Transumanesimo: la coda di paglia della volontà di potenza


di Sergio Caldarella*

LA MODERNITÀ, NONOSTANTE I SUOI GRANDI PROCLAMI, HA SOSTANZIALMENTE RIAPERTO LA STRADA AL DELIRIO DELLA VOLONTÀ DI POTENZA CHE SI TRASFORMA, POI, NELLA VOLONTÀ DI ONNIPOTENZA DEI VARI PROGRAMMI CON CUI SI VUOL SOSTITUIRE LA SOGGETTIVITÀ UMANA AL DIVINO

Il transumanesimo, così come già esplicitato dal nome, è una dottrina contemporanea la quale pretende di poter oltrepassare la condizione umana proponendosi il raggiungimento di quest’obiettivo attraverso l’utilizzo di tecnologie applicate alla biologia. In questa fantasiosa dottrina s’immagina la possibilità di una transizione dall’umano al cyborg in cui «gli umani devono diventare cyborg se vogliono rimanere rilevanti in un futuro dominato dall’intelligenza artificiale», quantomeno così afferma con sicurezza il miliardario di origine sudafricana Elon Musk. 

Un altro filone di questa bislacca narrativa consiste nell’immaginare la possibilità di una trasmigrazione della personalità nel cloud elettronico-informatico, come nel film Transcendence, del 2014, in cui il protagonista, il dottor Will Caster, nel tentativo di creare un computer quantistico senziente, carica la propria coscienza in rete. Gli adepti del transumanesimo chiamano questa «trascendenza» non trascendente con il termine di «Singolarità», preso in prestito dalla cosmologia.

Dietro la facciata tecno-fantascientifica del transumanesimo sembra però celarsi l’ennesimo culto New Age della modernità in cui, la speranza della sopravvivenza dell’anima dopo la morte, viene sostituita da quella della perpetuazione della sola vita corporea senza alcun intervento divino se non quello di una nuova divinità, ossia un’incarnazione della volontà di potenza che viene da alcuni detta tecnologia o «scienza», ma che scientia non è.

Sembra, infatti, che nella dottrina New Age del transumanesimo vi siano proprio quei tipici errori logici che confliggono, apertamente, con un concetto di scienza basata su criteri razionali e sperimentalmente validi.

Innanzitutto viene ritenuto che la coscienza (o l’essenza della persona) risieda unicamente nel cervello e questa è già una scissione meccanicista ed arbitraria tra corpo e mente con cui si appiattisce la res cogitans come se questa fosse solo un aspetto o manifestazione della res extensa. Inoltre, fino a quando non sarà possibile dimostrare concretamente l’ipotesi secondo cui una mente possa effettivamente darsi fuori da un corpo, l’astrazione tecnologica di questa in una macchina rimarrà tuttalpiù un’ipotesi o un’asserzione priva di riscontro fattuale e, dunque, priva di scientificità, data la stretta relazione necessaria tra scienza ed evidenza.

Ora, anche ammettendo la possibilità di quest’ipotesi della trasmigrazione della mente ad una macchina, la congettura successiva di poter trasferire la personalità umana, la memoria ed altri caratteri che determinano la soggettività, dall’individuo ad un apparato cibernetico, confligge anche con i paradigmi fondamentali della meccanica quantistica, ossia di una delle punte più avanzate del pensiero scientifico.

Per molti versi questo è lo stesso paradosso del teletrasporto nella serie televisiva di fantascienza Star Trek: scomporre una persona a livello atomico in un luogo e ricomporla in un altro significa, sostanzialmente, ammazzarla nel punto A e ricomporne il corpo nel punto B. Inoltre, poiché la meccanica quantistica stabilisce l’impossibilità fisica di poter conoscere con esattezza tutti gli stati di un sistema a livello subatomico, la ricomposizione di una persona da un punto A ad un punto B, oppure il trasferimento ad un apparato cibernetico, risulterebbe in un disastro per il malcapitato di turno che verrebbe ricomposto in uno stato non coincidente con quello precedente. 

RIFIUTO DELLA FINITEZZA

Un altro aspetto psicologico dell’ideologia transumanista del potenziamento cibernetico dell’essere umano manifesta una fondamentale immaturità incapace di accettare la vita nella sua caducità o, come direbbe Sigmund Freud, dall’irrealistica regressione dell’immaturità psichica la quale rifiuta di accettare la fondamentale finitezza dell’esistenza.

Il terrore ed il rifiuto psicologico della morte provengono anche da una visione del mondo in cui troneggia un’ideologia del nulla (nichilismo) e dell’assenza di una finalità cosmica nell’esistenza. Gilles Lipovetsky, in un libro del 1983 intitolato L’ère du vide, annunciando un’epoca del vuoto, affermava che è proprio il vuoto a governarci, anche se è «un vuoto privo del tragico o dell’apocalittico».

In sostanza, secondo questi discorsi, l’epoca contemporanea sarebbe governata da un ipotetico nulla. Quanto farebbe però bene ai proponenti di queste tesi ripassare un po’ di filosofia e scoprire, si spera, vecchi principi secondo cui il nulla non ha alcun potere attivo o, come insegnava l’Aquinate con uno splendido passaggio logico del De aeternitate mundi, una cosa può iniziare ad agire solo dall’istante in cui essa esiste, «in quocumque instanti ponitur res esse, potest poni principium actionis eius».

Ray Kurzweil (nella foto sotto), altro guru del transumanesimo il quale ci ha già offerto perle del non-pensiero contemporaneo come The Singularity is near (2005) o How to create a mind (2012), nonché fondatore della Singularity University finanziata dai censori di Google, ha offerto uno scorcio su quest’ideologia demenziale con cui si propone all’individuo la completa cessazione del proprio essere: «Una volta entrati nella Singolarità smetteremo di essere creature inermi e primitive, macchine di carne limitate nei pensieri e nell’azione dal corpo che costituisce il nostro attuale sostrato. La Singolarità ci permetterà di superare queste limitazioni dei nostri corpi e cervelli biologici. Acquisiremo potere sul nostro stesso destino. La nostra mortalità sarà nelle nostre mani». L’ultima frase in particolare testimonia, con una chiarezza inaudita, il delirio della volontà di potenza che pervade i discorsi di questo culto New Age del transumanesimo.

L’individuo contemporaneo contempla, stupefatto, la potenza della tecnica che egli prende in prestito per spianare montagne o costruire monumentum aere perennius e questo, se da una parte fomenta le tante illusioni della volontà di potenza, dall’altra inculca una radicale debolezza psicologica e materiale nel soggetto che si abbandona a questi sogni o incubi. Quando tutto ciò che rimane nella vita è il desiderio di qualcosa, l’appagamento fisico, il raggiungimento di un fine materiale, questo determina un essere umano che, contrariamente alla dichiarazione di Gesù di fronte alla tentazione del Maligno (Matteo 4,4), crede con tutto se stesso che si viva di solo pane.

 

LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO SARA’ PUBBLICATA DOMANI SU INFORMAZIONE CATTOLICA

 

* Saggista ed epistemologo italo-americano autore di testi di filosofia,
sociologia ed epistemologia pubblicati in Italia e all’estero


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