La pace: una causa troppo nobile per lasciarla al pacifismo ideologico

La pace: una causa troppo nobile per lasciarla al pacifismo ideologico

di Pietro Licciardi

PER IGNORANZA O PER SCARSA DOTTRINA NON POCHI CRISTIANI FINISCONOPER CONFONDERE IL VERO DESIDERIO DI PACE CON L’IDEOLOGIA PACIFISTA…

Ogni volta che cominciano a soffiare venti di guerra non manca chi nella Chiesa comincia a invocare la pace, senza se e senza ma. Spesso però o per ignoranza e per scarsa dottrina si finisce per confondere il vero desiderio di pace con il pacifismo ideologico, che con la pace ha ben poco a che fare. Non fa eccezione l’attuale frangente in cui il conflitto in Ucraina è giungo fin quasi nel cuore dell’Europa. Ci sembra quindi l’occasione buona questa per mettere qualche puntino sulle i.

Innanzitutto per un cattolico la pace non è un valore assoluto e l’unica posizione accettabile ma deve soddisfare alcune condizioni. E’ vero che essa è un imperativo divino: Vi lascio la pace, vi do la mia pace (Giov. 14, 27). Ma è altrettanto vero che Gesù non ci ha donato una pace qualunque ma la Sua pace, che – si legge sempre nel Vangelo di Giovanni – non è come quella che dà il mondo.

La pace dei cattolici è prima di tutto la pace dell’anima, propria di chi essendosi liberato dal peccato è riconciliato con Dio, compie i Suoi precetti e osserva la Sua parola; ovvero ristabilisce un ordine interiore che poi si proietta all’esterno dell’uomo, nelle relazioni familiari, sociali e su, su fino nella vita delle nazioni. Ne dà una bella definizione sant’Agostino nel De Civitate Dei (19,13) che possiamo così riassumere: la pace è tranquillità nell’ordine. Quando uno dei due elementi – tranquillità o ordine – mancano non possiamo parlare di pace.

In Italia apparentemente c’è pace, non essendo impegnata in alcun teatro di guerra, a parte ovviamente alcune operazioni internazionali almeno nominalmente svolte per prevenire conflitti, ma non essendoci nella società ordine e tranquillità si tratta di una pace apparente, e infatti i morti si contano a decine di migliaia ogni anno: uccisi dalla droga, dall’aborto, a causa di omicidi… Una società infatti è ordinata nella misura in cui tutte le istituzioni, le leggi, la cultura, i costumi e via dicendo, sono disposti secondo la legge naturale e orientati per la gloria di Dio, fine ultimo di qualsiasi società umana, spirituale o temporale.

Vogliamo la pace? Combattiamo le cause della guerra, cioè il male e il peccato, che sono la causa dell’attuale disordine che regna sovrano in tutto l’Occidente. In altre parole: stabiliamo la giustizia, la pace ci sarà data in sovrappiù. Così san Giovanni Paolo II commentò la preghiera di San Francesco: «Gesù stesso si è fatto strumento, di Dio, della nostra redenzione, della nostra salvezza eterna. […] Noi non siamo pacifisti, non vogliamo la pace ad ogni costo. Una pace giusta. Pace e giustizia. La pace è sempre opera della giustizia: Opus iustitiae pax» (L’Osservatore Romano, 18-19 febbraio 1991, p. 5).

Ecco quindi smascherato il più grande limite dell’ideologia pacifista, che vuole la cessazione di ogni conflitto senza minimamente porsi il problema del peccato. Errore nel quale la Chiesa in passato – oggi purtroppo anche in essa, attraverso certe sue espressioni, sono penetrati i fumi delle ideologie – ha evitato di cadere non essendosi lasciata illudere da esagerati sentimentalismi. «La pace è un gran bene, anzi il più gran bene terreno dell’umanità, al cui mantenimento deve essere ordinata la vita sociale. Non è però un bene da mantenersi ad ogni costo col sacrificio della giustizia e del diritto, che vanno piuttosto protetti e difesi. (…) La dottrina cattolica è pacifica ma non pacifista, umana ma non umanitaria» (Enciclopedia Cattolica).

E infatti l’uso della forza per conservare o ristabilire l’ordine della pace nella giustizia non è contraria agli insegnamenti del Vangelo, cosa nota persino ai primi cristiani. Infatti nessun atto del Magistero proibì loro il servizio militare nel corso dei primi secoli. Al contrario, è risaputo che in questo periodo storico molti cristiani servirono come ufficiali o soldati nelle legioni romane, senza che la Chiesa rivolgesse loro nessun rimprovero. Anzi, molti furono canonizzati. Un caso tipico è quello di S. Sebastiano, comandante della prima coorte, corpo di élite dell’esercito imperiale, sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. Consigliabile a tal proposito la lettura del libro di Rino Cammilleri I santi militari zeppo di cattolici il cui mestiere di soldato non ha impedito di condurre una vita esemplare.

Con Sant’Agostino la Chiesa arriverà anche a definire il concetto di guerra giusta, ovvero un male al quale talvolta è necessario ricorrere per riparare le ingiustizie e per ristabilire l’ordine della pace turbato dai cattivi: «Si suole definire giuste le guerre che vendicano delle ingiustizie: e cioè nel caso che si tratti di debellare un popolo o una città che hanno trascurato di punire le malefatte dei loro sudditi, o di rendere ciò che era stato tolto ingiustamente».

La guerra considerata in sé stessa, in quanto uso della forza, non è quindi né intrinsecamente buona né intrinsecamente cattiva, ma indifferente. Diventa buona o cattiva, giusta o ingiusta, secondo i fini che si propone di conseguire. San Tommaso giunse a codificare le condizioni di una guerra giusta, la quale deve essere proclamata dall’autorità competente, essere dichiarata per una causa giusta, cioè «una colpa da parte di coloro contro cui si fa la guerra», e che l’intenzione di chi combatte sia retta, cioè «che si miri a promuovere il bene e a evitare il male». Per Tommaso inoltre «Presso i veri adoratori di Dio sono pacifiche anche le guerre, le quali non si fanno per cupidigia o per crudeltà, ma per amore della pace, ossia per reprimere i malvagi e per soccorrere i buoni».

Il più recente Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2258 e ss.) riafferma la dottrina tradizionale circa la liceità della guerra giusta, ammonendo che si deve «considerare con rigore le strette condizioni che la giustificano». Alle classiche condizioni esposte da S. Tommaso, il Catechismo aggiunge: «Che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo».

Confidiamo con questo breve articolo di aver contribuito almeno a chiarire un po’ le idee a qualcuno perché rimane oggi drammaticamente vero quanto diceva il pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira: «la pace, una causa troppo bella, troppo giusta e troppo nobile per essere lasciata nelle mani dei pacifisti».

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Ma anche provocare molti più morti in nome della giustizia non credo sia giusto: in fondo alle persone comuni interessa più vivere che essere in un territorio appartenente a uno o all’altro dei caporioni mondiali.