Un suggestivo scenario di selvaggia bellezza accoglie un’abbazia da visitare

di Paola Liberotti

L’ABBAZIA DI SAN VITTORE DELLE CHIUSE A FRASASSI (AN)

Immersa in un suggestivo scenario di selvaggia bellezza, circondata dalle rupi scoscese della Gola di Frasassi (AN), ecco che si staglia, nel cielo azzurro, l’abbazia di San Vittore delle Chiuse.

Si tratta di un edificio romanico di notevole rilevanza che si trova a San Vittore Terme, nel Comune di Genga (provincia di Ancona), nei pressi delle celebri Grotte di Frasassi. Sorta come chiesa conventuale benedettina di un complesso monastico documentato fin dal 1007, la sua edificazione risale probabilmente al periodo 1060-1080 e, nonostante pesanti restauri novecenteschi, mostra ancora l’aspetto originale. All’inizio del XIII secolo raggiunse il periodo di maggiore splendore; dopo una lunga decadenza, nel XV infine l’abbazia fu soppressa. Oggi del complesso monastico rimangono solo pochi ambienti.

La chiesa, costruita in pietra calcarea, presenta una pianta a croce greca iscritta in un perimetro quasi quadrato, con quattro colonne che la dividono in nove campate, coperte da volte a crociera, a parte quella centrale, sulla quale si imposta una cupola con tiburio ottagonale, poggiante sulle colonne, tramite arconi e pennacchi a tromba. La facciata è caratterizzata da una bassa torre cilindrica e da un alto torrione quadrangolare, che probabilmente ha sostituito l’altra torre cilindrica in epoca successiva. Alcune caratteristiche uniche, come la pianta a croce greca iscritta in un quadrato, la disposizione delle absidi, la facciata con atrio chiuso tra due torri e il trattamento decorativo esterno con archetti pensili, si ritrovano anche in un gruppo bel definito di chiese marchigiane extraurbane: si tratta, in particolare, della chiesa di San Claudio al Chienti (ritenuta la capostipite della serie), l’abbazia di Santa Maria delle Moie e la chiesa di Santa Croce di Sassoferrato.

Generalmente lo schema planimetrico a pianta centrale è stato riferito a un’ influenza bizantina; recentemente, invece, si è pensato a una derivazione da modelli occidentali di origine nordica, variamente rintracciabili in chiese tedesche, normanne, lombarde e pugliesi. Un elemento peculiare, che non mancherà di colpire l’immaginazione del pellegrino-visitatore, si trova immediatamente a sinistra dell’altare: si tratta di un simbolo curioso, dalla forma che ricorda un otto. Numerose ipotesi sono state formulate circa il suo significato e quale potrebbe essere la sua reale origine; non mancano teorie affascinanti e magari un po’ troppo fantasiose, come quella che lo vedrebbe come una traccia evidente del passaggio dei Templari…

Misteri a parte, resta l’innegabile suggestione dell’abbazia, che si trova sopra il fiume Sentino, da cui è possibile osservare, tra l’altro, il bellissimo ponte romano, perfettamente inglobato nel piccolo borgo circostante, con una torre quadrangolare di difesa che dona al luogo l’aspetto di una cittadella fortificata. Qui hanno soggiornato per secoli gli Ordini monastici dediti alla preghiera e al lavoro nei campi, soprattutto i Benedettini.

E ora qualche indicazione utile per arrivare a San Vittore delle Chiuse: si esce dalla A14 ad Ancona nord e si imbocca la superstrada per Roma; all’uscita per Genga, ci sono poi le indicazioni. Stesso discorso per chi proviene dall’entroterra: raggiungere Gubbio sia dal versante della Toscana che da quello di Perugia, poi proseguire per Fabriano e lungo la superstrada per Ancona, uscendo di nuovo a Genga.

Si tratta di un itinerario spirituale e insieme storico-naturalistico in un luogo dal fascino tuttora intatto, nel cuore di una regione, le Marche, ricca di siti forse poco noti al grande pubblico ma degni di essere scoperti e valorizzati: qui il pellegrino-visitatore ha ancora la vivissima sensazione di trovarsi letteralmente “fuori dal tempo”, rivivendo tutto il misticismo dell’epoca medievale.

 

* Legio Mariae – Roma

 

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