Guerra, a morire non saranno solo gli Ucraini: il caso Libano


di Pietro Licciardi

TRA LE RICADUTE DEL CONFLITTO ANCHE L’AGGRAVARSI DELLA SITUAZIONE POLITICA ED ECONOMICA DEL LIBANO

Tra le ricadute internazionali del conflitto russo-ucraino vi è un ulteriore aggravamento della situazione politica ed economica del Libano, già molto precaria. Il paese dei cedri infatti è formalmente schierato in campo occidentale ma è nel mirino degli Stati Uniti, che mantengono una pesante pressione economica per colpire la Siria – che dal 1976 al 2005 ha occupato il paese considerato una sua provincia, e l’alleato Hezbollah, fazione mussulmana sciita legata all’Iran .

La popolazione libanese – come informa l’agenzia stampa del Pime, Asianews – segue con apprensione l’evolversi degli eventi in Ucraina la cui invasione sembra avallare la logica della forza nelle relazioni internazionali, il che fa guardare con preoccupazione al vicino siriano che non ha mai rinunciato ai suoi obiettivi “storici” nei confronti del Libano, stesso argomento peraltro usato da Vladimir Putin verso l’Ucraina.

A questo si aggiunge il fatto che il Libano dopo l’esplosione a Beirut del 4 Agosto 2020 non può più contare sullo stoccaggio di 120mila tonnellate di grano nei silos portuali. Grano importato assieme a olio vegetale e carburante, il cui prevedibile aumento del prezzo avrà un ulteriore effetto a catena generando ulteriore inflazione in una economia già disastrata.

Ancor prima dello scoppio del conflitto il 75% dei libanesi era sotto la soglia della povertà, tanto che l’organizzazione internazionale Mercy Corps ha lanciato una drammatica allerta: «L’impatto dell’invasione russa dell’Ucraina va a esacerbare una situazione umanitaria che era già disastrosa in Libano, e che rischia di provocare una ulteriore destabilizzazione politica, di minare la ripresa economica e di rendere moltissime persone dipendenti dagli aiuti umanitari». Il rapporto prospetta inoltre una ripresa dei prezzi dei prodotti di base, una lotta all’accaparramento a breve termine dei beni di prima necessità e delle attività al mercato nero, con un progressivo aumento dei costi di importazione e una ulteriore riduzione della qualità dei servizi essenziali, come la fornitura di elettricità, internet e acqua. Il conflitto ucraino sempre secondo Mercy Corps avrà un impatto negativo pure sugli aiuti umanitari inviati in Libano, perché eserciterà una ulteriore pressione sui bilanci globali per aiuti umanitari e sostegni allo sviluppo”.

Sul piano religioso sia il patriarca cristiano-maronita che il muftì sunnita della Repubblica hanno condannato l’invasione russa. Di contro, il patriarcato di Antiochia dei greci-ortodossi, con sede in Siria, mantiene il silenzio su questo argomento. Inoltre, il patriarcato non ha seguito il patriarca ecumenico nel suo approccio al riconoscimento dell‘autonomia della Chiesa autocefala di Kiev. Diverso l’approccio delle Chiese cattoliche libanesi che si sono associate con fervore, la sera del 25 marzo, alla cerimonia penitenziale e alla preghiera di consacrazione della Russia, dell’Ucraina e del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Il Libano stesso è uno dei Paesi dedicati al cuore immacolato della Vergine.

Chissà se il nostro governo, dimostratosi incapace di mediare per evitare la guerra, vorrà almeno adoperarsi per favorire un allentamento della pressione economica sul Libano e favorire una sua ripresa.


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