L’ideologia transumanista, considerata “apice della modernità”, ha radici lontane

L’ideologia transumanista, considerata “apice della modernità”, ha radici lontane

di Sergio Caldarella*

IL TRANSUMANESIMO PRETENDE DI OLTREPASSARE LA CONDIZIONE UMANA ATTRAVERSO L’UTILIZZO DI TECNOLOGIE APPLICATE ALLA BIOLOGIA. IN QUESTA FANTASIOSA DOTTRINA S’IMMAGINA LA POSSIBILITÀ DI UNA TRANSIZIONE DALL’UMANO AL CYBORG IN CUI «GLI UMANI DEVONO DIVENTARE CYBORG SE VOGLIONO RIMANERE RILEVANTI IN UN FUTURO DOMINATO DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE» (ELON MUSK)

(LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’ARTICOLO QUI)

Un’ideologia come quella transumanista, la quale propone se stessa come apice della modernità e dei suoi tanti orpelli e gadget tecnologici ha, com’è spesso in questi casi, radici lontane. Senza volerci soffermare sul biblico eritis sicut deus con cui il serpente dell’Eden tenta la coppia primordiale con il sogno dell’onnipotenza (Genesi 3,5), si può dichiarare che le sue radici moderne si situano tra Seicento e Ottocento, da René Descartes al De La Mettrie con l’HommeMachine (1748), passando per il Frankenstein di Mary Shelley (1818), fino ad arrivare a Charles Darwin (1859) ed all’Übermensch (homo superior) di Friedrich Nietzsche (1878), per limitarsi solo ad alcuni riferimenti possibili e senza voler considerare l’elemento eugenetico e quanto questo ha rappresentato nelle ferali ideologie tra Ottocento e Novecento. Quest’ultimo è, però, un aspetto di questo culto New Age da continuare a tenere sotto osservazione.

L’homo cyber del transumanesimo è tanto l’HommeMachine di De La Mettrie quanto il prometeico mostro di Frankenstein, insomma la creazione di un’antropologia al tempo stesso fantascientifica e pseudofilosofica sorta da narrazioni e discorsi retrodatabili di almeno quattro secoli che viene però spacciata, attraverso la traduzione fantasmagorica del transumanesimo, come l’ultimo grido dell’innovazione tecnologica contemporanea. Può però darsi, come accennato, una tecnologia che prescinda dalla logica e dalla scienza? 

Si ha, qui, anche l’impressione che si voglia porre la tecnologia al posto dell’evoluzione, passando dall’umano ad una traduzione di questo in apparati tecnologici che, per loro costituzione, sono l’opposto dell’umano ed un mero sottoprodotto della mente umana. La macchina è, poi, sempre soggetta a miglioramento o potenziamento (enhancement) tecnico, ma l’errore è qui anche quello di interpretare un potenziamento quantitativo con uno qualitativo: un occhio bionico potrà forse aumentare la quantità di cose raggiungibili dalla vista, ma non la qualità dello sguardo.

Questo è un tema anch’esso radicato nelle categorie della modernità tecnologico-capitalista la quale ritiene che tutto sia una questione di quantità di cui disporre e di posizionamento gerarchico nell’ordine dei poteri e quanto più si procede su questa strada, tanto più difficile diventa intendere queste differenze sostanziali. La qualità non è definibile quantitativamente poiché qualità e quantità sono due categorie diverse e, sovente, anche contrarie. Esser «primi», esser «più capaci», esser «i più bravi» non significa, poi, ancora essere.

Max More che, per oltre nove anni, è stato presidente ed amministratore delegato della società di crioconservazione dei cadaveri Alcor Life Extension Foundation, ha postulato cosa significhi «diventare postumani», ossia «oltrepassare le limitazioni che caratterizzano gli aspetti meno desiderabili della “condizione umana”. I postumani saranno liberi dalle malattie, dall’invecchiamento, dall’ineluttabilità della morte».

Oltre a trascurare, ancora una volta, l’inesorabile legge fisica dell’entropia la quale determina, tra l’altro, anche la decadenza della materia organica, si commette qui anche un grave errore logico che, ad orecchie sospettose, potrebbe anche apparire come una chiara mistificazione per motivi d’interesse. In una tra le prime interpretazioni del culto del transumanesimo, uno degli obiettivi con implicazioni commerciali è, per l’appunto, quello dell’ibernazione del cadavere accompagnata dalla promessa tecnologica secondo cui la medicina del futuro possa trovare una soluzione alla causa del decesso scongelando, a quel punto, il morto per risuscitarlo. C’è però, qui, una parte logica gravemente mancante perché da una parte si parla di «cause del decesso» e, dall’altra, di conservazione del corpo deceduto.

Quando si congela un cadavere e poi lo si scongela, anche se tra 400 o 4000 anni, questo sempre morto rimane. Oppure a qualcuno è mai capitato di congelare un pollo e poi, dopo averlo rimosso dal freezer, questo si è messo a saltellare per casa? Come si può ignorare un tale elemento fondamentale? Eppure questa enorme fallacia non impedisce ad un certo numero di persone di continuare a pagare delle salate quote mensili all’Alcor Life Extension Foundation la quale può solo garantire il congelamento del cadavere di questi poveretti, un po’ come acquistare una costosa tomba criogenica mentre la Alcor promette un’«estensione della vita» a partire da morti…

* Saggista ed epistemologo italo-americano autore di testi di filosofia,
sociologia ed epistemologia pubblicati in Italia e all’estero

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