La Madonna di Pancole: la Vergine sfregiata

La Madonna di Pancole: la Vergine sfregiata

di Rachele Parrinello e Giada Maria Montalto

L’ITALIA È DISSEMINATA DI LUOGHI DELLO SPIRITO. OGGI “VISITIAMO” IL SANTUARIO DI PANCOLE (SAN GIMIGNANO) DOVE LA MADONNA HA DIMOSTRATO DI NON ABBANDONARE MAI I SUOI FIGLI

A pochi chilometri da San Gimignano (SI), lungo un tratto della Via Francigena, immerso nel magnifico paesaggio delle colline della Valdelsa, si trova il Santuario di Pancole, dove da oltre 4 secoli, migliaia di fedeli si rivolgono alla Madonna della Divina Provvidenza per ottenere grazie.

Nello luogo dove adesso sorge il Santuario Mariano c’era un’edicola sulla quale Pier Francesco Fiorentino affrescò (tra il 1475 e il 1499) l’immagine della Vergine Maria allattante il Bambino Gesù. Col passare del tempo, però, quell’edicola, trascurata dalla gente del posto, subì danni tali da vedere il tetto franato e, ricoperta da rovi ed edera, scomparve alla vista di tutti. Nessuno sembrava più ricordarsi della vecchia edicola, come se non fosse mai esistita. Ma come dice la Sacra Scrittura: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Isaia 49,15). Anche una madre può dimenticarsi del proprio bambino, anche il più caro degli amici può non ricordarsi del suo compagno, anche un marito può trascurare la propria moglie … Dio no! E anche se l’uomo, misera e povera creatura, si dovesse dimenticare del suo Creatore, il Suo Dio e Padre non si dimenticherà mai di lui; d’altronde, per l’uomo, il fatto stesso di esistere -con tutto ciò che questo comporta- sta a significare che è Dio a mantenerlo nell’essere.

Nella seconda metà del XVII secolo, tutta la Valdelsa conobbe un periodo di miseria e carestia dovuto alla siccità e la gente era disperata, non sapeva più che fare. Può mai la Vergine Maria non soccorrere i suoi, ingrati, figlioli? Si racconta, infatti, che nei primi giorni di aprile del 1668 Bartolomea Ghini, una pastorella sordomuta dalla nascita, fosse particolarmente triste per la propria condizione di povertà e portando il gregge al pascolo fu colta da disperazione, tanto che pianse a dirotto. A quel punto le apparve una bellissima Signora che le chiese il motivo di tanta tristezza. Quando Bartolomea rispose, la Signora la rassicurò maternamente dicendole di andare a casa poiché lì avrebbe trovato la dispensa piena di pane, l’oliera piena d’olio e la cantina piena di vino. A quel punto Bartolomea si rese conto di aver parlato e scappò a casa chiamando a squarciagola i genitori, anch’essi stupefatti di sentire la figlia e di trovare la dispensa piena di viveri.

La Madonna aveva già fatto due miracoli e tutti i paesani, stupefatti per l’accaduto, vollero andare nel luogo dove la ragazza diceva di aver visto la misteriosa Signora, ma trovarono soltanto un cumulo di rovi. Il padre di Bartolomea volle ringraziare la Madonna operandosi per la bonifica del posto, pieno di rovi e sterpaglie e mentre disboscava, si accorse di un muro diroccato, la cui parte interna riportava un affresco della Santa Vergine Maria nell’atto dolce e sublime di allattare il Divin Figlio. Nella frenesia di liberare l’immagine dai rovi, un colpo maldestro sfregiò il volto della Vergine, la quale emise un lamento e il segno è tuttora visibile.  Da quel momento venne costruito il Santuario dedicato a Maria, che divenne da subito meta di molti pellegrini e le pareti del Santuario si coprirono, con gli anni, di ex-voto. Grazie a tanta collaborazione la chiesa fu eretta e consacrata in soli due anni (i lavori finirono nel 1670). Il 2 Maggio ricorre l’anniversario dell’apparizione, ma l’8 settembre, si festeggia quello dell’elevazione della Chiesa alla dignità di Santuario diocesano col titolo di “Madre della Divina Provvidenza”, avvenuta nel 1923.

Un avvenimento molto importante è accaduto il 14 luglio 1944, quando i tedeschi, durante la Seconda guerra mondiale, in ritirata, minarono il Santuario che fu quasi completamente distrutto: si salvò solo la parete dell’altare dove ancora oggi è posta l’immagine sacra. La Madonna ha dimostrato ancora una volta il suo “stabat”: nella croce, nella carestia, nella guerra. Ella non dimentica e non abbandona nessuno dei suoi figli, ma fino alla fine tenta con tutte le sue forze di intercedere e di salvare la loro misera ma preziosa anima.

Dal 12 ottobre 1997 il Santuario è affidato all’Istituto dei “Servi del Cuore Immacolato di Maria” che, con premura e attenzione, rendono ancor unico questo luogo, facendone gustare la presenza di Dio e della Vergine Santa attraverso il loro servizio.

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