La carenza della sete di verità nell’uomo contemporaneo

La carenza della sete di verità nell’uomo contemporaneo

di Nicola Sajeva

SCONFITTA DOPO SCONFITTA, VIENE FUORI CON ARROGANZA UNA CULTURA DOVE È LECITO CIÒ CHE È CONVENIENTE E DOVE LA VISIONE DELLO SPLENDORE DELLA VERITÀ VIENE RESA ALQUANTO DIFFICOLTOSA

Nel DNA dell’uomo contemporaneo si incomincia ad avvertire una preoccupante carenza della sete di verità. Indirizzare l’animo umano verso cose grandi, puntare a far sbocciare nel cuore dell’uomo progetti di elevazione culturale, indirizzare le antenne dei nostri interessi per captare, nell’infinito panorama della ricerca, punti di riferimento utili: questi, da sempre, sono stati gli orientamenti che hanno regalato all’umanità le conquiste necessarie per il cammino della civiltà.

Le bugie hanno le gambe corte” e “la verità viene sempre a galla”: due espressioni che, fino a ieri, sinergicamente dialogavano per dare a tutti indicazioni di base su cui impostare stili di vita in grado di creare atmosfere di autenticità e rigetto di tutti gli atteggiamenti di sfiducia, falsità, ipocrisia nei rapporti interpersonali. La vastità di un tema così importante e la complessità degli argomenti che possono fare riferimento al concetto di verità, mi creano imbarazzo e indecisione di approccio.

Come un povero che ha trovato un diamante e non riesce a calcolarne il valore, pur stordito da tanta bellezza, mi concederò la gioia di ammirarlo e di trasmettere agli eventuali lettori qualche scintilla della sua luce.

A tutte le nostre intuizioni, anche le più modeste, deve essere concesso il diritto della libertà e della ricerca del fiore da fecondare. La sete rappresenta fisicamente un bisogno profondo, una necessità non rinviabile, una ricerca di fonti disponibili a spegnerla. La sete della verità, pur partendo dai concetti sopra espressi, li supera e mostra l’urgente bisogno di raggiungere le fresche atmosfere spirituali.

L’uomo che non riesce ad avvertire questa sete va prendendo posto in quel campionario umano contemporaneo e va a comporre quella massa variegata per censo e cultura che, viaggiando sul medesimo carrozzone, non disdegna di imboccare le comode strade della falsità, del compromesso, dell’assuefazione, del “vivi e lascia vivere”, della scelta definitiva di non porsi alcun problema che non sia quello di sbarcare il lunario o fare (e questa è la risposta di un giovane intervistato sulle finalità della sua esistenza) “collezione di giorni”.

Tutto questo limita la nostra realizzazione e inibisce la germinazione della nostra personalità. Ogni avvenimento politico, sportivo, di cronaca spicciola, ci viene presentato dopo essere stato sottoposto al setaccio delle convinzioni politiche del redattore di turno, al più accurato dei fotomontaggi, al particolare ritocco per renderlo appetibile alla morbosa curiosità dei destinatari. La verità si ritrova a mercanteggiare e purtroppo, vista l’aria che tira, ne esce quasi sempre malconcia.

Sconfitta dopo sconfitta, viene fuori con arroganza una cultura dove è lecito ciò che è conveniente e dove la visione dello splendore della verità viene resa alquanto difficoltosa. I depositi bituminosi a cui abbiamo accennato rendono problematico il venire a galla della verità; le gambe delle bugie raggiungono ormai le proporzioni dei trampoli dei pagliacci da circo.

Tutto è perduto? No! E’ tempo di darci una scossa; è tempo di trasformare la sete che la calura di questi giorni ci procura in sete di verità; è tempo di seminare voglia di verità nelle aule scolastiche che si preparano ad accogliere le speranze del domani; è tempo, se volete, di metterci accanto alla samaritana e ascoltare il suo stupendo dialogo con il Giudeo che “stanco per il viaggio, stava con semplicità seduto sul pozzo” (Gv 4,6).

Ogni sorgente, offrendoci ristoro, non chiede la nostra carta di identità, non fa indagini sulle nostre convinzioni politiche o religiose, non esige i dettagli della nostra dichiarazione dei redditi. A tutti è data la possibilità di attingere liberamente; a tutti quel Giudeo pur stanco per il viaggio è pronto a dire: “Chi beve l’acqua che io gli darò non avrà sete in eterno: l’acqua che io gli darò diverrà in lui fonte d’acqua zampillante per la vita eterna” (Gv 4,14). Dietro ogni sete di verità c’è, quasi sempre, sete di Dio.

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