Moldavia, le autorità vietano il Gay Pride. Ma resisteranno alle pressioni?


di Angelica La Rosa

IL SINDACO DI CHISINAU, CAPITALE MOLDAVA, ION CEBAN HA ANNUNCIATO CHE NON INTENDE PERMETTERE LA MARCIA DEL GAY PRIDE IN CITTÀ, PREVISTA PER IL 19 GIUGNO 2022. SAPRA’ RESISTERE ALLE PRESSIONI LGBT?

Il sindaco di Chisinau, capitale moldava, Ion Ceban (nella foto) ha annunciato che non intende permettere la marcia del Gay Pride in città, prevista per il 19 giugno 2022.

“Sono contrario a tenere la parata dell’orgoglio della comunità Lgbt nella capitale e non ho intenzione di tornare sui miei passi. Questa è la mia posizione, che coincide con la posizione della maggioranza assoluta dei residenti di Chisinau”, ha detto Ceban.

“La parata gay dovrebbe essere fatta a casa di tutti coloro che la vogliono. Non ho firmato per la parata e non firmerò. Ho scritto un rifiuto e lo accetto porterò avanti anche dal punto di vista legale. Capisco che sarò molto criticato dalle associazioni Lgbt, molto popolari ovunque, ma è la mia posizione, quella dei miei colleghi, questa è la posizione di molti cittadini che non vogliono questo”, ha spiegato Ceban.

Allo stesso tempo, Ceban ha precisato che i diritti di nessuno, relativi all’istruzione e ai servizi pubblici, sono mai stati violati ed ha tracciato un parallelo con gli incidenti accaduti durante a marcia LGBT avvenuta di recente a Iasi (città universitaria della Romania orientale, accanto al confine con la Moldavia).

“Qual è lo scopo di questa parata? Non violiamo il diritto di nessuno, tutti hanno uguali diritti nella società. Già difendiamo il loro diritto al lavoro, all’istruzione, al lavoro. Ma avete visto quello che è successo a Iasi? Concentriamoci su altre cose. Cosa abbiamo avuto negli anni precedenti a seguito di queste sfilate: divisioni nella società, caos nelle strade. I bambini non dovrebbero vedere la parata. Concentriamoci su altre azioni ed eventi”, ha concluso il sindaco di Chisinau.

“La marcia avrà luogo lo stesso”, ha detto Angelica Frolov, Coordinatrice del Lobby and Advocacy Program of LGBT Rights all’interno del GENDERDOC-M Information Center.

Anche la Chiesa metropolitana di Moldova ha reagito alla annunciata parata gay. “Rappresenta un pubblico insulto ai culti religiosi e alla società”. La Chiesa Metropolitana di Moldova ha esortato le autorità comunali a cessare con ogni mezzo la promozione della manifestazione di comportamenti non tradizionali.

La propaganda Lgbt era stata bandita il mese scorso anche in Gagauzia (un’entità territoriale autonoma della Moldavia) dove i membri dell’Assemblea popolare hanno votato una apposita risoluzione. Secondo i deputati dell’Assemblea popolare della Gagauzia “la promozione di relazioni non tradizionali tra le persone va a scapito dei nostri valori cristiani”.

La comunità LGBT in Moldova ha condannato le disposizioni della risoluzione dell’Assemblea popolare della Gagauzia, che vieta la propaganda dell’omosessualità nell’unità amministrativa territoriale. “La Gagauzia non può adottare leggi contrarie alla Costituzione della Repubblica di Moldova. I parlamentari locali dovrebbero affrontare i loro pregiudizi in privato. Andremo in tribunale per annullare la risoluzione”.

Adesso in molti si augurano che il sindaco di Chisinau Ion Ceban non ceda alle pressioni nazionali e internazionali e ritorni sui suoi passi accettando i condizionamenti delle lobbies Lgbt.


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