Non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, che riguardi esclusivamente chi lo commette

Non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, che riguardi esclusivamente chi lo commette

di Diego Torre

IL RAPPORTO CON DIO È UN RAPPORTO FRA PERSONE LIBERE, MA HA CONSEGUENZE ANCHE SU TUTTA LA SOCIETÀ

Dio, come il Padre misericordioso della parabola, spia sempre il nostro “ritorno” e scorgendoci da lontano, ci viene incontro e ci stringe a sé in un abbraccio amoroso (cf Lc 15, 11-32). Ma, per quanto il Padre desideri il ritorno del figlio, come lo lascia libero di andarsene da casa e di sbagliare, così lo lascia libero di ritornare: «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi».

L’accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa» (1 Gv 1,8-9) [Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1847]. Confessando l’errore, il “colpevole” si assume la responsabilità e si fa carico delle conseguenze dell’atto compiuto e si pente, chiede perdono, proponendosi di cambiare il proprio comportamento. Questa è la dinamica della conversione, intesa come “luogo teologico – momento favorevole” in cui, noi creature, decidiamo, non solo di non peccare ma più ancora di combattere il male, vigilando per non essere sopraffatti e riportare vittoria sul male che sempre ci insidia (confronta 1Pt 5,8). “verranno anche le tempeste, ma chi ama sinceramente l’Immacolata passerà incolume, non macchiato dal peccato, attraverso tutte le burrasche, comprese le più pericolose. E nel caso di un’inciampata, di una caduta, non perdete mai la fiducia, perché ogni caduta si risolverà per noi in una maggiore umiliazione, in una maggiore vigilanza, in una parola in un maggior bene, a condizione che ricorriamo a Lei” (Scritti Kolbiani, n. 750).

Nella società attuale si è perso il senso del peccato. Viene esaltata senza limiti la libertà personale che decide del giusto e dell’ingiusto, senza il ricorso ad una misura assoluta di riferimento. Cessata la distinzione oggettiva tra il bene e il male, si verifica la caduta del senso del sacro e Dio è sempre più spinto ai margini della vita dell’uomo e della società. “Su questo punto avvertiamo quanto grande debba essere il cammino della ‘nuova evangelizzazione’. Occorre restituire alla coscienza il senso di Dio, della sua misericordia, della gratuità dei suoi doni, perché possa riconoscere la gravità del peccato, che mette l’uomo contro il suo Creatore” (San Giovanni Paolo II, 25-8-1999).

La varietà dei peccati è grande” (CCC 1852) in rapporto ai comandamenti, le virtù, la Parola di Dio. In relazione alla gravità si conferma (confronta CCC n. 1854 e seguenti) la classica distinzione in peccato veniale che è “quello lieve” e in peccato mortale. Questo oltre alla “materia grave” vuole il “deliberato consenso”, una scelta libera; e inoltre la “piena avvertenza” cioè la coscienza del male che si sta facendo. La valutazione schematica ed oggettiva è però molto relativa. Il vero punto di riferimento oltre che la volontà è il cuore; la gravità del peccato è inversamente proporzionale all’amore; più cresciamo in esso meno gravi saranno i nostri peccati; per questo S. Agostino può scrivere: “ama e fai quel che vuoi”. Qualunque peccato ha sempre un bersaglio da colpire, contro cui andare: Dio, il prossimo, se stessi e non ultimo va sempre più definendosi il concetto di peccato ecologico contro il creato, nostra “casa comune”.

La responsabilità rimane dei singoli, perché una struttura non è soggetto di atti morali per cui il peccato sociale è il frutto e l’accumulo di molti peccati personali. I “peccati sociali” sono “situazioni di peccato”, promosse da “strutture di peccato” (Reconciliatio et paenitentia, 2 dicembre 1984, n. 16), comportamenti collettivi a danno di terzi, commessi da gruppi sociali, o intere nazioni o blocchi di nazioni. Fra essi l’aborto promosso dagli Stati e dall’ONU, tante volte denunciato da Papa Wojtyla e l’aggressione al creato, per la quale Papa Bergoglio accusa “il capitale finanziario globale [che] è all’origine di gravi delitti non solo contro la proprietà ma anche contro le persone e l’ambiente. Si tratta di criminalità organizzata responsabile, tra l’altro, del sovra-indebitamento degli Stati e del saccheggio delle risorse naturali del nostro pianeta” (15.11.2019).

Non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, che riguardi esclusivamente chi lo commette, perché, per la solidarietà misteriosa che lega tutti gli uomini, il peccato di uno ha ripercussione sugli altri. Come «ogni anima che si eleva, eleva il mondo», «un’anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la Chiesa e il mondo intero». Il fronte del male così si allarga in un modo che sembra inarrestabile creando disorientamento e sconforto nelle persone di retta coscienza, “ma l’annuncio della vittoria di Cristo sul male ci dà la certezza che anche le strutture più consolidate dal male possono essere vinte e sostituite da strutture di bene” (cf Ib 39).

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