“Giustizia giusta”? È interesse di tutti!


di Giuseppe Brienza

VOTARE AI REFERENDUM DEL 12 GIUGNO POTRÀ AVVIARE UN GRANDE E NECESSARIO CAMBIAMENTO NEL NOSTRO PAESE: MAI PIÙ MAGISTRATI POLITICIZZATI ED ERRORI GIUDIZIARI COLPEVOLI CHE RIMANGANO IMPUNITI!

Il voto referendario sulla giustizia giusta chiama all’appello un popolo che negli ultimi anni poteri ed “oligarchi” più o meno occulti hanno cercato di dividere, confondere, terrorizzare, rabbonire e imbrigliare in vari modi. Esprimersi quindi in tanti alle urne domenica 12 giugno, soprattutto con un a tutti e 5 i quesiti, sarebbe finalmente una espressione di democrazia e libertà. Un riscatto popolare che stiamo invocando “dalla base” come nostro diritto e dovere in questo infinito “regime pandemico” che le forze del centrodestra faticano purtroppo ancora ad archiviare.

Il Quesito n. 1 che gli italiani si troveranno sulla scheda riguarda l’abrogazione del “decreto Severino”, ovvero del decreto legislativo n. 235/2012 intitolato: “Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo”.

Votando ne conseguiranno, come sostiene il Comitato promotore del referendum, «più tutele per sindaci e amministratori». Ci riferiamo naturalmente a quelli che vogliano metterci la faccia nell’incarico politico-amministrativo ricevuto, prendendosi sì le loro responsabilità, ma senza che gli automatismi del decreto Severino e la “responsabilità” oggettiva di sindaco o assessore ne precluda l’impegno pubblico. Ci sono infatti ancora tanti cittadini e professionisti disposti a rimboccarsi le maniche per lavorare, con stipendi istituzionali risibili (tranne che nelle Regioni), allo sviluppo delle rispettive comunità locali.

Il “decreto Severino” prevede l’incandidabilità alla Camera e al Senato, oltre che al Parlamento europeo, di tutti i soggetti condannati, con sentenza passata in giudicato (cioè diventata definitiva), ad una pena superiore a due anni di reclusione per delitti non colposi e, dunque, commessi con dolo accertato in sede giudiziaria. Il decreto prevede l’automatica interdizione dai pubblici uffici e, quindi, anche dal ricoprire incarichi di governo, per un periodo molto lungo, ovvero sei anni.

Di fatto nei dieci anni dall’entrata in vigore, la c.d. “legge spazzacorrotti” (2012-2022) è servita per lo più a sottoporre ad indagini “ad orologeria” parlamentari, sindaci, presidenti di regione, consiglieri regionali e comunali scomodi alla sinistra, con lo scopo di offuscarne l’immagine alla vigilia di campagne elettorali o impedirne, tout court, la prosecuzione dell’attività politica.

Il caso più eclatante come sappiamo è quello capitato a Silvio Berlusconi che, all’epoca leader effettivo di Forza Italia ma, soprattutto, dell’opposizione di centrodestra, fu espulso dal Senato della Repubblica a seguito della sentenza sulla compravendita dei diritti Tv Mediaset (27 novembre 2013). Ma l’ultimo “bersaglio” della normativa riguardai il processo Open Arms per sequestro di persona nei confronti di Matteo Salvini, volto evidentemente a farlo condannare per evitare che faccia di nuovo, dopo le elezioni politiche del 2023, il ministro dell’interno.

Ricordiamoci che la partecipazione e la partecipazione consapevole alle urne è un esercizio di virtù civica sempre necessario, tanto più oggi, altrimenti rassegniamoci alla tecnocrazia o alla dittatura! Quindi a Governo e Parlamento servirebbe dare un segnale forte e chiaro il 12 giugno, per questo votiamo 5 !

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Per una giustizia giusta e un equo processo per tutti conviene informarsi e promuovere il sito ufficiale del Comitato promotore: https://referendumgiustizia.it.


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