Giornata internazionale contro gli sprechi alimentari: mangiare bene è un diritto e un dovere di tutti

di Don Gian Maria Comolli*

SI CELEBRA OGGI LA III “GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA CONSAPEVOLEZZA SUGLI SPRECHI E LE PERDITE ALIMENTARI”, ISTITUITA NEL 2019 DALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

L’odierna Giornata Internazionale della consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, istituita il 19 dicembre 2019 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione n. 74/209, ci offre l’occasione per riflettere su un paradosso, che riguarda in particolare il nostro Paese. In Italia, infatti, ci troviamo di fronte a sei milioni di persone in stato di “povertà assoluta”, che non possono cioè permettersi pasti regolari avendo perso il lavoro o avendo un reddito insufficiente per far fronte alle esigenze famigliari ma, allo stesso tempo, generiamo un assurdo spreco alimentare che, nell’ultimo Rapporto di una associazione specializzata come Waste Watcher International Observatory (Osservatorio internazionale sulla sostenibilità e contro gli sprechi alimentari), è stato quantificato in 1.866.000 tonnellate di cibo buttato ogni anno corrispondente a 7 miliardi di euro.

Come sappiamo, la pandemia prima e la crisi energetica poi, hanno fatto accrescere non di poco questi disagiati. Una chiara conferma di ciò proviene dal Banco Alimentare, dalle Caritas, dalle Associazioni benefiche, dalle Mense per i poveri e dai Servizi Sociali comunali che, ormai da alcuni anni, ricevono ogni giorno nuove richieste di pasti cotti o di pacchi con alimenti da parte di cittadini italiani.

Secondo i dati della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (conosciuta anche come Fondazione BCFN), ogni italiano spreca ogni anno ben 65 kg. di cibo. Molteplici i soggetti coinvolti in questa situazione, dalle famiglie nell’ambito delle quali si verifica il maggior sperpero per vistose disattenzioni e negligenze, agli enti di ristorazione ospedaliera, aziendale e scolastica, alle grandi catene di supermercati non dimenticando i ristoranti. In ogni locale, infatti, secondo l’indagine “Metronomo” sullo spreco alimentare nella ristorazione condotta da Metro Italia in collaborazione con Bocconi Green Economy Observatory, nel settembre 2019, sono stati buttati settimanalmente tra i due e i cinque sacchi di alimenti da 220 litri.

Lo spreco di cibo assume, ovviamente, una dimensione societaria e morale ricadendo sui più poveri ma anche provocando fenomeni dannosi per il creato. Papa Francesco, più volte, ha trattato l’argomento definendo lo spreco alimentare uno dei segnali più nefasti della “cultura dello scarto”.

«Scartare cibo – ha affermato il Santo Padre – significa scartare persone. E oggi è scandaloso non accorgersi di quanto il cibo sia un bene prezioso e di come tanto bene vada a finire male» (Discorso del 18 maggio 2019 alla Federazione europea dei Banchi alimentari).

Nella sua visione universale, particolarmente nell’Enciclica Laudato si’ (24 maggio 2015), il Pontefice ha anche criticato la manipolazione di alcune correnti ecologiste che vorrebbero risolvere il problema della salvaguardia del creato riducendo le nascite. Se dai dati italiani allarghiamo lo sguardo alla situazione alimentare dei Paesi industrializzati, ci accorgiamo dell’errata impostazione del problema. Nel mondo occidentale, infatti, i molti che patiscono il flagello della “povertà assoluta” lo subiscono non certo per la mancanza di risorse ma per lo spreco e l’egoistica e cattiva distribuzione dei beni. Ma il cibo sprecato, insegna Papa Francesco nella sequela dei Padri e dei Dottori della Chiesa, è un furto alla mensa dei poveri.

La FAO stima che ogni anno un terzo della produzione mondiale di cibo (pari a 1,3 miliardi di tonnellate) finisce nella spazzatura soprattutto nelle fasi finali di consumo, di trasformazione e di distribuzione provocando malnutrizione a circa un miliardo di persone.

Di conseguenza, questo inaccettabile problema ci interpella tutti innanzitutto prendendo coscienza dell’entità del fenomeno e, quindi, cercando di acquisire, nell’ottica della solidarietà e dell’equa distribuzione dei beni, un’educazione alimentare anti-spreco. Sarebbero forse utili degli strumenti normativi che, da un lato facciano evitare lo sperpero del cibo nelle sue varie declinazioni e, dall’altro favoriscano sinergie tra soggetti produttori di cibi e servizi sociali ed enti di volontariato per la distribuzione di prodotti commestibili.

Infine, andrebbe diffusa una cultura che faccia percepire il cibo come “risorsa preziosa”, risultando di conseguenza indecente e immorale gettarlo con la facilità odierna. Mangiare bene, infatti, dovrebbe essere un diritto e un dovere di tutti.

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*sacerdote ambrosiano, collaboratore dell’Ufficio della Pastorale della Salute dell’arcidiocesi di Milano e segretario della Consulta per la Pastorale della Salute della Regione Lombardia. Cura il blogwww.gianmariacomolli.it.

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