Enrica Perucchietti: “con propaganda e ingegneria sociale ci vogliono intercambiabili e unidimensionali”


di Matteo Orlando

ALLA BASE DELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA VI È L’UTILIZZO COSTANTE E SCIENTIFICO DI TECNICHE SEMPRE PIÙ SOFISTICATE DI MANIPOLAZIONE PER PLAGIARE LE MENTI E OTTENERE IL CONSENSO

I grandi cambiamenti culturali che l’umanità affronta da decenni non sono né spontanei né casuali ma sapientemente “fabbricati” dai Poteri Forti. Alla base della società contemporanea vi è l’utilizzo costante e scientifico di tecniche sempre più sofisticate di manipolazione per plagiare le menti e ottenere il consenso. Il controllo si presenta sotto forma di “mode” e tendenze culturali apparentemente spontanee, attraverso cui gli architetti del mondialismo plasmano la mentalità e il pensiero della masse.

Ne sono convinti Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta autori di La Fabbrica della Manipolazione. Come difendersi dal condizionamento mentale la cui seconda edizione, ampliata e aggiornata, è appena stata pubblicata.

Dopo il successo di Governo Globale. La storia segreta del Nuovo ordine Mondiale, gli autori tornano ad approfondire le tappe ideologiche del mondialismo, spiegando gli influssi e le tecniche di condizionamento utilizzate dai Poteri Forti per costruire mode e tendenze volte a influenzare e pilotare la mentalità delle masse. Dai primi esperimenti di manipolazione mentale del dopoguerra alla “rivoluzione culturale” degli anni ’60; dalla “nuova morale sessuale” all’ideologia di genere; dalla nascita dell’arte contemporanea alla genesi delle rivoluzioni “democratiche” nei paesi dell’est europeo e del Medio Oriente; dal sorgere della “nuova spiritualità” allo sviluppo dei Fondamentalismi Religiosi, il saggio ripercorre una storia altra dell’età contemporanea, tanto misconosciuta quanto inquietante.

Informazione Cattolica ha intervistato Enrica Perucchietti. Laureata con lode in Filosofia, che vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Oltre a numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee è autrice di diversi saggi e inchieste giornalistiche.

Dottoressa Perucchietti, la propaganda e gli slogan del potere sembrano il leitmotiv dell’informazione mainstream, anche in Italia. Perché il mondo della comunicazione (pubblica e privata) spesso falsifica, più o meno ampiamente, la realtà?

Il giornalismo ha disatteso la propria missione e il proprio obiettivo di fare il “cane da guardia” del potere, divenendone semmai il “cane da compagnia” che tutela gli interessi del Sistema. L’informazione oggi è spettacolarizzata, è divenuta un mix tra intrattenimento e propaganda. Stiamo assistendo da anni a una profonda crisi del giornalismo, in un periodo in cui le redazioni hanno sempre meno soldi da investire nei reporter e sempre più pressioni da parte degli editori e degli sponsor per confezionare e pubblicare notizie. Una catena di montaggio che è diventata sempre più sfrenata e che sta portando all’automazione anche in questo settore per aumentare l’efficienza e ridurre i costi della redazione. A ciò si aggiunge il problema delle fake news e della post-verità che negli ultimi anni ha acquisito sempre più spazio e importanza anche nel dibattito pubblico, portando alla presentazione di disegni di leggi, alla creazione di task force e Commissioni parlamentari e dall’altro a stringere le maglie della censura dell’informazione indipendente. Da un lato stiamo assistendo al tentativo di creare una informazione certificata, le notizie col “bollino” degli auto-proclamatisi “professionisti dell’informazione”, dall’altra alla legittimazione morale della censura dei contenuti che non collimano con la narrativa del pensiero unico. Il potere non tollera che si pensi in modo libero e critico.A suo giudizio quali sono le principali tecniche, i più usati schemi, e i metodi occulti che il potere usa per plasmare l’immaginario delle masse e orientarne il consenso?

Con l’avvento della moderna “società di massa”, sempre più vasta e liquida, il potere ha dovuto esercitarsi su un numero indefinito di persone. L’arte del controllo ha finito per divenire un’ingegneria sociale, di sconcertante raffinatezza, che non si limita più a esercitare una mera suggestione o una superficiale “induzione al timore”, ma che riesce efficacemente a influenzare comportamenti e modi di essere, a volte senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica, grazie alla manipolazione “dolce”. L’obiettivo è quello di penetrare nella mente e nell’immaginario delle persone e di plasmarlo, in modo da eterodirigere il consenso senza che le vittime di questo processo di condizionamento se ne rendano conto. La propaganda e l’ingegneria sociale tendono anche a creare un essere umano “intercambiabile” e “unidimensionale”, come spiega il filosofo francese Michel Onfray in Teoria della dittatura, «un uomo cioè che pensa come tutti gli altri, agisce come tutti gli altri, gode come tutti gli altri e riflette come tutti gli altri». Per ottenere questo risultato vengono utilizzate diverse tecniche auree dell’ingegneria sociale, come lo pseudo-decalogo Chomsky, la Finestra di Overton, i princìpi di Cialdini, la teoria dello shock, il ricorso alla neo-lingua, la tecnica del framing, il ricorso alle fallacie, ecc. Negli ultimi due anni, per esempio, il potere ha utilizzato soprattutto la tecnica dell’empatia, il metodo del Divide et Impera e la paura per terrorizzare e disorientare l’opinione pubblica, esacerbare il clima di odio, sospetto e solitudine ed esercitare un vero e proprio autoritarismo sanitario. A ciò si sono aggiunti la censura e la criminalizzazione del dissenso.

Spettacolo e sessualità sono usati come strumenti di potere. In che modo?

L’industria dell’intrattenimento è una dei principali agenti propulsori dell’ingegneria sociale, grazie a una martellante e continua esposizione degli spettatori a contenuti volti a plasmarne l’immaginario, sdoganando persino idee, usi e costumi “nuovi” che sarebbero stati impensabili fino a qualche anno fa (pensiamo a tutti i film e serie TV che contengono riferimenti espliciti al gender, al poliamore, all’iper-sessualizzazione infantile o all’amore tra adulti e ragazzini). Cinema e TV spingono da sempre il pubblico a immedesimarsi nei contenuti proposti dal grande e piccolo schermo, andando a colmare gli spazi rimasti imbattuti dai media di massa. Negli ultimi anni a Hollywood e all’industria della musica si è affiancata la produzione sempre più massiccia di serie TV che contengono messaggi di propaganda predefiniti e si sfruttano le icone dello spettacolo per influenzare in particolare l’immaginario delle nuove generazioni.

Secondo lei come stanno traghettando la nostra società italiana verso il transumanesimo?

Il potere ci sta avviando gradualmente, da anni, verso uno scenario post-umano. Chi ha provato a mettere in guardia l’umanità su questi rischi è stato denigrato e bollato come un “complottista”. E invece, aveva solo precorso i tempi ma è rimasto inascoltato. Si tratta di un progetto di riconfigurazione antropologica, economica, ambientale ed esistenziale a medio termine di importanza epocale, nel senso che il suo successo cambierà l’umanità e il suo stare nel mondo come mai è accaduto nella storia. Si vuole portare alla costituzione di un “nuovo ordine” tecnologico, scientista e digitale, verso cui le élite tecnocratiche (come Klaus Schwab e i suoi colleghi di Davos) nutrono entusiasmo e aspettative sconfinate.

Cosa si nasconde dietro il cosiddetto “progresso”? 

Dietro la parola “progresso” si nascondono ricerche che fino a qualche anno fa sarebbero state bollate come incubi distopici e che vengono oggi offerte all’opinione pubblica come un traguardo per l’evoluzione collettiva e per una “rinascita” globale dopo l’incubo della pandemia. L’esaltazione per una tecnologia in apparenza democratica porta con sé, invece dei proclami utopistici, il rischio di creare una società distopica divisa in caste, in cui solo i super ricchi potranno avere accesso a cure mediche specifiche e al potenziamento fisico, mentre le masse non solo non possederanno nulla, ma saranno iper-controllate, iper-connesse e schiavizzate da una élite tecnocratica. Pensiamo per esempio che l’Agenda del Grande Reset è composta da diversi punti cruciali che intendono traghettare l’uomo verso il transumanesimo: dalla globalizzazione, decarbonizzazione e digitalizzazione (grazie all’implementazione di reti 5G e 6G), si passa ad abbracciare l’Intelligenza Artificiale e automazione (e conseguente “sostituzione del lavoro umano” ), la moneta digitale, l’Internet delle cose, l’identità digitale e biometrica per tutti, per arrivare alla robotica avanzata, e in definitiva, con il potenziamento umano. Per esempio, lo stesso Schwab nel suo libro La quarta rivoluzione industriale parla apertamente di ibridazione uomo-macchina, biologia di sintesi, editing genomico, xenotrapianti e molto altro ancora («assisteremo alla creazione di bambini i cui geni sono stati progettati e che posseggono tratti particolari o sono immuni da particolari malattie»). Ma se ci spostiamo verso la Silicon Valley i progetti di ibridazione uomo-macchina sono già realtà: uno su tutti il chip della Neuralink di Elon Musk, in attesa di approvazione della FDA per iniziare la sperimentazione sugli esseri umani.

Nel testo citate ampiamente Aldous Huxley e George Orwell e i loro due modelli di dittatura (e conseguentemente manipolazione). Venendo all’oggi, sembra che ci sia, anche in Italia, un’erosione progressiva dei princìpi democratici sostituiti con dispositivi basati sul bio-potere e sulla bio-sicurezza. Secondo lei, Mario Draghi e i suoi accoliti tentano realmente di instaurare una dittatura distopica in Italia?

La pandemia è stata sfruttata come una occasione dal potere per accelerare il processo di ri-feudalizzazione della società, volto a creare un mondo nuovo mondo che, al di là dei proclami utopistici, rischia di divenire una gabbia elettronica, in cui tutti le nostre libertà personali verranno (e hanno già iniziato a essere) limitate in nome della biosicurezza e del biopotere. In una società che critica e contesta qualsiasi tema e mette sotto esame qualsiasi autorità, da quelle politiche a quelle religiose, le uniche autorità che restano inattaccabili sono quelle identificate come le ancelle della “scienza”, le cui voci si diffondono e dispiegano attraverso i media di massa, entrando quotidianamente nelle nostre case tramite televisione, radio e quotidiani e imponendoci cosa pensare in base al nuovo catechismo scientocratico. L’autoritarismo sanitario in cui viviamo, ci ha condotti a consolidare un nuovo culto di Stato basato sul biopotere e ad adottare uno specifico catechismo con la sua liturgia. Definendo moralmente e spiritualmente “sbagliate” le forme di critica, analisi o dissenso rispetto al nuovo catechismo e ai suoi dettami, il culto impedisce ogni confronto sulla propria validità e impedisce ai membri di indulgere in riflessioni senza cadere in “eresia”.

Diversi politici e giornalisti sembrano legittimare la censura e la patologizzazione del dissenso, come abbiamo notato sulla questione Covid e come si sta verificando sul conflitto Russia-Ucraina. Che pensa in merito?

Il potere non intende più oggi, uccidere in pubblica piazza i propri nemici, rischiando pertanto di creare dei martiri; vuole invece rieducare e “convertire” le menti di costoro al proprio volere. Curarli, se possibile. E se la rieducazione di costoro dovesse risultare impraticabile, “vaporizzarli”, cancellandone ogni traccia in una moderna forma di damnatio memoriae. Negli ultimi due anni si sta cercando di indurre l’opinione pubblica a sostenere l’equiparazione tra coloro che dissentono ai pazzi, che andrebbero quindi sottoposti a cure psichiatriche per poter essere riaccettati in seno alla società. Ci troviamo di fronte a un atteggiamento paternalistico, autoritario e scientista del potere che mira a ottenere cieca obbedienza da parte dei cittadini (che per paura finiscono per autocensurarsi) e nel caso che questi si rifiutino di sottomettersi in modo acritico, di poter correggere il comportamento e il pensiero di costoro attraverso la psichiatria o la tecnologia. Si passa così dal coniare espressioni nuove per patologizzare il dissenso a vere e proprie proposte per legittimare il ricorso a metodi farmacologi (dall’ossitocina agli elettrodi per modificare i pregiudizi verso gli stranieri). Si vuole cioè indurre i cittadini a credere che emozioni e sentimenti intrinseci alla natura umana come la paura e come l’odio e persino il dissenso siano malattie psichiche e che siano auspicabili delle “cure” per coloro che non vogliono piegarsi al finto buonismo del sistema. Per questo il mio invito è di tornare a ragionare e dubitare con la propria testa, a esercitare una ponderata “ermeneutica del sospetto”. È necessario continuare a denunciare apertamente le distorsioni della nostra epoca in modo che la nostra voce non ci venga tolta. Per non finire intossicati dal fuoco della censura, per non morire nei roghi che il totalitarismo democratico sta appiccando con solerzia. Quella censura che bruciava i libri, che falsifica la storia, che riscrive il presente, che vuole riprogrammare le menti per garantire l’infallibilità del Sistema.


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Un’intervista da imporre con “obbligo” di lettura e studio nelle scuole medie, secondarie e superiori, oltre che nelle redazioni dell’intero sistema giornalistica italiano, cominciando dalla piovra RAI – MEDIASET – LASETTA
Grazie Enrica