Il tam tam mediatico continua a propinarci guerra e Covid

di Diego Torre

GUERRA E COVID-19? MA I VERI PROBLEMI DEGLI ITALIANI ORA SONO ALTRI…

Il tam tam mediatico ci propina ancora guerra e Covid. E noi, come Ugo Fantozzi, subiamo ancora.

L’effetto dei due prodotti è uguale; essi generano paura ed inducono alla sottomissione ad un potere rassicurante e globale che metta in salvo le nostre vite biologiche (della vita eterna non si preoccupa più nessuno!).

È quanto mai indispensabile allora recuperare la nostra capacità di discernimento partendo da quella Verità che, appunto, “vi farà liberi” (Giovanni 8,31), mettendo mano a quello strumento prezioso che è il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2 aprile 2004), in particolare proprio al concetto di pace (cfr. nn. 494-495).

Gustiamo e metabolizziamo l’insegnamento scaturito in merito dalla millenaria sapienza della Chiesa: «la pace è un valore e un dovere universale e trova il suo fondamento nell’ordine razionale e morale della società che ha le sue radici in Dio stesso, “fonte primaria dell’essere, verità essenziale e bene supremo”. La pace non è semplicemente assenza di guerra e neppure uno stabile equilibrio tra forze avversarie, ma si fonda su una corretta concezione della persona umana e richiede l’edificazione di un ordine secondo giustizia e carità. […] La pace si costruisce giorno per giorno nella ricerca dell’ordine voluto da Dio e può fiorire solo quando tutti riconoscono le proprie responsabilità nella sua promozione. Per prevenire conflitti e violenze, è assolutamente necessario che la pace cominci ad essere vissuta come valore profondo nell’intimo di ogni persona: così può estendersi nelle famiglie e nelle diverse forme di aggregazione sociale, fino a coinvolgere l’intera comunità politica. In un clima diffuso di concordia e di rispetto della giustizia, può maturare un’autentica cultura di pace, capace di diffondersi anche nella Comunità internazionale. La pace è, pertanto, “il frutto dell’ordine immesso nella società umana dal suo Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta. Tale ideale di pace “non si può ottenere se non è messo al sicuro il bene delle persone e gli uomini con fiducia non si scambiano spontaneamente le ricchezze del loro animo e del loro ingegno”».

In questo magistero non vi è spazio per le viltà e le paure del pacifismo che pone la vita biologica in cima ai suoi valori. Una pace senza giustizia e senza rispetto per la dignità della persone è solo falsa e foriera di prossime guerre.

È certamente dovere di tutti, dei cristiani in particolare, promuovere la pace, pur sapendo che in questo mondo essa è relativa ad un ordine imperfetto. Essa però può essere orientata verso la pace vera, quella che trova nel canto natalizio la sua espressione più autentica: “oggi la pace vera è scesa a noi dal Cielo”.

La pace interiore è la condizione indispensabile per ottenere quella esteriore. Essa “feconda la pace esteriore come un fiume sotterraneo del quale si riconosce la presenza invisibile dagli alberi che fa crescere e dai campi che fa verdeggiare”.

La pace di tutte le cose è la tranquillità dell’ordine. L’ordine è la disposizione di realtà uguali e disuguali, ciascuna al proprio posto“, scrive sant’Agostino ne La città di Dio, e il primo posto tocca a Dio come sappiamo!

Ma questa umanità quanto ancora percepisce i valori dello spirito? Quanto ancora può capire le verità profonde che animano il mondo? Chi può istruirla in tal senso? Nel tempo della massima confusione e della massima paura soltanto Colei che è Mater et Magistra può rinviare i popoli alle realtà alte dello spirito che ordinano secondo giustizia quelle di natura inferiore.

Sapranno i cristiani reggere a questa sfida epocale? Se staranno dalla parte di Dio, se annunceranno la Sua rivelazione, senza cedimenti alle mode del tempo assolutamente sì. E’ ancora in gioco il futuro dell’umanità.

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