Santificato o detestato: ma chi è davvero Vladimir Putin?


a cura di Angelica La Rosa

PUTIN È OGGETTO DI UN CULTO DELLA PERSONALITÀ CHE NON HA EGUALI NEL MONDO CONTEMPORANEO

È uscito nei giorni scorsi, in una nuova edizione aggiornata sull’attacco russo all’Ucraina, il libro “Putin. L’ultimo zar da San Pietroburgo all’Ucraina” (Piemme).

Lo scrittore Nicolai Lilin ricostruisce la vita sorprendente e la folgorante ascesa politica di Vladimir Putin, da una misera casa popolare nel quartiere criminale di Leningrado alla poltrona presidenziale del Cremlino. Con il suo tipico stile potente che cattura e non lascia andare fino alla fine, Lilin indaga non solo la storia ma anche l’animo di Putin. Come in un romanzo ne racconta le origini, ne descrive le trasformazioni, ne ricorda i talenti che lo hanno portato a diventare il personaggio che conosciamo: temuto, amato, discusso e divisivo.

Un ragazzo a cui la strada ha insegnato a essere spietato e ambizioso. Un giovane uomo affascinato dalle avventure delle spie sovietiche che sogna di lavorare nel KGB. Un uomo che, giunto al Cremlino, deve fare i conti con un Paese in ginocchio e un apparato amministrativo obsoleto e corrotto. Un Presidente che esercita il potere, per tantissimi anni, con il pugno di ferro.

In questa nuova edizione, Lilin (celebre autore della Trilogia siberiana, “Educazione siberiana”, “Caduta libera” e “Il respiro del buio”) ci racconta il conflitto perenne con gli stati confinanti, la nuova aggressiva politica estera, fino ad arrivare alla crisi e alla guerra con l’Ucraina e alla sua temeraria sfida a tutto l’Occidente. Santificato o detestato, Putin è comunque oggetto di un culto della personalità che non ha eguali nel mondo contemporaneo. Ma chi è davvero il nuovo zar di tutte le Russie?

Nicolai Lilin ha visto da vicino il sistema sconcertante di poteri ombra che governano la Russia. È stato assoldato alla difesa di un oligarca nostalgico, ha conosciuto l’amore intenso e il dolore atroce, la violenza, la sete di vendetta e il pentimento. Incisa nei tatuaggi e nelle cicatrici del corpo e dell’anima si porta addosso la sua storia. Lilin, infatti, è stato educato da un’intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, cioè un “criminale onesto”. È finito in carcere, ha combattuto per la sopravvivenza nelle carceri della sua città e poi in Cecenia, cecchino in un reparto d’assalto. Da diversi anni vive in Italia una nuova vita, messa al servizio della cultura e della letteratura.

 


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