La povertà assoluta cresce in Italia, soprattutto fra i giovani!


di Vincenzo Silvestrelli

NONOSTANTE LA PROPAGANDA GOVERNATIVA L’ULTIMO RAPPORTO ISTAT CERTIFICA UN PEGGIORAMENTO DEI DATI SULLA POVERTÀ ASSOLUTA IN ITALIA

L’aumento della povertà assoluta evidenziato nel Rapporto Annuale 2022 dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) sulla situazione sociale del Paese è un dato molto grave che fa temere per un peggioramento nel prossimo futuro.

Come emerge dai dati, nel 2021 i “poveri assoluti” nel nostro Paese erano 5,6 milioni, numero impressionante se confrontato con quello del 2005 di 1,9 milioni. Come segnalato dal presidente dell’Istituto Gian Carlo Blangiardo nella sua relazione di presentazione l’8 luglio a Palazzo Montecitorio, si presenta soprattutto grave la percentuale dei giovani che versano in povertà assoluta, la quale è passata dal 3,9% del 2005 al 14,2% del 2021.

Anche il numero delle famiglie nella stessa condizione è aumentato passando da 800mila a 1,96 milioni di famiglie, cioè più che raddoppiato.

La situazione della povertà assoluta dimostra il deterioramento della situazione ed il sostanziale fallimento delle politiche degli ultimi Governi volte a ridurre la povertà. Lo smantellamento della industria pubblica, per esempio, ha tolto allo Stato la possibilità di effettuare politiche industriali volte a favorire l’occupazione. In particolare, un altro dato evidenzia la mancanza di politiche territoriali, cioè la crescita maggiore della povertà al sud. Nel 2021, infatti, il Nord mostra segnali di miglioramento, mentre nel Mezzogiorno si raggiunge il punto più̀ alto della serie (12,1%).

La mancanza di politiche industriali provoca l’incapacità di attenuare fenomeni di povertà riequilibrando i territori. Mentre al Nord, dove il settore produttivo privato è più diffuso, la povertà è diminuita in percentuale in conseguenza della ripresa produttiva del dopo-pandemia, al sud la situazione si è aggravata.

Il reddito di cittadinanza, secondo i promotori, ha evitato ad un milione di individui cadesse in povertà assoluta ma partendo dai dati ISTAT, si possono comunque fare alcune considerazioni generali.

La prima è che il welfare italiano non aiuta particolarmente i giovani.

La seconda considerazione riguarda la sostenibilità di politiche come il reddito di cittadinanza che non creano nuovo lavoro ma solo caduta a pioggia di risorse pubbliche con effetti secondari come la mancanza di operatori in alcuni settori. Queste politiche vanno riformate aiutando l’attuazione di politiche attive del lavoro, anche attraverso la messa a disposizione degli enti locali delle persone che ricevono il reddito di cittadinanza, la cui modalità di percezione andrebbe comunque modificata.

La terza considerazione è che la recessione economica che arriverà in conseguenza della guerra in Ucraina aggraverà l’attuale situazione e, destabilizzato dal Movimento Cinque Stelle, il Governo Draghi non sembra proprio in grado di contrastare efficacemente l’andamento certificato dall’ISTAT. La possibile ripresa dell’inflazione con l’aumento dei tassi ed eventuali restrizioni monetarie potrebbe creare, in autunno, una situazione sociale molto grave con un aumento esponenziale della povertà. Confidiamo che le forze politiche, almeno quelle del centrodestra che sostengono l’esecutivo, ne prendano piena coscienza…


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