Con l’estate e il ritorno di programmi spazzatura come “Uomini e Donne” che fine fanno discrezione e pudore?

Con l’estate e il ritorno di programmi spazzatura come “Uomini e Donne” che fine fanno discrezione e pudore?

di don Gian Maria Comolli

TALK SHOW, PETTEGOLEZZI TV, GIORNALI E RADIO DI CHIACCHERE E TRADIMENTI, INFLUENCER ETC.: MA QUALE “PRODOTTO” VORRANNO PROMUOVERE? SICURAMENTE L’IMMAGINE DELLA DONNA E DELLA FAMIGLIA CHE INSTILLANO NELLE PERSONE NON SERVE PROPRIO ALLA SOCIETÀ

Dalle reti Mediaset sono stati da poco resi noti i palinsesti per il periodo successivo all’estate. Come da 25 anni a questa parte, l’appuntamento con la nuova edizione del programma di Maria De Filippi Uomini e Donne è fra i primi a tornare in onda. A metà settembre, sempre su Canale 5, dovremo quindi assistere alla ventiseiesima edizione del talk show che mette in scena le vicende amorose (non si sa se reali o costruite a tavolino) di giovani e meno giovani che spesso mettono in piazza le loro debolezze, tradimenti, disordini ed oscenità.

Già con l’estate, come ben sappiamo, quello che spesso diminuisce, fino a scomparire, è il pudore. Dopo aver incontrato per oltre due mesi persone vestite inopportunamente, pratiche “naturalistiche” al limite dell’osceno, immagini indecenti di personaggi pubblici e influencer, in autunno i grandi media sono lì a riproporci le stesse moine via etere. Sembra che per 12 mesi all’anno il senso del pudore, irrinunciabile caratteristica personale e sociale, sia sistematicamente attaccato e offeso. Ma, senza il pudore e la discrezione, sappiamo dove possono arrivare le società?

Il pudore, ritenuto da alcune concezioni libertine o ateistiche un prodotto culturale del passato o un pregiudizio sociale, oggi è giudicato un atteggiamento bigotto, non più condiviso a livello societario, nonostante sia il confine del rispetto che stabiliamo nei confronti degli altri. Non riguarda unicamente la sfera fisica, ma l’esposizione della nostra intimità, dunque il nucleo più profondo dell’uomo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica assegna al pudore la finalità generale di preservare «l’intimità della persona» in quanto consiste «nel rifiuto di svelare ciò che rimane nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione» (n. 2521).

Il libro della Genesi (cap. 3) indica che il sentimento del pudore non è un comando dall’alto, ma un’esigenza dell’uomo e della donna, insito nella natura umana, un supporto per annientare la violenza delle passioni sessuali. Adamo ed Eva, spiritualmente ed umanamente feriti dal peccato originale che generò in loro disarmonia, percepirono sentimenti di vergogna e avvertirono l’esigenza di coprirsi: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture» (Gn. 3,7).

La sessualità che doveva esprimere armonia tra uomo e donna, da allora, si trasformò, a volte, in tensione brutale. Per questo, san Paolo la presentò come un tesoro «in vasi di creta» (2 Cor. 4,7), mostrandone la positività, ma contemporaneamente richiede notevole prudenza. Quindi, il sentimento del pudore, è un pregiato sostegno, essendo una forma protettiva specificatamente umana. Anche Gesù, nella sua opera educatrice, riservò al pudore, e di conseguenza alla purezza, un ruolo primario.

Immagino che nessuno, fidanzato o sposato, gradisca che il proprio partner si esponga alla curiosità di altri.

Agli inizi del XX secolo era impudico mostrare le caviglie. Oggi è consuetudine esibire l’ombelico, indossare jeans “a vita bassa”, vestire abiti alquanto corti e con aderenti e vistose scollature. Poi d’estate, o meglio all’arrivo del primo caldo, impazzisce il desiderio di ridurre al minimo l’abbigliamento per ostentare il proprio corpo.

Questo indica che il cittadino della «società liquida» sta abbattendo un altro tabù mostrando in pubblico anche le parti più intime con irreale naturalità. Si afferma che oggi con il sesso non esistono più imbarazzi; ciò e vero, è con «l’amore autentico» che abbiamo complicazioni, e la diminuzione del pudore aggroviglia ulteriormente la situazione. Nell’era dell’indiscrezione e del “chiacchereccio”, l’assenza di pudore lo riscontriamo anche in alcuni programmi televisivi nei quali si manifestano superficialmente stati d’animi personali, esperienze sessuali, sentimenti ed emozioni, scordando che alcune situazioni esigono di essere vissute silenziosamente e personalmente.

Per riconquistare il senso del pudore, dobbiamo rivalorizzare la dignità della persona, il profondo rispetto per la sfera intima, l’onore da riservare a sé stessi e agli altri. Anche noi sacerdoti, dobbiamo trasmettere ai fedeli la “cultura del dignitoso” quando frequentano ambienti ecclesiali o le chiese, chiarendo l’inopportunità di partecipare alla Messa con abiti non idonei alla celebrazione; dalle canottiere alle minigonne, ai pantaloncini, dovendo a Dio il massimo rispetto. Anche l’abbigliamento esprime il significato che gli attribuiamo.

Pur interessando primariamente l’aspetto sessuale, il pudore coinvolge tutti gli aspetti della vita: dal vocabolario che utilizziamo, alla capacità di riservatezza, alle modalità per ottenere i guadagni. Concludiamo con uno dei più efficaci proverbi, frutto dalla saggezza popolare, che rivolgiamo al mondo femminile: «Il pudore è il coraggio delle donne».

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