Molti sindacati tradiscono i lavoratori e pensano solo agli iscritti


di Gian Piero Bonfanti

FESTA DEL LAVORO, OGGI ORAMAI UNA RICORRENZA NON PER TUTTI

Anche quest’anno abbiamo assistito ai riti e miti della “Festa del Lavoro“. Una festa che è trascorsa in una tranquilla giornata domenicale in cui finalmente chi era sotto stress ha potuto godere di qualche momento di relax: via le mascherine, via le imposizioni limitative ed i controlli giornalieri, via la routine delle procedure di sicurezza.

I più fortunati hanno potuto trascorrere momenti in famiglia, spensierati, magari in qualche località turistica, forse davanti ad un bella grigliata, chissà… e la sera si è tenuto il consueto Concertone in piazza San Giovanni a Roma, proprio per ricordare una festa conquistata dai sindacati e dai lavoratori.

Per rammentare anche il sangue versato da eroi di altri tempi.

Le origini di tale ricorrenza risalgono alla fine dell’Ottocento, quando a Parigi, il 20 luglio del 1889 durante il congresso della Seconda Internazionale, riunito nella capitale francese, venne indetta una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a otto ore.

Infatti lo slogan coniato in Australia anni prima, precisamente nel 1855, e condiviso da gran parte del movimento sindacale del primo Novecento era «8 ore di lavoro, 8 ore di svago, 8 ore per dormire». La scelta della data è legata ai fatti avvenuti negli Stati Initi tre anni prima, precisamente a Chicago, in piazza Haymarket.

Durante i primi giorni di maggio del 1886 si tenne infatti un raduno di lavoratori e attivisti anarchici in supporto ai lavoratori in sciopero, trasformatosi in un massacro represso nel sangue: le vittime furono 11.

Le condizioni di lavoro a metà Ottocento erano pessime e i lavoratori non avevano alcuna tutela: lavoravano anche 16 ore al giorno rischiando a volte anche la vita.

Una dura lotta, costata molto sangue e giustamente da ricordare.

Dalle lotte sindacali si sono ottenute diverse vittorie in ambito lavorativo ed è aumentata la percezione dell’importanza del lavoro stesso e della tutela del lavoratore.

I costituenti hanno persino sancito nell’art.1 della nostra nostra Carta fondamentale che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“.

Peccato che tutto questo ce lo siamo scordato ed il tradimento di coloro che avrebbero dovuto tutelare i lavoratori ha creato molte vittime.

Che ne è stato delle persone che sono state sospese dal lavoro perché si sono rifiutate di vaccinarsi? Dove e quando sono finiti i loro diritti? Chi ha deciso di imporre de facto una condanna alla “morte civile” per queste persone?

Ricordiamo invero che non poter percepire uno stipendio o una sussistenza oggigiorno equivale a negare a tutti gli effetti la possibilità di mettere un piatto caldo a tavola per coloro che sono stati sospesi dal lavoro e di conseguenza per i loro famigliari.

Chi ha tutelato questa fascia di lavoratori, imprenditori, studenti e pensionati che non hanno voluto sottostare ad una imposizione per vari versi illegittima?

Chi ha tutelato tutti quelli che hanno ceduto al ricatto in quanto obbligati e non a cuor leggero, e che si vedranno costretti a dover ricorrere agli innumerevoli e non definiti richiami, pena essere bollati col marchio di no-vax?

Si perché, visto che il giochetto funziona, chi non vorrà effettuare la quarta dose, l’ottava o la trentaduesima, verrà considerato al pari di coloro che non hanno effettuato neanche una vaccinazione.

Abbiamo tutti ben intuito che le vaccinazioni sono funzionali al nuovo sistema sociale che ricalcherà il modello cinese, quello del credito sociale. Cercheranno di fare del Green pass lo strumento di controllo ma tutto questo ce lo siamo voluto momentaneamente dimenticare in questa giornata di festa.

Una festa non cristiana, ma comunque importante.

Una festa che se non fosse discriminatoria verso chi non ha più il diritto di lavorare, sarebbe una festa per tutti.


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