Mons. D’Ercole su Di Maio: “toni non degni di uomini di Stato”


di Emanuela Maccarrone

IL VESCOVO GIOVANNI D’ERCOLE: “IN DIVERSE NAZIONI DELL’AFRICA, DELL’ASIA, DEL MEDIO ORIENTE E IN AMERICA LATINA SUSSISTONO GUERRE CHE DURANO DA DECENNI, DI CUI NESSUNO PARLA E CI RICORDANO COME IL MONDO NECESSITI DI UNA VERA CONVERSIONE AL PERDONO E ALLA GIUSTIZIA, PILASTRI SUI QUALI COSTRUIRE LA PACE

Nella sua pagina facebook, monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo emerito di Ascoli Piceno, ha recentemente pubblicato un forte monito per cercare la pace tra Russia e Ucraina.

Calma! Ci vuole self control per non creare più problemi di quelli che già la guerra in Ucraina sta creando”, ha scritto il vescovo che ha voluto stemperare il clima di guerra che da settimane anima gli spiriti, i dialoghi e i media mainstream, invitando a moderare i toni e le parole attraverso un linguaggio corretto e pacifico.

Leggo anche da parte di alti responsabili della nostra diplomazia attacchi a Putin molto offensivi e non proprio degni di uomini di stato, come pure attacchi al patriarca della chiesa ortodossa russa per la sua omelia di domenica 6 marzo riferita solo parzialmente dai nostri media”.

Il prelato ha evidenziato che il momento è drammatico e l’Europa non ha saputo affrontare la situazione con “autorevolezza ed efficienza”, poiché in gioco c’è anche il futuro dell’Unione europea, pertanto il prelato ha raccomandato la massima prudenza. “Le notizie che ci giungono attraverso i media e i social non vanno prese per oro colato […]. Evitate di lasciarvi assorbire da tutto quello che i media, le televisioni e i social continuamente propongono sulla guerra perché il rischio di fake news è molto alto!”.

Noi siamo per la pace; lavoriamo come possiamo perché si raggiunga la pace e per questo dobbiamo non buttare benzina sul fuoco ma spegnerlo con la nostra corale intensa preghiera”. Secondo il vescovo, è fondamentale tener presente che l’Italia è in una posizione delicata “avendo in pratica dichiarato guerra alla Russia e al suo popolo inviando armi in Ucraina”. In questa situazione, il monsignore ha invitato a fare spazio all’amore fraterno che unisce i cristiani e ci fa vicini al prossimo, evitando giudizi di parte.

Amiamo il popolo russo e quello ucraino vittime di una situazione creata dai loro rispettivi governanti ed esprimiamo a entrambi vicinanza e solidarietà: sono popoli fratelli per lunga tradizione storica e spirituale. Aiutiamo i profughi della guerra accogliendoli come in tanti stanno facendo ed evitiamo di schierarci come in una partita di calcio da una parte o l’altra perché ci sfuggono tutti gli elementi necessari per un giudizio equo della situazione”.

Il monsignore ha concluso il suo messaggio ricordando che in diverse nazioni dell’Africa, dell’Asia, del Medio Oriente e in America latina sussistono guerre che durano da decenni, di cui nessuno parla e ci ricordano come il mondo necessiti di “una vera conversione al perdono e alla giustizia”, pilastri sui quali costruire la pace.

Ma il vescovo ha ricordato un elemento fondamentale affinché si possa garantire la pace: “solo Dio può cambiare il cuore dell’uomo, specialmente la coscienza di coloro che parlano di pace e fabbricano armi sempre più sofisticate e micidiali”.


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