Dalla tutela del creato agli ambientalisti sul Grande Raccordo Anulare…

Dalla tutela del creato agli ambientalisti sul Grande Raccordo Anulare…

di Sara Deodati

NUOVI VALORI E NUOVE COSCIENZE: L’ECOLOGISMO FRA “TUTELA DEL CREATO E BLOCCHI SUL GRANDE RACCORDO ANULARE

Anche durante la “festa patronale” dei Santi Pietro e Paolo noi romani abbiamo dovuto assistere ad un nuovo blitz di un gruppo di ambientalisti sul Grande Raccordo Anulare. I giovani hanno fatto irruzione sulla carreggiata nella prima mattinata del 29 giugno bloccando la circolazione all’altezza dell’importante snodo stradale della Pisana. Questa volta sul posto sono intervenute prontamente le volanti della polizia e la polizia stradale e, così, la mezza dozzina di manifestanti non è riuscita a bloccare il lavoro e le esigenze di vita e di salute di migliaia di cittadini.

Anche in una giornata di festa, quindi, gli ambientalisti di Ultima Generazione hanno voluto funestare la quotidianità, talvolta difficile e faticosa per chi abita in una città come Roma, con questa forma di prevaricazione-protesta che segue quelle del 16, 20, 22 e 24 di giugno. I quattro blocchi avevano già causato una furente risposta popolare di automobilisti e scooteristi che, al grido di «andate a lavorare!» ed epiteti e parolacce, avevano persino contribuito in molti casi a spostare personalmente di peso gli attivisti. Ma questo evidentemente non è bastato, del resto la mancanza di contatto con la realtà è una delle caratteristiche principali di tutte le ideologie…

Ma quella ambientalista è diventata davvero una ideologia? Anzitutto vanno riportate quelle che sono le richieste di Ultima Generazione al Governo. Sono principalmente due: interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale. Entrambe le attività, come sappiamo, sono in corso da anni da parte di decine di Paesi europei, molti dei quali sono confinanti con l’Italia… E quindi? Quindi la risposta sulla natura ideologica dell’ambientalismo che va per la maggiore (sui media, s’intende, non certo fra il popolo, come dimostrano anche gli ultimi episodi romani), non può che essere positiva.

È almeno dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso che i vari movimenti ecologisti sorti in Occidente stanno sostenendo tesi contrarie ad una corretta visione antropologica. In questo passaggio, cioè nell’individuazione sempre e comunque dell’uomo come responsabile dei cambiamenti climatici, dell’effetto serra, della sovrappopolazione globale, della deforestazione, della scomparsa di specie in via di estinzione, dell’inquinamento acustico, idrico o atmosferico, l’ideale si trasforma in ideologia. Una ideologia la cui natura anti-umana e anti-cristiana è ben sintetizzata dallo slogan dell’uomo “cancro del pianeta”. L’essere creato ad immagine e somiglianza di Dio è così trasformato in un elemento negativo e preferibilmente sostituibile della “Natura” stessa.

Occorre distinguere a questo punto tra il concetto cristiano di “Creato” e quello di “Natura”. Con il primo si intende il luogo della custodia cui Dio ha chiamato l’uomo fin dalla creazione; nel linguaggio corrente però tale concetto è stato distorto in quello di Natura, che esclude il riferimento ad un Creatore, cioè a Dio, che ne è l’origine. Quindi l’uomo è il custode, Dio è il Creatore! Parlando di Natura ci si può comunque riferire ad una varietà di interpretazioni: essa può essere vista come un’entità indistinta oppure come una realtà sacra (Gaia o La Dea Madre) o, infine, una materia esclusivamente da sfruttare.

Le concezioni filosofiche, spirituali ed etiche che stanno alla base della dottrina cristiana sono essenzialmente contrarie a quelle dell’ideologia ecologista. La preferenza di Dio per l’uomo è il punto cardine di contrasto, essendo la creatura fatta non solo di materia (un fatto biologico) ma anche dotata di «un’anima spirituale ed immortale» (Gaudium et Spes n. 14). Essendo però l’uomo libero di trasgredire le leggi di Dio, egli può utilizzare il suo dominio «su ogni essere vivente che striscia sulla terra» offendendo la natura. Di conseguenza lo sviluppo economico, scientifico e tecnologico implica inevitabilmente anche una considerazione di ordine morale: mentre da una parte esso permette all’uomo di risolvere enormi problemi sociali migliorando le condizioni della vita della specie umana, dall’altra se utilizzato in maniera egoistica e disordinata potrebbe generare disastri.

L’uomo, quindi, è chiamato a considerare il Creato non come un dominio privato ma come una “casa comune” di cui prendersi cura non solo per conservarla ma per corrispondere all’amore di Dio nei suoi confronti.

Nel corso dei decenni il concetto della salvaguardia del Creato è andato sempre più degenerando, sovrapponendosi alla fine ad un ecologismo che ha rigettato la visione antropocentrica contenuta nella Bibbia. Le ansie alimentate dalle lobby economiche e politiche, la propaganda martellante di “catastrofismi” di vario genere (incremento demografico incontrollato, siccità globale, penuria delle risorse disponibili ecc.) e, infine, il dilagare del laicismo e dell’indifferenza religiosa generale, hanno generato nelle ultime generazioni un esito emotivo ed irrazionale, sviluppando in esse una nuova coscienza ecologica. La convinzione di fondo che la ispira è molto semplice: bisogna difendere la Terra dall’uomo! L’ecologismo si è trasformato così in un nuovo valore da difendere e, anzi, da imporre.

Ho citato all’inizio dell’articolo le clamorose iniziative del gruppo green di Ultima Generazione perché è il perfetto esempio di come una ideologia ecologista possa essere irrazionale ed inefficace in quanto porta a prevaricazioni ed a decisioni basate su una visione del mondo unilaterale e che non tiene conto della realtà.

I ragazzi che hanno occupato il GRA impedendo la libera circolazione di centinaia di cittadini e lavoratori (bisogna poi capire quanto effettivamente siano coscienti o non siano piuttosto strumenti inconsapevoli di altri interessi), l’avrebbero fatto per attirare l’attenzione sul problema non rispettando però l’opinione o la sensibilità diversa di persone con le loro difficoltà e fatiche. Hanno dimostrato così di porre la loro ideologia al di sopra dei diritti e della dignità delle persone concrete cui hanno impedito la libera espressione della personalità (lavoro, famiglia, libera circolazione ecc.).

Viviamo, certo, l’epoca della post-modernità, della rivoluzione digitale, del transumanesimo e della società liquida. Quindi per arrivare al cuore dei giovani c’è bisogno di un nuovo linguaggio che  cerchi di avvicinarli al mondo degli adulti che avvertono sempre più lontano. Una volta però creato un ponte comunicativo, occorre anche che essi provino a vivere delle esperienze dirette e concrete.  Bisogna aiutarli quindi a rendersi autonomi dal mainstream e vivere un sano realismo, ad esempio volto in primo luogo a rispettare la corretta gerarchia fra Uomo e Natura. Questo non solo attraverso un insegnamento teorico, pur necessario, ma anche e soprattutto mediante un confronto non mediato, ad esempio con realtà rurali o villaggi di Paesi poveri che sono costretti a ricorrere ad uno sfruttamento dell’ambiente circostante per fini di vera e propria sopravvivenza. Inoltre proponendo loro di vivere un rapporto diretto con l’ecosistema che non sia pertanto mediato dai grandi mezzi di informazione o dalle tecnologie che possono dare loro una visione artificiosa e distorta della reale dimensione dei problemi ambientali.

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