Aborto, diritto o delitto?


di Diego Torre

DI TRUMP SI PUÒ PENSARE QUELLO CHE SI VUOLE MA BISOGNA ESSERGLI ONESTAMENTE GRATI PER L’ATTUALE COMPOSIZIONE DELLA CORTE SUPREMA, COMPOSIZIONE CHE HA PERMESSO DOPO 50 ANNI L’ATTUALE SVOLTA

Nel giorno del Sacro Cuore di Gesù, la Corte Suprema statunitense ha definitivamente ribaltato la storica sentenza Roe vs Wade del 1973, che ha incoraggiato l’orrenda pratica in tante altre nazioni del mondo e per la quale 62.000.000 (sessantadue milioni) di innocenti sono stati soppressi prima di nascere.

La Corte ha stabilito che non vi è un diritto costituzionale all’aborto, mentre quello alla vita è citato come il primo diritto naturale proprio nella Dichiarazione di indipendenza delle colonie del 1776.

La Corte ha rimesso così ai singoli Stati ogni scelta legislativa. Scrivono i giudici: “annulliamo queste decisioni [le precedenti sentenze, ndr] e restituiamo tale autorità al popolo e ai suoi rappresentanti eletti”. La decisione inoltre, contrariamente a quanto dicono i mass media nostrani, non entra nel merito, non vieta l’aborto e nemmeno ribadisce il diritto costituzionale alla vita, ma si limita a rimettere il tutto alla decisione dei singoli stati.

Ma per i partigiani della morte è già troppo e la loro reazione non si è fatta attendere. Scendono in piazza abortisti e femministe, con manifestazioni di protesta, anche sotto la casa dei giudici, proibite per legge. Particolari attenzioni hanno avuto le sedi di gruppi pro-life: alcune vandalizzate, altre incendiate. Trattamento analogo è stato riservato ad alcune chiese.

Il Senato dell’Arizona, a Phoenix, con i senatori dentro, ha visto un tentato assalto dei difensori dei diritti; lo stesso è avvenuto al Tribunale di Portland. Non manca il saccheggio di alcuni negozi e ancora un assalto agli studi della Fox News, emittente televisiva di orientamento conservatore. Si sprecano infine insulti e minacce di morte a parlamentari ed esponenti pro-life. Insomma i difensori dei diritti “sessuali e riproduttivi” si stanno seriamente impegnando nel rispetto delle leggi e della democrazia americana. E non si sono ancora fermati.

Ma anche le multinazionali abortiste, quelle che con l’aborto si arricchiscono, si sono mobilitate con tutte il peso della loro lobby e vista l’imminenza delle elezioni di novembre che vedranno il rinnovo della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato, hanno messo spudoratamente sul piatto 150 milioni di dollari per finanziare le campagne dei candidati “compiacenti” e filoabortisti.

Brillano per zelo decine di grandi imprese che, preoccupate per i diritti delle loro dipendenti che lavorano in Stati dove vigerà proibizione o limitazione, sono pronte a pagare viaggi della “speranza” per farle abortire (ed essere così pronte a riprendere il lavoro). Quanta umanità!

Ovviamente la grande stampa è indignata, protesta, lancia messaggi di fuoco, crea la copertura massmediatica e psicologica dove poi si sviluppa con facilità la violenza. Le fa eco la stampa europea, e le stesse televisioni italiane, le quali ovviamente non informano delle iniziative da favore della sentenza, sono lo squallido esempio di un allineamento acritico e fazioso.

E come non apprezzare il fiero appoggio del “cattolico” presidente Biden pronto, insieme alla sua corte di democratici, a qualunque sforzo, cominciando da ogni misura utile a continuare la vendita online delle pillole abortive? E come non apprezzare l’indignazione dei politici italiani, da Letta a Bonino, da Conte a Speranza. Tutti concordi comunque nel sostenere che la legge 194 italiana non si tocca.

Di contro a tanto polverone si sono però già mossi Missouri, Dakota del Sud, Arkansas, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, Ohio, Utah che hanno immediatamente legiferato per bandire o fortemente limitare l’aborto. Sono una pattuglia iniziale che a tempi brevissimi si ingrosserà, con il plauso ed il sostegno del partito repubblicano e del presidente Donald Trump, nonché dei vescovi americani e delle principali denominazioni evangeliche, impegnati da sempre nella difesa della vita sin dal concepimento.

A proposito: diamo a Cesare ciò che è di Cesare. Di Trump si può pensare quello che si vuole, ma bisogna essergli onestamente grati per l’attuale composizione della Corte Suprema, composizione che ha permesso dopo 50 anni l’attuale svolta.

Ne esce il quadro di un’America spaccata sul tema politicamente più importante: la sacralità della vita umana. In mezzo a tanto menare di fendenti, silenzioso ma vitalissimo, ci sta un esserino, anzi milioni di esserini, in attesa della sentenza degli adulti: “io ho il diritto di vivere in quanto persona umana (come insegna la scienza) o per una gentile concessione di mia madre?”.

Aldilà infatti di ogni argomento e di ogni isteria relativista, una realtà permane, oggettiva ed incontestabile: un essere umano viene fatto a pezzi (attualmente fino al 9° mese di gravidanza in alcuni degli stati USA), aspirato e buttato nel contenitori dei rifiuti speciali ospedalieri per decisione di colei che dovrebbe dargli la vita. E questo non sarà mai un diritto per  alcuno ma un delitto per tutti!

E nessuna ragione, economica, sociale o psicologica può valere più della sua vita! Il resto è assolutamente secondario, cioè viene per secondo e bisogna occuparsene seriamente. In USA dal 1973, data di emanazione della storica sentenza Roe vs Wade, mancano 62.000.000 (sessantadue milioni) di americani! In Italia dal 1978 “appena” più di 6.000.000. E di quelli soppressi con le pillole abortive non sapremo neanche il numero! Per la retorica abortista erano tutti casi pietosi ovviamente, ma anche questa narrazione ha avuto la sua evoluzione.

L’aborto come “necessità” viene sempre più “superato” dalla sua condizione di “diritto” inalienabile da far valere indiscriminatamente, sempre e comunque. E’ quello che pensa anche una chiesa satanista USA, che nella sua proibizione vede un’insidia alla propria  …. libertà di religione.


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