Xi Jinping a Honk Kong per sancire la “normalizzazione” della ex città libera


di Pietro Licciardi

NONOSTANTE LE PROMESSE ALLA GRAN BRETAGNA E AL MONDO INTERO, LA CINA NON HA CONCESSO ALCUN REGIME SPECIALE AD HONG-KONG, EX COLONIA BRITANNICA MA OGGI RICONDOTTA IN TUTTO E PER TUTTO SOTTO IL TALLONE DI PECHINO 

Il 30 giugno il presidente cinese Xi Jinping si è recato in visita a Honk Kong, ufficialmente per festeggiare i venticinque anni del ritorno della ex colonia britannica nel seno della “madrepatria”, in realtà per sancire la “normalizzazione” della ex città libera, caduta sotto il tallone comunista dopo la repressione violenta e spietata di ogni opposizione.

Quando nel 1997 vi fu la riunificazione di Hong Kong la Cina promise che la città e i suoi sette milioni di abitanti avrebbero beneficiato di un regine speciale per almeno cinquant’anni, coniando lo slogan: “Un regime due sistemi”, che avrebbe dovuto garantire una transizione il più possibile morbida da una condizione di libertà e democrazia sociale ed economica a quella del resto del Paese, governato dal Partito comunista

Così non è stato. Dopo pochi anni è iniziata la repressione degli oppositori e la graduale stretta liberticida. Forse qualcuno si ricorda il modo sanguinoso e violento col quale sono state stroncate le proteste degli studenti che dal 2019 chiedevano il ritorno alla democrazia ma Pechino ha usato la mano pesante con chiunque osasse interferire coi suoi piani, anche la Chiesa e i cattolici, Proprio qualche giorno fa la Polizia non ha esitato ad assestare il 91 enne cardinale Joseph Zen.

Purtroppo l’Europa, gli stati Uniti e l’Occidente in generale non hanno ancora capito la reale natura della Cina; forse perché le attuali leadership ne condividono l’ideologia o forse ne ammirano l’indubbia capacità di controllo totalitario che vorrebbero imitare anche a casa loro, come hanno sperimentato i camionisti canadesi repressi da Justin Trudeau o i provvedimenti liberticidi e anticostituzionali adottati da Conte e Draghi col pretesto del contrasto al Covid-19.

Fatto sta che l’egemonia cinese sul mondo avanza incontrastata, specialmente adesso che l’improvvido conflitto russo-ucraino ha spinto Putin tra le braccia di Xi Jinping e spostato l’asse economico-politico mondiale in Asia.

Chi sperava nella morte del comunismo e nella fine della guerra fredda tra Est e Ovest forse si è sbagliato. Tuttavia come ha scritto recentemente il vescovo di Hong Kong, monsignor Stephen Chow, «la vita della gente e dei credenti sta diventando sempre più simile a un’esistenza tra le crepe. Un tempo godevamo di molto spazio e libertà di espressione, ma la luce di Dio si trova in tutte le cose, anche nelle crepe. Quanto più dura è la condizione, tanto più resistente sarà la vita. In alcuni casi le crepe possono persino allargarsi». In Cina come in Europa.


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”Quando nel 1997 vi fu la riunificazione di Hong Kong la Cina promise che la città e i suoi sette milioni di abitanti avrebbero beneficiato di un regine speciale […]. Così non è stato.”

Be’, è chiaro: in questa fase storica, in cui pare che la Cina dovrà presto scontrarsi, chissà? forse anche militarmente (deterrenza nucleare permettendo), con l’attuale egemone globale, ossia con gli USA, essa Cina non può certo permettersi che al suo interno esistano divisioni e sistemi alternativi. Vedremo come evolveranno le cose.