No all’astensionismo, che piace tanto alla sinistra


di Pietro Licciardi

IL 25 SETTEMBRE SI VA A VOTARE E L’ITALIA VERAMENTE RESPONSABILE HA DUE NEMICI DA BATTERE: LA SINISTRA E L’ASTENSIONISMO… 

Il 25 settembre 2022 si tornerà, finalmente a votare. Non che la cosa ci entusiasmi particolarmente perché ormai, dopo anni di governi tecnici, premier non eletti, partiti sconfessati dalle urne ma rimasti stabilmente al potere e soprattutto dopo due anni di “pandemia” gestita in maniera inefficiente e dittatoriale facendo strame dei diritti civili e costituzionali dei cittadini anche i sassi dovrebbero aver compreso che l’attuale regime democratico è solo una finzione. In pratica una presa per i fondelli del “popolo sovrano” che sovrano non è per niente.

Col realismo e il disincanto che dovrebbe contraddistinguere i cattolici sappiamo bene che al momento non ci sono salvatori della patria in cui sperare. Non ci sono mai stati a sinistra, dove la patria è vilipesa e disprezzata da gente che fino a ieri era al soldo di Mosca o che venerava come supereroi Stalin, Che Guevara e Mao, e neppure a destra, che in questi anni su certi temi sensibili e delicati per la nostra stessa sopravvivenza economica e sociale, si pensi alla questione demografica e all’aborto, hanno nicchiato e in qualche caso tradito le aspettative.

Quindi in caso di voto che fare? La tentazione è di astenersi. Innanzitutto perché il sistema partitocratico non è che un espediente per privare i cittadini delle proprie libertà e della propria autodeterminazione che viene da loro assunta mediante la delega in bianco– poiché le promesse elettorali quasi mai sono mantenute – del voto e indirizzata là dove decidono le segreterie di partito; poi perché l’esperienza ci ha mostrato che da decenni gli italiani votano in un senso e in un modo o nell’altro si ritrovano ad essere governati in senso opposto.

Tuttavia è proprio l’astensione massiccia ciò a cui punta la nomenklatura sinistrorsa che dopo aver gramscianamente conquistato la società è infine giunta anche al governo rivelandosi per quella che in realtà è: una congrega di incapaci, che vive fuori dal mondo reale, serva delle oligarchie internazionali e suddita dello straniero, nell’ordine: Unione europea, Stati Uniti, Germania.

Gentaglia che mentre la nazione sprofonda in una profonda crisi economica e sociale non ha di meglio a cui pensare che alla conversione ecologica, la promozione dei “diritti” gay e Lgbt, al varo di leggi omicide: oltre all’aborto – che non si tocca – anche l’eutanasia, ovvero la soppressione fisica di anziani, malati e chiunque non sia più in grado di produrre.

Quindi, o i cosiddetti moderati, ovvero le persone per bene che ancora credono nella famiglia, nel sacrificio, nel lavoro onesto e in quei “valori” che ancora permettono di tenere a galla questa nostra Italia, tornano alle urne e votano a destra oppure c’è da scommettere che ci ritroveremo tra i piedi l’ennesimo governo eterodiretto di ideologizzati buoni solo a suonare i loro pifferi mentre la nave affonda.

Salvini ha tradito per fare da stampella al governo dei migliori? La Meloni ha deluso perché non si è schierata con forza a difesa dei principi etici e della Costituzione violata ? Ciascuno è libero di pensarla come vuole. Tuttavia siamo ancora una volta realisti: non abbiamo altra alternativa che il centro-destra. Gianluigi Paragone

Non sono alternative credibili i partitini tipo ItalExit, Ancora Italia, Alternativa per l’Italia di Mario Adinolfi e Simone Di Stefano etc.) che sorgeranno come funghi per cercare di cavalcare il diffuso malcontento e che con la dispersione del voto avranno il “merito” di agevolare ancora una volta la sinistra e in particolare quel Pd, che ancora conta su uno zoccolo duro di almeno un 20% di consensi costituito dalla sua diffusa base clientelare, ideologizzata, nostalgica e di persone con lo stipendio fisso e la poltrona assicurata.

Sappiamo benissimo che né la Meloni, né Salvini potranno invertire la rotta del Titanic Italia, il cui timone per quanto riguarda le questioni economiche e internazionali mai e poi mai sarà lasciato in mano loro – qualora osassero deragliare dal binario impostoci dalle oligarchie e consorterie internazionali sarebbe già pronto un golpe come quello che defenestrò Berlusconi nel 2011 a colpi di spread – tuttavia proprio per questo l’unico ambito a loro disposizione per poter dimostrare una qualche rottura con passati governi sarà quello dei valori una volta definiti non negoziabili: diritto alla vita, famiglia, istruzione.

E se i cattolici sapranno fare adeguatamente pesare il loro voto non è detto che si possa mettere anche qualche argine alla dilagante ideologia gender o Lgbt che minaccia di corrompere innanzitutto i nostri figli e nipoti fin dalla più tenera età.

Insomma, come nel 1948: in cabina elettorale Mario Draghi e Enrico Letta non vi vedono, Dio si!


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