La società che stermina i disabili perché non li vuole più vedere


di Gianmaria Spagnoletti

EUTANASIA: I CASI DI VINCENT LAMBERT E SAMANTHA D’INCÀ SPALANCANO UNA PORTA INQUIETANTE. IL LIBRO DI MICHEL HOUELLEBECQ CI PERMETTE DI RENDERCI CONTO DEL FUTURO CHE CI ASPETTA…

Samantha d’Incà è morta. È stata “lasciata andare”, come hanno affermato i media, diventati ormai un coro unico dove non sono ammesse stonature.

Tutto era cominciato quando Samantha si era rotta un femore a causa di una caduta in giardino. Per colmo di sfortuna, poi, durante l’operazione per sistemare l’osso fratturato, una infezione aveva mandato la povera paziente in coma, o meglio in “stato vegetativo persistente” da cui non si era più risvegliata. Fino a martedì, giorno in cui la vicenda ha avuto il suo triste epilogo.

Parlando con persone che si dichiaravano favorevoli all’eutanasia, con una certa sorpresa, non ho ascoltato discorsi sulla pseudo-dignità o “libertà di decidere”, ma solo una gran paura della morte e della sofferenza. E parlando di questo eravamo riusciti a trovare, inaspettatamente, un punto di accordo.

Ma è proprio questo che condividiamo tutti. La paura della sofferenza dovrebbe spingere a una maggiore divulgazione di pratiche come le cure palliative e la terapia del dolore; invece è usata per proporre la facile via d’uscita dell’interruzione delle cure sull’onda dell’emozione sollevata dal “caso pietoso”, con un metodo ormai ben collaudato dai media. La stessa cosa vale per lo “stato vegetativo”, definizione che ha visto mutare il suo aggettivo da “permanente” a persistente”, in ragione degli studi in materia, che non escludono la possibilità di un risveglio del paziente.

Anche nel caso di Samantha D’Incà tutto è andato, ovviamente, come da programma. E anche se il decreto legge sul cosiddetto “fine vita” è fermo dopo essere passato alla Camera, si tratta solo di uno stop temporaneo: in realtà la porta è già ben spalancata, come dimostra la mancanza di reazione da parte dell’opinione pubblica. Già che c’eravamo, è arrivata pure la dichiarazione di Alain Delon, il quale avrebbe già dato disposizione al figlio Anthony di somministrargli l’eutanasia “quando sarà il momento”. Insomma, motus in fine velocior, tutto concorre alla meta stabilita con sempre maggior velocità.

L’ha capito e spiegato molto bene anche Michel Houellebecq, nel suo ultimo libro “Annientare”, che narra la storia di una famiglia francese nel 2026, quindi nel prossimo futuro, alle prese con la crisi dei rapporti e con la malattia di uno dei suoi membri, colpito da ictus. Vale la pena di leggerlo, anche se le sue 700 pagine possono intimidire anche i lettori più incalliti. “La nostra società – vi annota lo scrittore francese – ha un problema con la vecchiaia; un problema serio che poteva portarla all’autodistruzione. La vera ragione dell’eutanasia è che non sopportiamo i vecchi, non vogliamo nemmeno sapere che esistono, quindi li teniamo in posti speciali, fuori dalla vista degli altri esseri umani. Quasi tutte le persone oggi considerano che il valore di un essere umano diminuisce con l’aumentare dell’età”.

Non per niente, Houellebecq si è schierato con decisione contro la sentenza di eutanasia inflitta a Vincent Lambert (1976-2019): “Lo stato francese è riuscito a compiere l’impresa: uccidere Vincent Lambert”, ha scritto Houellebecq. “L’ospedale aveva altre cose a cui pensare che mantenere in vita degli handicappati”. Secondo Houellebecq, Lambert “non era in fin di vita, ma viveva in uno stato mentale particolare, del quale sarebbe onesto dire che non ne sappiamo praticamente nulla”. E ancora: “Mi è difficile liberarmi della fastidiosa impressione che Vincent Lambert sia morto per colpa di una mediatizzazione eccessiva, per essere diventato un simbolo suo malgrado; si trattava, per la ministra della Sanità, di farne un esempio. ‘ Di aprire una breccia’, come si dice, ‘ di fare evolvere le mentalità’”.

O anche (si può aggiungere) di preannunciare il futuro che potrebbe venirci imposto: quello dove i malati gravi e disabili verranno eliminati perché considerati un costo, “un peso per la società“.

Fatto questo preambolo, va sottolineato che la lettura di Annientare vi porterà a una realizzazione cruciale: vogliono uccidere i disabili. Vogliono farli fuori. A norma di legge.

Già i Paesi nordici hanno intrapreso il percorso per eliminare i bambini con Trisomia 21 già nel grembo materno, definendosi “Down-free”, con un eufemismo che cela la realtà per quella che è: uno sterminio. E in questo, le parole inglesi aiutano molto. Seguono a ruota i bambini con la spina bifida, l’anemia mediterranea, il labbro leporino, chi più ne ha più ne metta. Basta poco per finire in lista nera.


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