La Conferenza episcopale dell’Uruguay: “eutanasia e suicidio assistito violano i più fondamentali dei diritti umani”

di Angelica La Rosa

IL DOCUMENTO DEI VESCOVI DELL’URUGUAY CONTRO L’EUTANASIA E IL “SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO

La Conferenza Episcopale dell’Uruguay (CEU), presieduta dal Vescovo di Salto mons. Arturo Fajardo, ha recentemente pubblicato un documento magisteriale per fornire criteri certi di analisi in merito al dibattito sull’eutanasia e sul suicidio assistito, in corso nel Paese sudamericano.

Diviso in tre parti e dotato di una efficace sintesi conclusiva in 9 punti, il testo contiene principi sia giuridici sia di carattere morale contro la “cultura della morte”, unitamente ad una attenta analisi degli articoli in merito contenuti nella Costituzione nazionale.

La Dichiarazione, che ha come titolo “Affrontare la fine della vita: un contributo al dibattito pubblico“, utilizza come principali fonti, oltre naturalmente al Catechismo della Chiesa Cattolica, la Lettera apostolica di san Giovanni Paolo II Salvifici Doloris (11 febbraio 1984), le due encicliche di Papa Wojtyla Veritatis Splendor (6 agosto 1993) ed Evangelium vitae (25 marzo 1995) e, infine, il documento emanato nel 2011 dalla Conferenza Episcopale Spagnola “Dichiarazione in occasione del disegno di legge che regola i diritti della persona nel processo finale della vita“.

Dopo aver definito l’eutanasia “un’azione o un’omissione che per sua natura e intenzione provoca la morte, al fine di eliminare ogni dolore“, nella prima parte del documento (In favore di una cultura della vita) la CEU parte dall’idea che “la vita di ogni persona è bella, unica, irripetibile e insostituibile“, perché il valore dell’esistenza di ogni persona prescinde dalla sua eventuale debolezza, sofferenza o caducità.

Ciò porta i vescovi a difendere la necessità di “accogliere, proteggere e accompagnare la persona nella fase finale della sua vita“, e con essa di approvare leggi che difendano sempre la dignità della persona, garantendone la cura, compresa quella delle palliative che, in Uruguay, “hanno acquisito grande sviluppo, anche se c’è ancora molto da fare“.

La seconda parte del documento presenta i criteri per il dibattito sociale in merito alle nuove proposte, ribadendo che l’eutanasia e il suicidio assistito sono eticamente inaccettabili, in quanto “reati gravissimi che violano il più fondamentale e basilare di tutti i diritti umani“.

I vescovi affermano quindi che, legalizzati, l’eutanasia e il suicidio medicalmente assistito implicano “cambiare il valore assoluto della vita umana e il suo carattere di diritto umano fondamentale indisponibile e inalienabile, contro la Costituzione e la Dichiarazione Universale dei diritti umani“.

Distinguendo l’ordine giuridico da quello morale e analizzando diversi articoli della Costituzione del Paese sudamericano, la CEU condanna il progetto di eutanasia presentato in Parlamento in quanto modificherebbe “la valutazione sociale del diritto principale: il diritto alla vita“. In definitiva, legalizzare il “suicidio compassionevole” e l’omicidio, con termini ambigui e basi così costituzionalmente fragili, equivarrebbe a spingersi molto avanti verso quel “pendio scivoloso” osservato in bioetica nella legislazione di altri Paesi occidentali.

La terza parte del documento propone come alternativa all’eutanasia e al suicidio una cultura dell’incontro e dell’amore, perché la vera compassione non può che fondarsi sul rispetto della dignità di ogni essere umano e sull’accoglienza del malato come persona che sta attraversando una situazione difficile. Al malato, aggiunge l’episcopato uruguaiano, occorre piuttosto trasmettere il sentimento di “quanto è preziosa la sua vita“, così come le cure e le medicine rispettose della sua dignità. In questo senso i vescovi ricordano allo stesso tempo che “la retta compassione non è ostinazione terapeutica“, ponendosi a favore di leggi che favoriscano l’accesso universale alla medicina palliativa e ad un sistema nazionale di cura.

Infine, la dichiarazione presenta una sintesi conclusiva, in 9 punti, che racchiude gli aspetti fondamentali affrontati in tutto il documento. I vescovi dell’Uruguay concludono invocando “la protezione dell’Altissimo affinché illumini i rappresentanti del Popolo per scegliere una legge alla luce della dignità della persona e dei diritti umani”.

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