La salvezza che il Signore vuole portare attraverso Pietro è rivolta a tutti gli uomini


di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO DI DOMENICA I MAGGIO 2022 – III DOMENICA DI PASQUA

Dal vangelo secondo san Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

COMMENTO

«Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti». E’ questa la frase conclusiva del brano. Dunque i discepoli avevano già incontrato due volte Gesù Risorto. Ci aspetteremmo di trovare persone cariche di energia, entusiaste. Invece il brano inizialmente sembra mostrarci un gruppo di persone deluse, che vanno ciascuna per conto loro. Il gruppo dei discepoli sembra essersi sfaldato. Non ci sono tutti, Di due discepoli l’evangelista non riporta neppure il nome. Anche la frase di Pietro: «io vado a pescare» ci da l’idea di un insieme di persone che oramai non è più un gruppo. La notte infruttuosa aumenta la loro amarezza: non sono più neppure capaci di svolgere il loro antico lavoro!

È questo il clima che incontra Gesù quando, sul far del mattino, si presenta sulla riva del mare. Gesù suggerisce loro di uscire di nuovo a pescare (cosa senza senso: di giorno i pesci se ne stanno in profondità!), loro ci vanno e improvvisamente, prodigiosamente, le loro reti si riempiono di pesci. A questo punto Giovanni capisce tutto, ed esclama: «E’ il Signore!». Non significa solo: «Guardate, la persona che abbiamo incontrato sulla spiaggia è Gesù», ma significa: «E’ il Signore della nostra vita!». Infatti non dice: «E’ Gesù!», ma dice: «E’ il Signore!». Allora lo stato d’animo degli apostoli cambia improvvisamente: Pietro si veste e si butta in acqua, gli altri apostoli trascinano alla riva la barca, e tutta la realtà cambia aspetto.

Arrivati alla spiaggia trovano Gesù che li aspetta, e si è già premurato di preparare loro qualcosa da mangiare: il Signore si prende cura dei suoi amici. Chiede ai discepoli di portargli il pesce pescato: Pietro trascina a terra la rete piena di 153 grossi pesci. Perché la precisazione del numero? Alcuni commentatori dicono che 153 fossero le specie di pesci allora conosciute, altri fanno riferimento alla complicata simbologia dei numeri presente nella Bibbia: 153 è il risultato di 10 + 7 x 3 x 3: i numeri tre, sette e dieci indicano la perfezione, la completezza, come a dire che la salvezza che il Signore vuole portare attraverso Pietro, attraverso la Chiesa, è rivolta a tutti gli uomini, nessuno escluso.

L’incontro di Gesù con gli apostoli ha cambiato il loro modo di essere: erano delusi e amareggiati, dopo avere incontrato Gesù hanno ritrovato entusiasmo e voglia di agire, e il loro lavoro è diventato fruttuoso oltre ogni immaginazione. Anche noi siamo nella stessa condizione degli apostoli: sappiamo che il Signore è risorto, sappiamo che anche noi siamo chiamati alla vita eterna, ma tutto questo non ci da entusiasmo o serenità. Gli apostoli hanno cambiato atteggiamento dopo aver incontrato Gesù, dopo avere fatto esperienza di Lui. Anche per noi è così. Conoscere qualcosa (magari in modo approssimativo) della religione non ci cambia la vita.

Se non facciamo una vera esperienza di Gesù non possiamo ricevere quei doni che Egli vuole darci. Noi difficilmente incontreremo Gesù in carne ed ossa come è successo agli apostoli, ma questo non è necessario. Noi lo possiamo incontrare nella preghiera, nei sacramenti, in particolare nella confessione e nella Eucaristia. Possiamo esprimergli il nostro amore obbedendo alla sua parola («chi mi ama osserva i miei comandamenti»), con un modo di vivere gradito a Dio, vivendo in modo moralmente ordinato, mostrando il nostro amore dedicandoci con generosità ai fratelli che ne hanno bisogno, alla comunità, alla Chiesa. Così, non altrimenti, possiamo fare una vera esperienza del Signore. E possiamo, come i discepoli, passare dalla delusione e dall’amarezza che la vita talvolta ci lascia alla pace e alla gioia che il Signore vuole donarci.

 


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