Contrasto all’aborto: quante regioni governate dal Centrodestra potrebbero fare di più?

di Diego Torre

LA REGIONE PIEMONTE SI È MOSSA DISCRETAMENTE SUI TEMI DELLA VITA. QUANTE ALTRE REGIONI, GOVERNATE DAL CENTRODESTRA, POTREBBERO FARE ALTRETTANTO SE NON DI PIÙ? TUTTE, NESSUNA ESCLUSA. E ALLORA PERCHÉ NON LO FANNO?

Fra le pietre poste a fondamento della civiltà (?) dei nuovi diritti, l’aborto è certamente la più importante. Gronda del sangue degli innocenti, stabilisce una schiacciante superiorità all’adulto sul nascituro, limita maltusianamente la popolazione mondiale, come auspicato dalle elitè straricche angloamericane, squalifica la persona che dovrà nascere a “grumo di cellule” senza dignità umana, come si compiaceva di definirla la propaganda radicale.

È stato imposto ormai in buona parte delle legislazioni del mondo, prima come necessità estrema, caso particolare, estrema ratio; ormai è garantito e qualificato come diritto sessuale e riproduttivo, con la complicità assassina di tanta classe politica, culturale e massmediatica; soprattutto a sinistra.

In Italia questo “diritto” vige dal 1978 con la legge 194; esso è stato blandamente combattuto, nonostante il suo estremo orrore, dal mondo cattolico, ha visto una sinistra sempre più entusiasta a suo sostegno e una destra sempre più taciturna.

I difensori della vita hanno fatto più volte pressing sul mondo politico, cercando sponde comprensive della più ovvia evidenza: ogni creatura chiamata alla vita è persona sin dall’inizio del concepimento, anche se ancora non vota o non sottoscrive contratti, così come potrà fare compiuti i 18 anni di età. Il suo patrimonio genetico è unico e irripetibile nella storia, anche se racchiuso in poche cellule. La scienza conferma tali verità contro cui si schierano le menzogne diaboliche del politicamente corretto.

Eppure è bastato che la Corte Suprema USA cancellasse la Roe vs Wade perché tutti i politici italiani, anche se con sottolineature molto diverse, si schierassero a difesa della legge assassina, la 194/78, che “non si tocca” e che ha già fruttato la soppressione di più di 6.000.000 (sei milioni) di italiani innocenti.

I partigiani della cultura di morte non sono però paghi di questo brillante risultato, ed il ministero della sanità, diretto dal sinistro Speranza, ha partorito delle linee d’indirizzo sull’interruzione farmacologica di gravidanza, il 12 agosto 2020, che annullano l’obbligo di ricovero dall’assunzione della pillola RU486 fino alla fine del percorso assistenziale, e allungano alla nona settimana di gravidanza il periodo in cui si può ricorrere alla kill-pill.

Cosa possono fare a questo punto quei legislatori che si ritengono difensori della vita?

La regione Piemonte il 2 ottobre 2020 ha emanato una circolare di chiarimento e indirizzo destinata ad ASO e ASL, in cui:
prevede l’aborto solo all’interno degli ospedali e vieta l’aborto farmacologico direttamente nei consultori;
attiva “sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi”, e consente “ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”, indicandole “(a titolo esemplificativo: il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (CAV) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita, etc);
dispone che “per quanto riguarda l’aborto farmacologico le modalità di ricovero sono valutate dal medico e dalla direzione sanitaria” e quindi non sono a discrezione del “paziente”.

Sostanzialmente sono stati ribaditi i pochi paletti che la famigerata L.194/78 stabilisce affinchè l’aborto non sia banale quanto l’estirpazione di un callo. Si evita inoltre che esso venga relegato nella sfera privata, in un’ottica individualistica, con l’abbandono della donna in un momento difficile della sua vita, anche clinicamente rischioso.

L’iniziativa è partita dall’assessore Maurizio Marrone, di Fratelli d’Italia, e la giunta di centrodestra l’ha fatta sua. Ma non basta!

Il 26 aprile scorso in consiglio regionale è stato approvato l’emendamento al bilancio della Regione Piemonte che istituisce il fondo ‘Vita nascente’, che stanzia 400.000 euro, affinchè le donne economicamente fragili non siano costrette all’aborto.

E’ quanto si può fare in questo momento a favore della vita nascente; nel rispetto delle leggi nazionali e della libertà di scelta della donna, beninteso! Ma ciò non ha proibito agli abortisti di gridare allo scandalo e caricare a testa bassa la disposizione di chiaro stampo fascista(?).

Domandiamo: quante altre regioni, governate dal centrodestra, potrebbero fare altrettanto se non di più? Tutte, nessuna esclusa. E allora perché non lo fanno? Timore del politicamente corretto, del linciaggio avversario, di perdere voti?

Ma la politica si fa in funzione di principi in cui si crede e per i quali si vive o per fare cassetta di soldi, voti e potere? Ma la coscienza ha ancora un peso nelle scelte degli uomini politici?

Tutte domande che dovrebbero bruciare il loro cuore, particolarmente quello di coloro che si presentano come difensori di vita e famiglia, e poi non fanno alcunché di serio e di concreto a loro sostegno e difesa.

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