Gorbaciov, l’ultimo dei dittatori comunisti e il grande sconfitto della guerra fredda

di Pietro Licciardi

CONTRARIAMENTE ALLA VULGATA CONFEZIONATA IN OCCIDENTE MIKAIL GORBACIOV (1931-2022) CERCO’ DI PERPETUARE IL REGIME COMUNISTA

Il 30 agosto è morto all’età di 91 anni Mikail Gorbachev (traslitterato anche come Gorbaciov), l’ultimo leader dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), passato alla storia per essere stato l’artefice della fine della guerra fredda, la contrapposizione tra il blocco comunista e quello occidentale e, per questo, insignito con il premio Nobel per la pace nel 1990.

Considerato da alcuni come una specie di cavaliere alato, che con la perestroika (ristrutturazione) e la glasnost (trasparenza) accompagnò il marcescente regime sovietico verso quelle riforme che ne avrebbero poi favorito l’apertura e la successiva fine, da altri è considerato una sorta di traditore e “becchino” della “gloriosa” Urss.

In realtà Gorbaciov non fu né l’uno, né l’altro. Le sue aperture e l’ammorbidimento della morsa da parte del regime da lui promossa dovevano infatti servire a perpetuare il potere della nomenklatura sulla società sovietica e anche gli slogan da lui coniati si rivelarono falsi. Lo si vide in occasione della esplosione avvenuta nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, che il regime, a dispetto della sbandierata glasnost, cercò prima di nascondere, poi di minimizzare, tanto che il primo maggio 1986 nelle zone contaminate si svolsero regolarmente le consuete parate.

L’unico suo merito probabilmente fu di aver correttamente capito lo spirito del tempo e che occorreva una effettiva distensione con l’Occidente democratico e capitalista ma ormai era troppo tardi. Il comunismo aveva perso ogni credibilità sia nell’Unione sovietica che nei paesi satelliti. Forse il vero segnale che i tempi erano maturi per il definitivo crollo furono le proteste nel 1980 degli operai polacchi dei cantieri navali di Danzica, che anziché finire represse nel sangue come avvenuto puntualmente fino a quel momento, si conclusero con una almeno apparente resa del regime dopo la mobilitazione pacifica di una intera nazione che chiedeva non solo pane ma soprattutto libertà.

Gorbaciov possiamo quindi considerarlo non un democratico ma l’ultimo dei dittatori comunisti, più preoccupato di salvare e perpetuare il regime che di riformarlo.

I veri artefici della fine della Guerra fredda e, indirettamente, dell’Urss furono semmai Ronald Reagan e Giovanni Paolo II. Il primo trascinando i sovietici in una corsa al riarmo – dopo la decisione americana di dotarsi di uno scudo antimissile – rivelatasi insostenibile per la già disastrata economia socialista, il secondo spendendosi oltremisura per sostenere le proteste dei polacchi, i quali poterono dimostrare a tutti i proletari oppressi oltre la “cortina di ferro”, che i tempi erano maturi per opporsi con successo al regime comunista.

Insomma, quello di Gorbaciov fu un felice fallimento politico. Egli involontariamente attivò un meccanismo di demolizione controllata del comunismo in Europa Orientale e provocò inconsapevolmente la dissoluzione dell’Unione Sovietica. In fondo sarebbe più corretto passasse alla storia come il grande sconfitto della Guerra fredda.

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