La questione monetaria al centro dell’attuale contesa internazionale


di Vincenzo Silvestrelli

IL CONFLITTO IN UCRANIA STA RIDEFINENDO IL SISTEMA DEI RAPPORTI ECONOMICI E VALUTARI ESISTENTI FRA I MAGGIORI STATI DEL MONDO FIN DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE…

Il sistema finanziario internazionale, costituitosi con gli accordi di Bretton Woods che alla fine della Seconda guerra mondiale crearono il Fondo monetario internazionale (FMI), appare oggi in crisi.

Gli accordi del 1944 avevano l’intento di promuovere la cooperazione monetaria internazionale e la stabilizzazione dei cambi, facilitare l’espansione e la crescita equilibrata del commercio mondiale, aiutare gli Stati membri a correggere temporanei squilibri nelle bilance dei pagamenti.

La conferenza, promossa dalle Nazioni Unite, intendeva raggiungere un equilibrio nei cambi anche per prevenire nuove guerre globali. Si era infatti visto negli anni Trenta che le pratiche di cambio come le svalutazioni competitive ed i dazi erano state una delle cause della Seconda guerra mondiale.

Gli accordi volevano anche creare un sistema finanziario che mettesse a disposizione l’enorme quantità di capitali necessari alla ricostruzione. Il grande ispiratore della conferenza fu l’economista inglese John Maynard Keynes (1883-1946). La sua visione era quella di creare un “sistema di compensazione multilaterale”, basato su una “moneta universale” (il bancor) definita in termini di oro, capace di scongiurare gli squilibri finanziari che, per l’economista, erano stati tra i motivi principali del conflitto. Attraverso a un conto all’interno di una International Clearing Bank, ogni Nazione avrebbe avuto la possibilità di saldare i debiti contratti in valuta, facendo riferimento alle parità precedentemente stabilite rispetto al bancor.

Alla conferenza prevalse però la linea della delegazione degli Stati Uniti guidata da Harry Dexter White del dipartimento al Tesoro che, invece, impose il dollaro, convertibile in oro al cambio di 35 dollari per oncia di oro, come valuta di riferimento del commercio internazionale al posto della sterlina che, fino ad allora, era stata la moneta di riferimento. La trattativa fra Regno Unito, allora ancora un impero mondiale, e gli Stati Uniti fu molto dura e alla fine Washington finì per condizionare gli aiuti di guerra uniformandone l’indirizzo alla loro teoria monetaria.

Assegnare ad una valuta “proprietaria” di un solo Stato la funzione di strumento per i regolamenti monetari avvantaggiava enormemente quella Nazione che poteva acquisire servizi e materie prime semplicemente stampando valuta. Il carattere “oggettivo” del valore della valuta era assicurato dalla possibilità di trasformare la valuta in oro ad un prezzo fissato negli accordi.

Il sistema di Bretton Woods relativamente al gold standard, però, venne meno nel 1971, allorquando la Francia cominciò a chiedere la effettiva trasformazione in oro dei dollari che deteneva. Il presidente Richard Nixon a quel punto deliberò la non convertibilità del dollaro che rimase comunque la valuta di riferimento degli scambi internazionali grazie al ruolo politico crescente degli Stati Uniti.

Oggi il sistema delle sanzioni, come l’esclusione della Russia dallo Swift, il sistema internazionale dei pagamenti, ha messo definitivamente in crisi il sistema. Russia, Cina, India, Sudafrica e Brasile hanno costituito un nuovo accordo denominato BRICS, dalle iniziali dei paesi interessati. I Paesi costituenti hanno iniziato a incontrarsi regolarmente dal 2006 fino alla costituzione formale di una serie di istruzioni volte a favorire la “de-dollarizzazione” del commercio internazionale.

I BRICS rappresentano circa il 24% del PIL mondiale e oltre il 16% del commercio mondiale. Pertanto, le attività di de-dollarizzazione dei BRICS non solo avrebbero un impatto sulle relazioni finanziarie tra questi Paesi (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), ma creerebbero anche un effetto a catena a livello globale. I Paesi che si coordinano sono caratterizzati inoltre per il ruolo rilevante nell’ambito delle materie prime.

Al prossimo forum dei BRICS sarà discussa l’adesione formale dell’Iran ed anche la Turchia, l’Argentina, l’Arabia Saudita e l’Egitto sono in procinto di presentare domanda di adesione. Si tratta di Paesi diversi nei loro sistemi economici e sociali, come sono diversi i 187 Stati che aderiscono al FMI, i quali rappresentano una sfida all’egemonia del dollaro. In definitiva la questione posta da Keynes a Bretton Woods di avere una valuta indipendente come base dei regolamenti internazionali, viene oggi a riproporsi.

La fine dell’egemonia del dollaro è una grande questione di cui si cominciano a vedere gli effetti e, le sanzioni che i Paesi occidentali hanno usato come arma per vincolare le politiche di altre Nazioni, sono diventate l’acceleratore di questo fenomeno, la cui evoluzione è comunque impossibile da prefigurare.


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