In Siria più morti che in Ucraina, ma a chi interessa?

di Pietro Licciardi

PER I PROFESSIONISTI DELLA INDIGNAZIONE E DELLA SOLIDARIETA’ CI SONO GUERRE DI SERIE A E SERIE B. LA SIRIA E’ STATA RETROCESSA IN C

Dopo mesi di martellante propaganda mediatica e di mobilitazioni in favore degli ucraini, anche il conflitto est europeo è passato in secondo piano, sopravanzato dal nostro poco interessante teatrino politico-elettorale. Eppure si tratta di una guerra che cambierà in profondità gli equilibri mondiali e che avrà conseguenze pesanti su tutti noi. Ciò la dice lunga sul cinismo dei padroni della cosiddetta informazione e sul potere che i media hanno sulla nostra vita, che si illude di essere libera in una società “democratica”. E se della guerra in Ucraina, che ha fatto più vittime tra i russi di dieci anni di occupazione dell’Afghanistan e quasi cancellato una generazione di giovani ucraini, si è già cominciato a parlare poco, figuriamoci del Medio Oriente, altro teatro di conflitti in procinto di esplodere o solo momentaneamente sospesi.

Del Libano noi non ci siamo dimenticati ma non vogliamo che l’attenzione cali neppure nei confronti della Siria, in guerra da ben undici anni e sacrificata sul tavolo di un ignobile Risiko giocato sulla pelle di milioni di innocenti, compresa una significativa minoranza cristiana. Un conflitto che poteva essere evitato e che, come in Afghanistan, è stato combattuto per niente dopo essere costato centinaia di migliaia di morti e milioni di dollari.

Ad oggi sono 500.000 i siriani morti e centinaia di migliaia i feriti e amputati; cinque milioni di persone si sono rifugiate nei Paesi circostanti; un milione sono emigrati in Occidente. Otto milioni sono invece quelli che troppo poveri per scappare oltreconfine sono sfollati all’interno del Paese dopo aver abbandonato le loro abitazioni. In Siria ormai da diversi anni non ci sono quasi combattimenti ma non c’è ancora la pace e questo impedisce la ricostruzione e la riconciliazione. Una situazione apparentemente congelata in cui però si continua a seminare instabilità e tensioni; si pensi alle mire di Ankara che vuole annettere la riva sinistra dell’Eufrate fino a Mosul, una striscia di terreno lunga circa 500 chilometri e larga trenta, o al tentativo curdo di ritagliarsi un territorio indipendente a spese dei siriani.

Intanto la situazione economica in Siria è catastrofica. L’82% della popolazione vive sotto la soglia di povertà; il 60% è denutrita; il tasso di disoccupazione è impressionante. Come in Libano l’inflazione sta galoppando e la maggior parte delle famiglie non riesce a sopravvivere. La valuta siriana ha perso il 90% del suo valore causando un aumento quotidiano dei prezzi aggravando la povertà: pane, benzina, elettricità e molti altri prodotti essenziali sono razionati. Ancor più tragico il fatto che a causa della guerra, la Siria ha perso la sua élite: accademici, ingegneri, informatici e medici, che si sono formati gratuitamente nelle università siriane e che avrebbero potuto partecipare alla ricostruzione del Paese.

Mentre secondo il Kiel Institute for the World Economy dal 24 febbraio al maggio 2022, sono stati bruciati 64,6 miliardi di dollari per sostenere il governo Zelensky nessun aiuto è stato stanziato per la Siria alla quale basterebbe molto, ma molto meno per frenare la catastrofe umanitaria che si sta consumando. E mentre l’Europa si è già impegnata per la ricostruzione dell’Ucraina la Siria è abbandonata a sé stessa.

Del martoriato Paese si è ricordato solo Papa Francesco, che ad agosto ha invitato a pregare per i coraggiosi che cercano di rimettere in piedi qualche attività economica e per le organizzazioni caritative cristiane che continuano a mandare aiuti a coloro che, sul posto, fanno quello che possono per salvare vite e il futuro della nazione.

Ricevendo ieri i partecipanti all’iniziativa “Ospedali Aperti”, impegnata a sostenere i tre nosocomi cattolici operanti nel Paese mediorientale, il Santo Padre ha ricordato «il numero imprecisato di morti e feriti, le distruzioni di interi quartieri e villaggi, e delle principali infrastrutture» provocati da dodici anni di conflitto in Siria. Evidentemente per i professionisti della indignazione e della solidarietà che hanno ignorato anche questo ultimo appello del Pontefice ci sono tragedie e morti di serie A e di serie B. Forse la Siria e i siriani sono stati retrocessi alla serie C.

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