Se sappiamo prenderci cura della famiglia, potremmo farlo anche della nostra città e cambiare il mondo!

Se sappiamo prenderci cura della famiglia, potremmo farlo anche della nostra città e cambiare il mondo!

di Mons. Mariano Fazio*

L’INVITO ALLE FAMIGLIE DI MONS. MARIANO FAZIO, VICARIO GENERALE DELL’OPUS DEI, NELLA CONCLUSIONE DEL X INCONTRO MONDIALE E NELLA RICORRENZA DELLA FESTA DI SAN JOSEMARÍA ESCRIVÁ (1902-1975)

Oggi festeggiamo la solennità di san Josemaría Escrivá, patrono di questa parrocchia a lui intitolata. Solo qui, fra le parrocchie d’Italia, abbiamo il privilegio di celebrare la Messa in onore del fondatore dell’Opus Dei e non quella del Tempo Ordinario.

Oggi si conclude anche il X Incontro Mondiale delle Famiglie convocato da Papa Francesco e, nel Vangelo di Marco che abbiamo letto, abbiamo ascoltato che Gesù disse agli apostoli: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». Ecco, è principalmente nella famiglia che nascono le vocazioni, ed è questo un motivo importante per dare importanza a questa cellula fondamentale della società che oggi è purtroppo in crisi.

San Josemaría aveva come modello, che proponeva a tutti, quello della Sacra Famiglia di Nazaret. Un modello ancora efficace, nel quale la logica principale è quella del dono e, per questo, dobbiamo pregare per ottenere da Dio la Grazia per cercare di assomigliare sempre di più alla Sacra Famiglia.

D’altronde san Josemaría diceva sempre che non esiste la famiglia perfetta, dove va sempre tutto bene. Possiamo pensare ad esempio alla stessa famiglia di origine del fondatore dell’Opus Dei, nel quale sicuramente prevaleva un ambiente di Fede, ma quanto hanno sofferto! Anzitutto san Josemaría si è visto morire, quando aveva appena dieci anni di età, tre sorelle una dopo l’altra.

Per quanto riguarda poi la situazione economica della famiglia Escrivá, era abbastanza buona, ma a un certo momento l’attività del padre andò in crisi, egli dovette accettare un lavoro molto meno remunerativo e tutti furono costretti a cambiare città. Per il padre di san Josemaría è stato piuttosto umiliante cambiare lavoro.

Pensiamo quindi a san Josemaría che, non ancora finito il seminario, dovette fare come figlio maggiore il capo della propria famiglia perché gli morì improvvisamente il padre e in questo drammatico frangente i loro parenti prossimi non li aiutarono. Ma nonostante tutto la famiglia Escrivá rimase unita e, grazie alla Fede dei suoi componenti, conservò molta gioia nelle avversità, assieme alla pace ed alla speranza.

In definitiva tutte le famiglie hanno qualche difficoltà, piccole o grande, ma se rimangono unite riescono sempre a superarle!

Chiedeva san Josemaría alle coppie di sposi che incontrava, se il marito e la moglie si amassero vicendevolmente anche con i loro difetti. «La strada per andare in paradiso, per te, ha il nome di tua moglie» o, per le donne, «di tuo marito», aggiungeva infatti subito dopo. Sono inviti semplici ma profondi che riscontriamo anche nelle parole che Papa Francesco rivolge alle famiglie. Ricordo a tal proposito in un’Udienza molto bella del 2015 quando il Santo Padre affermò che in tutte le famiglie non potevano mancare tre parole: “permesso?”, “grazie” e “scusa”.

La prima parola invita a rispettare una sfera d’intimità fra i coniugi, perché non è possibile imporre sempre i nostri gusti ed i nostri desideri in casa.

Bisogna dire grazie perché questa parola cambia facilmente un ambiente che, in famiglia, magari non è ideale. Tante volte magari che i figli non si rendono conto di quanti sacrifici fanno i loro genitori per loro, magari sentendo che si ringraziano spesso per piccoli gesti, piccoli servizi, possono imparare.

Poi naturalmente il chiedere perdono quando abbiamo offeso, magari inconsapevolmente l’altro, è uno dei punti di forza dell’amore in famiglia, secondo Papa Francesco. Il Santo Padre raccomanda poi alle famiglie cristiane di essere “aperte”, non essere quindi auto-referenziali, cercando di aiutare ogni volta che sia possibile le altre famiglie o, in generale, chi abbia bisogno. In primo luogo, con l’esempio, e l’esempio soprattutto di cercare di assomigliare il più possibile alla Sacra Famiglia di Nazaret.

«La famiglia che prega unita, resta unita», ricordava san Giovanni Paolo II [Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, n. 41]. Un insegnamento che ripeteva anche san Josemaría e che è molto importante mettere in pratica, ora che la famiglia, in tutto il mondo, sta soffrendo molto. Dobbiamo essere consapevoli che, se sappiamo prenderci cura della famiglia, possiamo farlo anche della nostra città e cambiare il mondo!

*Vicario Generale dell’Opus Dei

[testo trascritto – con alcune riduzioni ed adattamenti – a cura di Giuseppe Brienza dell’omelia pronunciata il 26 giugno 2022 nella parrocchia di san Josemaría Escrivá (Roma)]

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