La “Flat Tax”: oggetto misterioso o no?

di Riccardo Mantovani*

FLAT TAX: I PRO (NUMEROSI) E I CONTRO (POCHI) DI UNA MISURA FISCALE CHE POTREBBE DARE UNA SVOLTA ALL’ECONOMIA ITALIANA

Un sistema fiscale può essere progressivo, come quello in vigore oggi (in Italia definito con l’acronimo IRPEF: imposta sul reddito delle persone fisiche) o a tasso fisso (detto dai mass media e dai politici Flat Tax).

Il sistema progressivo è oggettivamente quello più vessante per i redditi medio-alti, difficile da digerire, sempre oggetto di strumentalizzazioni e infinite discussioni; al di là della bontà del tassare meno chi guadagna meno, chiunque può comprendere che, chi guadagna di più, in genere, è perché investe e si impegna di più; lo stato, invece di premiare questo sforzo, pare utilizzare una fiscalità punitiva, che produce una diffusa sensazione di «più lavoro e più pago».

Per provare a comprendere pregi e difetti della misura bisogna fare una premessa: il sistema italiano è solo in apparenza progressivo, perché in realtà è «drogato» da detrazioni e deduzioni che ad oggi hanno raggiunto la stratosferica cifra di 600 tipologie diverse (una giungla!).

Tentiamo di dare un significato comprensibile a questi due elementi: 1) la detrazione è uno sconto sulle tasse. Se devo 100 euro di tasse calcolati su un reddito di 1000 Euro e ho diritto ad una detrazione di 10 euro, darò allo stato 90 euro; 2) la deduzione è una riduzione del reddito imponibile, ossia il reddito tassabile. Se ho un reddito imponibile di 1000 euro e per un motivo qualsiasi ho diritto ad una deduzione di 100 Euro, le tasse non si calcolano su 1000 ma su 900 euro. La miriade di detrazioni e deduzioni ha alterato fortemente la proporzionalità iniziale del sistema. Per esempio, tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati hanno diritto a detrazioni “proporzionate al reddito annuo”.

Già in questa ultima frase è contenuta una contraddizione in termini: se un sistema è veramente proporzionale non ha bisogno di ulteriori sconti sulle tasse!

Un sistema a tasso fisso (la Flat Tax) comunque lo si giudichi, nelle nazioni in cui si applica o è stato applicato, è un sistema chiaro, comprensibile e facile da attuare.

Oggi a causa del confuso sistema IRPEF e il lunare sovrapporsi di deduzioni e detrazione una fetta importante di cittadini è esentata dal pagamento delle tasse. Si tratta di redditi bassi (o dichiarati come tali) e sicuramente si troverebbero a pagare tasse che oggi non pagano, questione comunque emendabile in sede di stesura della futura legge. Ad esempio: una imposta a tasso fisso con un solo gradino di ingresso (potrebbe essere il 24%) unito a interventi sulle famiglie legati a numero componenti, età degli stessi ed eventuali situazioni di non autosufficienza, potrebbe essere una ipotesi da valutare seriamente. In questo modo si limiterebbero le ingiustizie, e si aumenterebbe la disponibilità per spese e investimenti dei redditi più alti, e quindi favorire lo sviluppo delle imprese e delle attività economiche.

C’è però un elemento di partenza che andrebbe superato ponendolo come premessa alla discussione: eliminare la babele delle detrazioni e deduzioni; purtroppo, su questo tema, i governi che si sono succeduti a mia memoria hanno fallito. Ai posteri l’ardua sentenza…

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* dirigente Confartigianato Ferrara

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