Il paradosso del sistema che si rivolta contro il sistema in nome della guerra


di Dalila di Dio

IL “SISTEMA” CONTRO IL “SISTEMA”: I GIORNALISTI BRINDISI E BERLINGUER MESSI ALLA GOGNA DAL GEOPOLITICAMENTE CORRETTO

«Che cosa succederà a noi giornalisti, che cosa succederà alla stampa…non si è mai visto, mai visto come in queste elezioni una stampa così compatta, così unita contro un candidato… che cosa succederà quando evidentemente la stampa non ha più forza e non ha più peso in questa società americana, le cose che sono state scritte, che sono state dette evidentemente non hanno contato su questo risultato e non hanno influito su questo elettorato e ha creduto a Trump e non, come dice lo stesso miliardario alla stampa bugiarda».

È il 2017, Donald Trump ha appena battuto Hillary Clinton, il feticcio progressista per eccellenza, alle elezioni presidenziali americane e una attonita, sconvolta, Giovanna Botteri si domanda in diretta televisiva come sia potuto accadere, come sia potuto succedere che, nonostante gli sforzi di una “stampa compatta e unita contro un candidato” il popolo americano abbia disobbedito eleggendo il più detestato – dalla stampa – dei candidati.

Gli anni che seguiranno sono storia. Un continuo e generalizzato attacco al Presidente, senza esclusione di colpi, dentro e fuori dal Campidoglio.

Per sconfiggerlo, nel 2020, ci vorranno il Covid 19, le rivolte di piazza dei BLM fomentate dai sinceri democratici d’America e qualche voto per corrispondenza dall’aldilà. E, nonostante la guerra mediatica combattuta dal fronte compatto dei giornalisti di tutto il mondo nei suoi confronti, Donald Trump perderà le elezioni del 2020 conquistando 12 milioni di voti in più rispetto al 2016.

Ci aveva visto bene, Giovanna Botteri: le elezioni americane del 2016 hanno indiscutibilmente segnato lo spartiacque tra quel mondo dominato dalla propaganda incontrastata delle élite globaliste e un mondo in cui “la stampa non ha più forza” di influire in maniera indiscriminata sulle scelte dei popoli del mondo.

Capiamoci, ci sono ancora miliardi di persone pronte ad obbedire supinamente ai quotidiani dettami del mainstream, ma mai come oggi continuano a crescere sacche di resistenza che si oppongono alla verità impartita dall’alto. C’è una parte della popolazione mondiale che resiste alle “cose che sono state scritte, alle cose che sono state dette” e a quelle che vengono scritte e dette ogni giorno per incanalare l’opinione pubblica, ieri verso un cieco covidiotismo fatto di piena acquiescenza alla cancellazione delle libertà fondamentali dell’individuo, oggi in direzione di un esasperato bellicismo in nome di difesa della democrazia – quale? Quella ucraina? – che potrebbe farci scivolare rapidamente in un conflitto nucleare.

È una resistenza che ha colto impreparato il potere costituito, convinto di poter indirizzare l’opinione pubblica ora facendo leva sulla paura, ora mettendo in atto una strategia di deterrenza da regime e spiazzato dalla determinazione di buona parte della popolazione intenzionata a sottrarsi al martellamento di chi pretende di stabilire chi sia buono e meriti di essere ascoltato e chi, cattivo, debba essere messo a tacere.

L’Italia, a detta di lor signori, sarebbe il ventre molle del ben oliato sistema di propaganda atlantista: c’è, addirittura, qualcuno che osa dar voce a una versione alternativa, a fonti altre da quelle che impartiscono la verità.

C’è persino qualcuno che pone domande, che si spinge in analisi che divergono da quelle dei “generatori automatici di verità”.

È piena di complottisti, questa Italietta scivolata per colpa di ignoranti e mistificatori al cinquantottesimo posto per libertà di informazione.

E c’è, nel sistema di quelli che dicono cose e scrivono cose per influenzare l’opinione pubblica, qualcuno che ha capito che questo dissenso può essere fonte di ascolti, di guadagni, di pubblicità.

Così, in nome dell’auditel, persino gli insospettabili aprono i loro salotti a personaggi in rotta di collisione con il mainstream: Alessandro Orsini, Michele Santoro, addirittura il vituperato Lavrov, ministro degli esteri russo.

Un vero pericolo. Al popolo non deve essere lasciata alcuna opportunità di ragionare, formarsi una opinione, decidere in autonomia da che parte stare.

E allora, che si fa?

Linee guida nei talk show, fact checking a senso unico, esperti che si rifiutano di partecipare se c’è un briciolo di contradditorio tra la verità – da intendersi tale ogni affermazione di cui costoro sono portatori – e la propaganda, che è sempre, indiscutibilmente, quella degli altri, dei filo-Putin.

D’altronde, per non essere tacciati di filoputinismo, dobbiamo credere che un missile possa conficcarsi nel lavandino di una civile abitazione senza rompere un piatto nella credenza ma non possiamo revocare in dubbio che la versione degli ucraini sia perfettamente rispondente al vero e che la soluzione del conflitto consista nell’inviare ogni giorno più armi a Volodymyr Zelensky, novello Churchill.

Così, in questa caccia alle streghe, succede che persino fedelissimi al sistema come Giuseppe Brindisi – uno che se avesse potuto avrebbe fatto 12 dosi di vaccino contemporaneamente e che si fregia di essere filo ucraino che “più di così si muore” – venga crocifisso dai suoi stessi sodali per aver osato intervistare il ministro degli esteri russo.

Sorte comunque migliore di quella che pare sia toccata a Bianca Berlinguer, rea di ospitare, tra le altre, le opinioni del professore Alessandro Orsini, e a cui, secondo indiscrezioni delle ultime ore, la Rai non avrebbe rinnovato il programma Carta Bianca per la prossima stagione.

«Che cosa succederà a noi giornalisti, che cosa succederà alla stampa?» questo, Giovanna. Questo. 

Fagocitati dal sistema che hanno contribuito a creare. Chi è causa del suo mal…


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