“Non ci resta che vincere”: un film che prospetta amore alla vita e attenzione verso tutti

di Franco Olearo*

IL FILM CANDIDATO AGLI OSCAR NEL 2019 A SEGUITO DI UN CLAMOROSO SUCCESSO IN SPAGNA, INTERPRETATO DA “RAGAZZI NORMALI

Marco Montes, viceallenatore di una squadra di basket, si fa trascinare dai nervi, prima con il suo “superiore”, poi con alcuni agenti di polizia che lo fermano in stato di ebbrezza. Pur di evitare il carcere, Marco accetta di impegnarsi in un lavoro socialmente utile: dovrà allenare per tre mesi una squadra di basket molto particolare, costituita da disabili mentali. Marco evita di far conoscere la sua condanna agli amici e alla fidanzata Sonia dalla quale si allontana ma l’impresa di allenare questa strana squadra gli appare impossibile: nessuno fa quel che chiede; occorre tanta pazienza e lui non ce l’ha.

«Mamma, se continui a tormentarmi così, vado a dormire in albergo» risponde Marco che in quel momento difficile, ha scelto di dormire in casa della madre che però si preoccupa continuamente di controllare se il figlio ha bevuto. «Figliolo, non mi dire queste cose» gli risponde la madre con la mano sul cuore facendo gli occhi dolci. Ma poi cambia tono: «lo sai che poi mi illudo» ed esce seccata dalla camera.

Di battute di questo genere è costellato questo film grazie ad attori straordinari come Luisa Gavasa, la madre, appunto, e lo stesso protagonista, Javier Gutiérrez.

La particolarità di questo film non sta nella storia in sé (sappiamo già dall’inizio ci stiamo avviando verso il lieto fine). Lo sviluppo è tutto interiore: il racconto di una trasformazione progressiva non solo dei diversamente dotati ma di lui, il normodotato che ha anche lui tanti problemi, proprio di tipo psicologico. Marco è irascibile, di fronte alle difficoltà preferisce fuggire, non desidera avere figli perché ciò comporterebbe troppa responsabilità e per di più soffre di claustrofobia e non prende ascensori.  Il regista è stato bravo perché non racconta una favoletta edificante e zuccherosa ma si cala in una realtà concreta. Ecco una donna che allontana il figlio quando incontra questi handicappati, ritenendoli pericolosi; i componenti della squadra di basket non interpretano ruoli da disabili ma “sono” disabili. Lo stesso regista ha finito per rivedere più volte la sceneggiatura per inserire alcune sequenze, anche divertenti, che si sono sviluppate spontaneamente durante le riprese.

Alla fine la morale del film esce fuori ed è molto chiara: si è trattato di uno scambio di doni fra i ragazzi della squadra e Marco. I ragazzi hanno trovato in lui un padre e una persona che ha saputo valorizzarli, mentre Marco è uscito finalmente dal suo piccolo egoismo per aprirsi a un impegno più generoso nei confronti degli altri, inclusa la sua fidanzata. Il film ha avuto un successo clamoroso in Spagna (tre milioni di biglietti venduti) ed è stato candidato agli Oscar 2019 come miglior film straniero. Si tratta di performance che fanno riflettere. Com’era già accaduto per il film francese, Quasi amici, che raccontava divertendo la storia di un tetraplegico, il grande pubblico non trascura affatto film basati su buoni sentimenti ma li vuole proposti in una confezione serena e allegra, come dev’essere gioioso tutto ciò che prospetta amore alla vita e attenzione verso tutti. Il film è disponibile su Youtube (a pagamento).

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*redattore/editore del portale FamilyCinemaTv

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