A Como scherzi da prete… anzi da Arcivescovo!

di Diego Torre

QUO VADIS ECCLESIA?

Monsignor Mario Delpini è l’arcivescovo metropolita di Milano, ovvero della più grande diocesi cattolica d’Europa. Laurea in lettere classiche, licenza in teologia, diploma in Scienze teologiche e patristiche. Già rettore di seminario, docente in diversi istituti, vescovo ausiliario di Milano. Insomma: tutt’altro che un ignorante o uno stupido. Nel 2017 papa Francesco lo destina alla guida della metropoli lombarda e poco dopo viene eletto presidente della conferenza episcopale di quella regione.

Mercoledì scorso al termine di una liturgia, celebrata, per la prima volta da cardinale, da mons. Cantoni, vescovo di Como (diocesi peraltro suffraganea di quella ambrosiana), Delpini ha rivolto a nome della delegazione dei vescovi presenti un saluto, quantomeno inusuale, al neo porporato.

«Ci sono state delle persone un pò sfacciate che si sono domandate perché il papa non abbia scelto il metropolita (cioè Delpini stesso, ndr) per fare il cardinale e abbia scelto invece il vescovo di Como. Ora io credo che ci siano delle buone ragioni per questo. Naturalmente interpretare il pensiero del Santo Padre è sempre un po’ difficile perché forse vi ricordate quell’espressione altissima di una sapienza antica che diceva che tre sono le cose che neanche il Padreterno sa: una è quante siano le congregazioni delle suore, l’altra è quanti soldi abbia non so quale comunità di religiosi e la terza è che cosa pensino i gesuiti. Ma in questa scelta mi pare si riveli chiaramente la sapienza del Santo Padre». 

E poi ha incalzato: «Perché ha scelto il vescovo di Como per essere un suo particolare consigliere? Io ho trovato almeno tre ragioni. La prima è che il papa deve aver pensato che l’arcivescovo di Milano ha già tanto da fare, è sovraccarico di lavoro, e quindi ha detto ‘bisogna che lavori un po’ anche il vescovo di Como e quindi ha pensato di dare un po’ di lavoro anche a te. La seconda ragione è che probabilmente il Papa ha pensato ‘quei bauscia di Milano non sanno neanche dov’è Roma, quindi è meglio che non li coinvolga troppo nel governo della Chiesa universale’. E forse c’è anche un terzo motivo. Se mi ricordo bene, il papa è tifoso del River, che non ha mai vinto niente, e forse ha pensato che quelli di Como potrebbero essere un po’ in sintonia perché si sa che lo scudetto è a Milano».  E tutto questo fra le risate e gli applausi dei 16 vescovi presenti.

In un refettorio, presenti i soli vescovi, queste parole potevano suonare come uno scherzo “pesante”, ma in pubblico suonano quantomeno pesantissimo. Le decisioni del Papa sono incomprensibili perché gesuita? Egli pensa che i milanesi siano bauscia? Il vescovo di Como è uno sfaccendato? Il vescovo di Milano lavora troppo e meritava per questo la porpora? Questo è ciò che capisce l’uomo della strada.

Il discorso si è concluso con un’ultima battuta: “se per caso Roma ti chiede di lavorare troppo, secondo me tu potresti cedermi qualche valle di quella tua diocesi che ti risparmia un po’ di lavoro”. Il sarcasmo è palese e quel po’ di incenso che apriva il discorso non può nasconderlo. Dalle mie parti si dice che i discorsi più seri si fanno scherzando-scherzando. Che Delpini abbia lontane ascendenze siciliane?

Ha commentato sui social don Marco Pozza, intervistatore di Papa Francesco, che di dichiarazioni improvvide se ne intende: “Un arcivescovo, quello di Milano, che sbeffeggia in pubblico il Papa e un confratello perché la sua sede è ancora senza porpora era un qualcosa che ancora ci mancava alla collezione”.

Noi taceremmo volentieri, per amor di Chiesa, su quanto avvenuto, ma il web è stracolmo del relativo video, i giornali dei relativi articoli  e, se scandalo c’è stato, non siamo certo noi ad averlo dato. Insieme alle tante altre “stranezze”, teologiche o liturgiche, che vediamo frequentemente, anche questa ci fa salire alle labbra un gemito: Quo Vadis Ecclesia?

 

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Quo vadis? Chiedetelo a Bergoglio, che di stranezze, per essere benevoli, ne ha fatte a iosa.
Strano è che siano così in pochi a criticarlo a viso aperto…
Tobia