto diventa quello di un uomo selvatico. Torello, però, è un altro uomo: prega, è amico degli animali, anche dei più feroci. Una volta rende docile come un agnello il lupo Manino, capo di un branco che imperversa nella zona. Il beato compie anche altri miracoli: molti vanno a trovarlo per ricevere consiglio, la pace dell’anima e la guarigione da malattie. All’età di 80 anni Torello sa che sta per arrivare l’ora della sua fine. Si reca, allora, nell’Abbazia di San Fedele per ricevere la benedizione. L’abate vorrebbe trattenerlo, ma Torello vuole ritornare nella sua capanna e s’incammina ricurvo, scheletrico, acciaccato da una lunga vita vissuta senza agi. Come previsto, Torello muore nel 1282 a Poppi, mentre le campane annunciano il suo trapasso suonando da sole. Viene sepolto nella Chiesa di San Fedele e a Poppi, ogni anno, viene festeggiato come santo patrono, con devozione e solennità.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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