L’uomo e il “sistema” economico: come e perché la ricchezza va condivisa


di Don Gian Maria Comolli*

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA COME PROGETTO PER RIFORMARE LA SOCIETÀ: IL RAPPORTO FRA MORALE ED ECONOMIA SECONDO IL COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA (NN. 330-335)

Nel disegno del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2 aprile 2004), alla riflessione sul lavoro segue giustamente quella sulla vita economica. Il relativo capitolo (cfr. nn. 323-376), dopo aver evidenziato alcuni aspetti biblici e definito il rapporto tra morale ed economia, esamina i vari soggetti del sistema economico (Stato, mercato, corpi sociali intermedi, iniziativa privata, impresa, consumatori e risparmiatori) mostrando i loro compiti e le loro responsabilità. Nella conclusione è presentata una disamina del complesso fenomeno della globalizzazione economico-finanziaria.

Nell’Antico Testamento si riscontra un duplice atteggiamento verso i beni materiali e la ricchezza. Da un lato è sottolineato l’apprezzamento essendo essenziali per la vita dell’uomo, dall’altro notiamo la condanna quando questi sono utilizzati in modo sconveniente. Fondamentale è pure il riconoscere la povertà creaturale supportata da una convinzione: ogni uomo è sempre oggetto di particolare attenzione dell’Assoluto. Inoltre, quando la povertà è assunta, o addirittura ricercata con “spirito religioso”, ciò mostra che la persona non ripone la sua fiducia nelle cose ma in Dio, arricchendo così la povertà di un significato morale, poiché «questi atteggiamenti rendono l’uomo capace di riconoscere la relatività dei beni economici e di trattarli come doni divini da amministrare e da condividere, poiché la proprietà originaria di tutti i beni appartiene a Dio» (n. 324).

Cristo pur assumendo totalmente la visione dell’Antico Testamento l’amplifica riferendosi al concetto di “Regno di Dio” che sollecita la giustizia, la fraternità, la solidarietà e la condivisione. In concreto, ciò significa: «rendere giustizia ai poveri, affrancare gli oppressi, consolare gli afflitti, ricercare attivamente un nuovo ordine sociale, in cui si offrano adeguate soluzioni alla povertà materiale e vengano arginate più efficacemente le forze che ostacolano i tentativi dei più deboli di riscattarsi da una condizione di miseria e di schiavitù» (n. 325).

Ebbene, alla luce della Rivelazione, l’attività economica rientra nella vocazione affidata da Dio a ogni persona. Di conseguenza, la finalità dell’economia e del progresso materiale, è il servizio all’uomo e alla società.

Il fondamento biblico della ricchezza, è dal Compendio maggiormente concretizzato nel secondo punto della prima parte, quando è messo nuovamente in risalto che le ricchezze provengono da Dio, di conseguenza i possessori, che sono unicamente amministratori, hanno il dovere di condividerle affinché tutti ne usufruiscano. Così ammoniva i ricchi san Basilio il Grande: «un grande fiume si riversa, in mille canali, sul terreno fertile: così, per mille vie, tu fa’ giungere la ricchezza nelle abitazioni dei poveri» (Homilia in illud Lucae, Destruam horrea mea, 5: PG 31, 271).

La seconda parte tratta del rapporto sostanziale e intrinseco tra ordine economico e connotazione morale dell’economia. Concetto esposto riferendosi al n. 190 dell’enciclica di Pio XI Quadragesimo Anno (15 maggio 1931): «le leggi, che si dicono economiche, tratte dalla natura stessa delle cose e dall’indole dell’anima e del corpo umano, stabiliscono quali limiti nel campo economico il potere dell’uomo non possa e quali possa raggiungere».

È opportuno, a questo punto, chiarire che cosa intendiamo con il termine “economia”. Identifichiamo con economia l’insieme delle istituzioni e dei processi atti a soddisfare in modo pianificato, costante e continuativo i bisogni umani di beni e di servizi, per rendere possibile ai singoli e, di conseguenza alle organizzazioni sociali, lo sviluppo di una vita e di una civiltà confortevoli, con una soglia minima di beni prevista per ogni persona. Al vocabolo economia è strettamente collegato quello di “beni” che indica il dovuto alla persona per conservare e sviluppare la sua vita fisica, psicologica e intellettiva. Infatti, gli aspetti psicologici e intellettivi, supportano l’uomo nell’ individuare il significato dell’esistenza e fanno nascere e crescere nella persona gli ideali da attuare per una piena e totale realizzazione.

L’economia, certamente, trae le proprie leggi nodali da quelle “di mercato” che spaziano dal mercato, alla domanda, al valore delle materie prime… Ma queste, come ci ha insegnato la Quadragesimo Anno, devono essere integrate con le valenze etiche. Afferma infatti Pio XI: «la legge morale è quella la quale, come ci intima di cercare nel complesso delle nostre azioni il fine supremo ed ultimo, così nei particolari generi di operosità ci dice di cercare quei fini speciali, che a quest’ordine di operazioni sono stati prefissi dalla natura, o meglio, da Dio, autore della natura, e di subordinare armonicamente questi fini particolari al fine supremo» (n. 191).

Di conseguenza, possiamo parlare, di “moralità dell’economia”. Immediatamente, alcuni potrebbero ipotizzare una riduzione d’autonomia della scienza economica, o reputare che diversi parametri di confronto possono comprometterne la validità. Invece no, anzi le valenze morali sono un fattore di efficienza sociale per l’economia stessa e anche di equità, sconfiggendo gli atti di egoismo umano che deviano i processi economici, restituendo così a questa disciplina l’obiettivo che gli è proprio, infatti, come ogni agire umano, anche l’economia, deve prefiggersi il servizio alla persona sollecitato dalla giustizia e dalla solidarietà (cfr. n. 332).

Consegnando ad Amartya Sen, economista di origine indiana e autore del famoso saggio “Etica ed economia” (ed. Laterza, Bari 1987) il “Premio Gianni Agnelli” (marzo 1990) l’allora Amministratore Delegato della Fiat Cesare Romiti (1923-2020), così si espresse: «le motivazioni etiche non contrastano con i meccanismi dello sviluppo economico, ne sono parte integrante; non soltanto una regola di comportamento individuale, ma anche il fondamento degli strumenti di governo dell’economia».

Purtroppo, questo rapporto è spesso assente nelle decisioni e nei comportamenti dei vari attori del mercato. E, le conseguenze e gli effetti dannosi delle logiche totalmente individualiste, egoiste e soggettiviste che hanno prevalso negli ultimi anni, sono sotto gli occhi di tutti, avendo bloccato una crescita complessiva e condannato parti della società globale alla regressione.

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* sacerdote ambrosiano, collaboratore dell’Ufficio della Pastorale della Salute dell’arcidiocesi di Milano e segretario della Consulta per la Pastorale della Salute della Regione Lombardia. Cura il blog personale: www.gianmariacomolli.it.


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