Perché il Covid non ci ha reso migliori


di Cinzia De Bellis*

L’IMPORTANZA DELLA LETTURA, NELLA TRASMISSIONE DELLA CULTURA, È MESSA IN LUCE, PER CONTRASTO, DALLA PANDEMIA CHE HA MOSTRATO LE FRAGILITÀ DELL’ATTUALE SISTEMA EDUCATIVO

La scrittura e la lettura hanno permesso di tramandare pensieri, scoperte scientifiche, conoscenze e valori da una generazione all’altra, permettendo di costruire la nostra storia. La capacità di leggere permette di scoprire i contenuti del passato e di intrepretarli, rielaborarli e diffonderli nuovamente. Ma occorre educare alla lettura le nuove generazioni sin dalla prima infanzia.

Lo aveva compreso, nel lontano 1917, Paola Lombroso, figlia di Cesare, padre dell’antropologia criminale. La giovane iniziò a interessarsi di antropologia e pedagogia e si accorse che la perfetta sintesi tra gli ideali socialisti, che miravano all’uguaglianza e giustizia sociale, e i suoi interessi antropologici si trovava nella pedagogia: erano i bambini che le interessavano perché potessero essere dotati di strumenti idonei a cambiare la società. Quale modo migliore per farlo, se non attraverso un giornale dedicato interamente a loro e con tante immagini che lo rendessero accattivante? Recuperò il materiale a fumetti (senza balloon, ma con scritte didascaliche), immaginò di inserire concorsi e uno spazio dedicato a interventi di scrittori e giochi. Il tutto a misura di bambino, di ogni bambino. Nacque così Il Corriere dei Piccoli, che ha accompagnato generazioni di bambini dal 1908 al 1996, prima rivista italiana a fumetti e manifesto di fondazione del fumetto italiano. Personaggi come il Signor Bonaventura, la Pimpa o Cocco Bill perseguivano l’intento di divertire, insegnare e far riflettere attraverso nuove modalità. Non a caso, quando l’ideatrice del progetto si congedò dalla redazione, dette vita ad un altro progetto: Le Bibliotechine Rurali. L’iniziativa invitava i lettori più ricchi del Corriere, a donare libri a scuole di campagna, ottenendo in cambio l’onorificenza di “Cavalieri dei Libri”Bei tempi vero? Ai bimbi d’oggi viene subito dato in mano un tablet con giochini passatempo perché i genitori, a loro volta, possano dedicarsi ai propri social di appartenenza. E in un mondo in cui non c’è più dialogo, com’è possibile diffondere empatia, senso civico, altruismo, generosità?

Un mio ex alunno, accanito fruitore di videogiochi (gli era permesso di utilizzarli dalle ore 14 alle 22) e con il nonno in coma, era convinto che dovesse morire e poi risorgere come i personaggi mostruosi dei suoi giochi. Oddio, siamo stati anche noi degli ingenui a credere al bacio di Biancaneve e alla scarpetta di cristallo di Cenerentola, ma il bene trionfava sempre sul male e il “vissero felici e contenti” diventava un messaggio di sano ottimismo. Nel 1734 il Sud andò a Carlo III di Borbone che pensò bene di investire la sua dote di 28 milioni di ducati nella ricostruzione dello stato attraverso la cultura. Ogni città e ogni villaggio erano provvisti di scuole pubbliche. Fiorirono Università e Accademie in quella che, ancora oggi, viene definita la “terronia del sud”: prestigiose le Università di Salerno e Avellino. L’istruzione pubblica permise a tutti di imparare a leggere e a scrivere, consentendo ai figli dei contadini di poter accedere agli uffici pubblici e di far carriera nell’esercito. Ma, dopo il 1861, il Piemonte, scientificamente, chiuse tutte le scuole che erano sovvenzionate con denaro pubblico per rendere schiavo il Sud e trasferire i soldi al Nord.

Illustri e rinomati saggisti hanno scritto e parlato di scuola in questi anni, ma, forse, solo i docenti e i dirigenti sarebbero in grado di illustrare le criticità emerse e dilaganti nel mondo della Scuola. Molto si è fatto per l’educazione alimentare, per l’educazione all’ambiente, per l’educazione stradale, l’educazione al digitale, ecc. Fiumi di denaro europeo sono stati spesi per i vari PON e progetti, ma mai nulla è stato sufficientemente e concretamente realizzato perché gli alunni e i genitori venissero seguiti costantemente da un’equipe psicopedagogica. La pandemia e la DAD hanno fatto emergere lacune del sistema scolastico e problematiche adolescenziali. La solitudine dei giovani, il bullismo, il cyberbullismo, le babygang non sono fenomeni di recente scoperta: risalgono all’ultimo decennio, quando chiusi o disertati gli oratori parrocchiali, le famiglie rinunciarono alla loro funzione educativa, delegando la Scuola, salvo poi intervenire, sempre e assurdamente, a difesa degli errori compiuti dai loro pargoli. Una sottile e dilagante forma di lassismo si insinuava velocemente in tutti gli apparati formativi: stampa, politica, parrocchie, ludoteche, scuole e il “vuoto” emerse in tutta la sua nefandezza. Vuoto valoriale, etico, affettivo e cristiano. Modelli di riferimento divennero gli influencer, programmi televisivi illustravano la violenza in tutti i suoi aspetti più efferati, la gente riprendeva con il cellulare storie di ordinaria follia, gli anziani gridavano la loro solitudine nelle case di riposo, ecc. Ho la sensazione che quello di cui parlo possa appartenere ad un film di fantascienza e, invece, ahimè, è la realtà che ci circonda. E, non appare banale chiedersi perché un virus, seppur potente, non sia riuscito a renderci migliori?

*presidente UCIIM Sezione di Martina Franca (TA)


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