La solennità della Pentecoste spiegata da una teologa

La solennità della Pentecoste spiegata da una teologa

di Giuliva Di Berardino

L’OPERA DELLO SPIRITO E LA TRASFORMAZIONE INTERIORE DELL’ESSERE UMANO

La celebrazione della Pasqua del Signore raggiunge in que­sto giorno il suo culmine col ricordo della venuta dello Spiri­to Santo. Si sono compiuti i cinquanta giorni di festa e di gioia in onore dello Sposo della Chiesa, che è tornato fra i suoi amici (cfr. Mt 9,15). Cristo risuscitato ha lasciato in suo luogo e come caparra della sua promessa lo Spirito Santo (cfr. Ef 1,13; Rm 8,23; 2Cor 1,22; 5,5).

La Messa vespertina nella vigilia di Pentecoste parla più volte dello Spirito Santo in quanto promessa dell’Antico e del Nuovo Testamento, mentre la Messa del giorno lo pre­senta come realtà già compiuta e gioiosamente goduta dalla Chiesa. Il Lezionario propone addirittura quattro letture del­l’Antico Testamento, perché possa essere scelta la più adat­ta a ciascuna comunità nella Messa vespertina nella vigilia: la torre di Babele (Gn 11), l’alleanza del Sinai (Es 19), la ri­surrezione del popolo (Ez 37) e la splendida promessa di Gioe­le (Gl 3).

Il quadro è completato dall’annunzio fatto da Gesù nella festa dei Tabernacoli: «Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me» (Gv 7,37-39), riferendosi allo Spirito Santo che dovevano ricevere i credenti, lo Spirito che sgorgò dal corpo di Cristo sulla croce (cfr. Gv 19,30-34; lGv 5,6). La seconda lettura (Rm 8,22-27) parla dell’azione dello Spirito nel cuore dei credenti, come un’eco della profezia di Gioele che afferma così (Gioele 2,28): “Dopo questo, avverrà che io spargerò il mio spirito su ogni persona: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni”.

Il testo che sembra essere più significativo di questa Messa ve­spertina nella vigilia è quello della preghiera di colletta, specialmente per far vede­re l’inseparabile unità tra le solennità di  Pasqua e di Pentecoste: “Dio onnipotente ed eterno, che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua nel tempo sacro dei cinquanta giorni, rinnova il prodigio della Pentecoste: fa’ che i popoli dispersi si rac­colgano insieme e le diverse lingue si uniscano a proclamare la gloria del tuo nome”.

L’originale latino di questa vecchia preghiera (secoli V-VI) parla del mistero pasquale — paschale sacramentum — rac­chiuso nel segno sacro dei cinquanta giorni — quinquaginta dierum mysterio contineri. Appare evidente che già dall’antichità la Cinquantina sia stata ritenuta come uno spazio simbolico sacramentale, che ha come oggetto la celebra­zione del Cristo morto e risuscitato, che trasmette lo Spirito Santo ricevuto dal Padre (cfr. At 2,32-33). Pasqua è completata dalla Pente­coste, e Pentecoste non è una festa autonoma. Per far nota­re meglio questa unità, il Vangelo della Messa del giorno è Gv 20,19-23: l’effusione dello Spirito da parte di Cristo risu­scitato la sera del giorno stesso della risurrezione.

Anche la liturgia dell’Ufficio divino, a cominciare dai primi Vespri, ritorna molto spesso su questi temi. I salmi propri, fra i quali si di­stinguono il salmo 103 (cfr. v. 30: « Mandi il tuo Spirito ») e il salmo 117, incorniciano la preghiera contemplativa della Chiesa, riunita come la comunità che Luca ci presenta all’inizio degli Atti degli Apostoli ( 1,14; 2,1). La lettu­ra biblica dell’Ufficio delle letture (Rm 8,5-27) è particolar­mente istruttiva per coloro che celebrano la preghiera ecclesiale delle Ore: lo Spirito prega «nell’intimo» dell’uo­mo e intercede per noi. Sant’Ireneo, nella lettura patristica, ricorda che lo Spirito effuso nel giorno della Pentecoste ri­posò in primo luogo sul Signore e giunge a noi attraverso lui.

La prima lettura della messa del giorno di Pentecoste è giustamente il passo di At 2,1-11, che descrive il fatto della venuta dello Spirito Santo sul grup­po degli apostoli in una teofania di profonde risonanze bi­bliche e rabbiniche sulla promulgazione della Legge. Questa venuta dello Spirito, accompagnata dai segni del vento, del rombo, del fuoco e delle lingue nuove parlate dagli apostoli rappresenta la nuova legge e la nuova alleanza divina, affi­date alla Chiesa di Cristo e scritte nel cuore (cfr. Rm 8,2; Ez 36,26-27; Ger 31,31-34).

La liturgia interpreta anche questo fatto in chiave ecclesiale e in questo inserisce l’opera dello Spirito che è opera di trasformazione interiore dell’essere umano. Per questo si ricorda più volte che Pentecoste suppone la riunificazione dell’umanità, divisa dal peccato, nella confes­sione dell’unico nome che può salvare, il nome di Gesù (cfr. At 4,10-12; Rm 10,13; Gv 2,32) come afferma la colletta della Messa della vigilia che ho già citato e il prefazio del giorno che ci fa pregare così: “Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale, e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tuo Figlio hai effuso lo Spirito Santo, che agli albori della Chiesa nascente ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli e ha riunito i linguaggi della famiglia umana nella professione dell’unica fede”.

La liturgia, quindi, vuole introdurci nel mistero di quell’azione invisibile e soave dello Spirito che penetra, consola, sazia, irriga, guarisce, lava, riscalda, guida, salva, poiché lo Spirito è luce, dono, ospite, riposo, brezza, gioia. La bellissima preghiera liturgica della Sequenza di Pentecoste ci illustra, nella forma letteraria dell’inno, tutte le caratteristiche dello Spirito Santo e della Sua azione nei cuori dei credenti e nella Chiesa intera. Si tratta perciò di un’azione trasformante e santificante, che si imprime in tutto il popolo di Dio in ogni manifestazione che rimanda a Dio, nella quotidianità della vita, ma anche, per i credenti,  nei sacramenti,  particolarmente in due: il battesimo e l’Eucaristia, sacramenti che sono vitali per la Chiesa. San Paolo ce lo ricorda nella seconda lettura della celebrazione di Pentecoste: «Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo… e tutti siamo stati abbeverati a un solo Spirito» (1Cor 12,13). Così, battezzati nello Spirito, prendiamo dal calice del Signore la bevanda spirituale che è il Sangue della nuova alleanza (cfr. 1Cor 10,16; Mt 26,27). Per questo la preghiera liturgica Dopo la comunione, nella messa della vigilia di Pentecoste, ci fa pregare così: “Ci santifichi, o Padre, la partecipazione a questo sacrificio, e accenda in noi il fuoco dello Spirito Santo, che hai effuso sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste”. Il fuoco dello Spirito Santo che riceviamo nel cuore ogni volta che lo invochiamo ci doni di celebrare con gioia questa Solennità e di risplendere nel mondo come luce di bontà e di pace.

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